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Siviero contro Hitler, un affascinante 007 italiano a servizio dell’arte


Rodolfo Siviero (1911-1983), 007 ed esperto d’arte, ha contribuito alla salvezza e al recupero di molte opere rubate dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale. In un montaggio incrociato, il libro Siviero contro Hitler presenta da un lato le ambizioni monumentali di esproprio dei nazisti (tra le funeree grandezze del Carinhall di Göring e il progettato Museo Hitler di Linz), dall’altro le avventure, in parte coperte dal segreto ufficiale, di questo 007 dell’Arte e il suo contributo alla salvaguardia del nostro patrimonio artistico.

Il libro esce a ridosso del film The Monuments Men, scritto, diretto e interpretato da George Clooney e basato sull’omonimo romanzo di Robert M. Edsel (2009), che racconta la storia di un gruppo di storici dell’arte e curatori di musei riuniti per recuperare importanti opere d’arte rubate dai nazisti, prima che vengano distrutte.

L’autore è Luca Scarlini (1966). Saggista, drammaturgo, storyteller in scena, si occupa del racconto delle arti, collabora con teatri, festival, musei e mostre, in Italia e all’estero. Tra i suoi libri recenti: Sacre sfilate (Guanda), Lustrini per il regno dei cieli (Bollati Boringhieri), Un paese in ginocchio (Guanda), La sindrome di Michael Jackson (Bompiani), Andy Warhol superstar(Johan & Levi).

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Rodolfo Siviero nasce a Guardistallo, in provincia di Pisa il 24 dicembre 1911. E’ figlio di un sottoufficiale dei carabinieri, che nel 1924 si trasferisce a Firenze con la famiglia. Qui Rodolfo si forma culturalmente, frequentando gli ambienti artistici-letterari e coltivando ambizioni poetiche e di critico d’arte. Nel 1936 pubblica la raccolta di poesie ‘La selva oscura’, nella cui introduzione troviamo già espresso uno dei suoi più radicati convincimenti, quello dello stretto legame tra l’arte moderna e l’arte antica in una linea ininterrotta che unisce Michelangelo a De Chirico e Picasso.

Già fin dal 1934 Siviero aveva iniziato il suo lavoro di agente segreto, entrando a far parte del Servizio Informazioni Militari italiano per raccogliere informazioni sui progetti nazisti di invasione dell’Austria. Nel 1937, sotto la copertura di una borsa di studio in storia dell’arte, si trasferisce in Germania dove rimane per un anno. L’adesione giovanile al fascismo da parte di Siviero, come quella di molti suoi coetanei, si fonda sulla fiducia che il regime possa rivoluzionare il paese migliorandolo. Complesso e per molti versi poco noto è il passaggio da queste posizioni a quelle opposte. L’avversione al nazismo, che traspare fin dall’inizio nelle pagine del suo diario, si inasprisce dopo l’introduzione delle cosiddette ‘Leggi razziali’, da lui sentite come un affronto alla tradizione culturale italiana.
Nei primi anni del secondo conflitto mondiale, l’avversione di Siviero per il nazi-fascismo è alimentata dalla sua contrarietà di fronte al flusso di opere d’arte che i gerarchi nazisti, con la compiacenza del governo fascista, esportavano illegalmente dall’Italia per arricchire le loro collezioni. Con l’occupazione tedesca seguita all’armistizio dell’8 settembre 1943, il trafugamento d’opere verso la Germania diventa una vera e propria razzia. Il ‘Kunstschutz’, il corpo militare tedesco che avrebbe dovuto proteggere le opere d’arte, con la scusa del pericolo dei bombardamenti, comincia a requisire le opere d’arte italiane e a trasportarle verso la Germania.

Dopo l’ 8 settembre Rodolfo Siviero si schiera decisamente con le forze antifasciste. La sua attività di agente segreto continua ora in collaborazione con il Comando Militare Alleato. Divenuto punto di riferimento dell’intelligence inglese a Firenze, Siviero tiene i contatti e collabora con i partigiani. Nell’ambito della sua attività di informatore Siviero si adopera anche per prevenire le razzie naziste di opere d’arte e segnala ai servizi segreti alleati i trasferimenti dei capolavori verso la Germania. In questo periodo la palazzina sul Lungarno Serristori di proprietà dello storico dell’arte di religione ebraica Giorgio Castelfranco, oggi conosciuta come Casa Siviero, funge da centrale operativa dei partigiani impegnati contro le operazioni del Kunstschutz. Sospettato dalle milizie fasciste di Mario Carità, dall’aprile al giugno 1944 Siviero viene imprigionato e torturato nella cosiddetta Villa Triste di via Bolognese. Riesce però a resistere agli interrogatori e, grazie all’ intervento di ufficiali repubblichini che in realtà collaboravano con gli anglo-americani, viene rilasciato, riprendendo quindi la sua attività di agente segreto.
Dopo la Liberazione, grazie ai meriti acquisti nel periodo delle Resistenza e ai rapporti di fiducia e stima reciproca stabiliti con gli alleati, Siviero è scelto dal Governo Italiano come la persona più idonea a trattare il problema della restituzione al nostro paese delle opere d’arte trafugate durante la guerra.

Nell’aprile 1946 è nominato capo dell’Ufficio Interministeriale per il Recupero delle Opere d’Arte. Nell’ottobre dello stesso anno è inviato a dirigere la missione diplomatica italiana presso il Governo Militare Alleato in Germania. Nel 1947 ottiene la restituizone all’Italia delle opere trafugate dopo l’8 settembre 1943, come i capolavori dei musei napoletani che erano stati portati via dall’Abbazia di Montecassino. Nel 1948 ottiene anche la restituzione di quelle opere che i gerarchi nazisti avevano comprato in Italia prima dell’8 settembre 1943 e che erano state illegalmente esportate in Germania con la complicità del regime fascista. Una di questa era il Discobolo Lancellotti, copia romana da Mirone, diventata simbolo dell’opera di recupero portata avanti dal “ministro plenipotenziario” Siviero.
Nel 1953 Siviero fa concludere un accordo tra il capo del governo italiano De Gasperi e il cancelliere della Germania Federale Adenauer, con il quale sono restituite tutte le opere ritrovate in Germania alla fine della guerra. Negli anni seguenti Siviero dà la caccia ai capolavori di cui si era perso traccia, come le Fatiche di Ercole di Antonio del Pollaiolo degli Uffizi, e alle opere che in vario modo continuavano ad essere rubate ed esportate illegalmente dal nostro paese. I numerosi e straordinari successi fanno nascere la sua ‘leggenda’ di 007 dell’arte. Dal suo ufficio romano in Palazzo Venezia, Siviero organizza i recuperi servendosi di una efficiente rete di informatori e muovendosi all’interno della diplomazia europea del dopoguerra con grande abilità negoziale e altrettanta spregiudicatezza.
Siviero continua il suo lavoro fino alla morte avvenuta nel 1983, ma con il passare degli anni il ruolo della Delegazione per il recupero delle opere d’arte comincia a perdere importanza. L’amarezza per la poca attenzione che i governi italiani dedicano al problema del recupero del patrimonio culturale traspare chiaramente dai suoi diari. Altrettanta amarezza gli procura il fallito progetto di istituire un museo delle opere d’arte recuperate che mantenesse viva la memoria dei valori ai quali la sua azione si ispirava.
Negli ultimi anni della vita, Siviero è attivo sul piano culturale soprattutto attraverso il suo ruolo di presidente della Accademia delle Arti del Disegno, la prestigiosa istituzione fiorentina fondata da Vasari e da Cosimo I dei Medici. Siviero la rivitalizza dandole una nuova organizzazione e realizzando una serie di importanti manifestazioni.
Ultimo atto di Siviero è la disposizione testamentaria
che lega alla Regione Toscana la sua casa e la sua collezione affinché diventino un museo che ricordi i valori per i quali ha combattuto per tutta la vita.  Dal 1998 il museo Casa Siviero è gestito dalla Regione Toscana in collaborazione con l’associazione “Amici dei Musei e dei Monumenti Fiorentini”.

Il primo piano è aperto al pubblico mentre il secondo, che per volontà dello stesso Siviero era stato dato in usufrutto alla sorella, non è ancora agibile.

Autore: Scarlini Luca

Descrizione: 14 x 21 cm, 144 pagine, brossura
Collana: StorieSkira
Editore: Skira
Argomento: Narrativa e poesia StorieSkira
Lingua: Italiano
Anno: 2014
Isbn: 8857221908
16 euro

 

 

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