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Storia, meraviglia e varianti dello Spinario

spinario intero

 

 

Ai Musei Capitolini in mostra una preziosa panoramica dello Spinario, pastore mitico, capostipite della dinastia Iulia.
Lo Spinario. Uno dei capolavori tra i più famosi e ammirati delle collezioni capitoline, ma anche una scultura la cui fama ha attraversato i secoli. Un’opera che, per la vitalità del tema rappresentato, ha suggerito e ancora suggerisce nella cultura moderna, continue sollecitazioni visive e artistiche. La statua in bronzo dello Spinario, giunta in Campidoglio nel 1471 con la donazione dei bronzi lateranensi al Popolo Romano da parte di Sisto IV, rappresenta uno dei massimi capolavori della scultura antica, che ha conosciuto un’ininterrotta fortuna nell’evo antico come in quello moderno.
Una vetrina importante e ricca di spunti che, esponendo 45 opere, vuole consentire una panoramica il più completa possibile del tema “Spinario” e del suo successo, riunendo le repliche e le rivisitazioni antiche diffuse oggi nei musei europei e conferendo ampio spazio alle opere di età moderna e contemporanea. Saranno così presentati bronzetti, disegni e quadri ispirati allo Spinario a tracciare la linea del successo ottenuto nel tempo.
Sono 7 le copie e varianti del corpo attraverso cui è noto il tipo del giovane che si toglie la spina dal piede, oltre a due frammenti delle mani, uno dei quali forse non antico.Dal primo Rinascimento lo Spinario acquisì una grande notorietà e, da allora, è sempre stato al centro di interpretazioni che ne hanno messo in evidenza, di volta in volta, temi tra loro contraddittori: infatti è un soggetto che è stato solitamente identificato con un pastorello, anche se veniva collegato ad un racconto di tipo eroico. Ampie dispute anche sul rango della scultura, con la contrapposizione di fautori di cronologie molto distanti tra loro: un’opera di stile severo o della scuola di Pasitele prima, un’opera originale del III o del I secolo a.C. poi.

Lo Spinario ospitato dai Musei Capitolini – considerato quasi unanimemente un’opera eclettica che unisce un corpo concepito su un prototipo ellenistico con una testa nella forma di stile severo –  è stato creato in età ellenistica e giunto a noi in questa redazione di I secolo a.C.  Piccola scultura che riproduce un pastorello, all’incirca dodicenne, seduto su un sedile di roccia, curvo in avanti nell’intento di togliersi una spina dal piede sinistro, la cui pianta è poggiata sul ginocchio destro.

Non è una rappresentazione idealizzata né l’immagine di un dio, ma un soggetto di genere che prende spunto da un evento o da una condizione contingente. In particolare, l’opera ritrae una figura giovanile, minuta e concentrata in un gesto che tradisce fragilità e inesperienza, rivelando in maniera didascalica i rischi e le conseguenze di piccole avventure nel bosco, passeggiate in luoghi ameni e bucolici, molto apprezzate dai cittadini benestanti delle grandi metropoli ellenistiche.
Il tema figurativo, grazie al significato simbolico assegnato all’azione dell’estrarre la spina, si è trasformato già in età antica in una metafora del dolore procurato dall’innamoramento, che ne ha decretato la grande fortuna. L’insolito soggetto è noto da molteplici copie e varianti romane e quella dei Musei Capitolini costituisce senz’altro l’esempio più famoso e perfetto, anche per la preziosità dei particolari e l’accuratezza della resa artistica, esaltata dal bronzo e dal rame.

 

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