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Tagliato il sorriso dell’Ignoto marinaio di Antonello da Messina

ritratto marinaioSi spengono le luci e si spegne il sorriso dell’Ignoto marinaio (olio su tavola, cm 31×24,5, 1465 circa), la splendida tavola di Antonello da Messina, oggetto di una straordinaria resa psicologica del personaggio. Uno dei pezzi cruciali del Rinascimento, intriso di preziosimo realista di matrice fiamminga, ma volto all’italiana, proprio in virtù della fisiognomica e dell’espressività. Ora, per il taglio ai fondi, nel volgere di pochi giorni, il museo sarà costretto alla chiusura. Tuona, indignato il critico Vittorio Sgarbi:  ”L’ignoranza è la madre della cattiva politica. Nell’indifferenza delle istituzioni, uno dei luoghi simbolici dell’arte siciliana, il Museo Mandralisca di Cefalù, si avvia, tra pochi giorni, a chiudere”. ”Chiudere un museo è sempre una sconfitta – aggiunge – ma tanto più lo è se dentro vi è una delle opere più celebri e ammirate del Rinascimento italiano: il Ritratto dell’Ignoto Marinaio di Antonello da Messina. Ma non si vergogna Crocetta?”. E ora risulta difficile, rileggendo le parole di Leonardo Sciascia, che segnalava il museo come una tappa obbligata sotto il profilo della bellezza e della cultura, giustificarne la chiusura. Proprio ora, durante la crisi, in risposta alla quale dovremmo far meglio rendere il nostro patrimonio, che risulta elemento chiave per comprendere l’uomo dell’Occidente. E che, pertanto, è un prodotto vendibile. “Non c’è turista che viaggiando per la Sicilia – minimo che sia il suo interesse alle cose dell’arte – tra Palermo e Messina non si senta obbligato o desideroso – scriveva Sciascia in Cruciverba, Einaudi, 1983 – di fermarsi a Cefalù: e dopo averne ammirato il Duomo e sostato nella piazza luminosa che lo inquadra, non imbocchi la stradetta di fronte a destra per visitare, fatti pochi passi, il Museo Mandralisca. Dove sono tante cose – libri, conchiglie e quadri – legati, per testamento del barone Enrico Mandralisca di Pirajno, al Comune di Cefalù: ma soprattutto vi è splendidamente isolato, folgorante, quel ritratto virile che, tra quelli di Antonello da Messina che conosciamo, è forse il più vigoroso e certamente il più misterioso e inquietante”.
Il dipinto di Antonello da Messina fu acquistato dal barone Mandralisca a Lipari, dove si racconta che fosse montato come sportello in un mobile da farmacia.
A giudizio del Longhi non è il ritratto di un marinaio, come la provenienza dall’isola potrebbe suggerire, ma piuttosto di un barone o di un uomo facoltoso. (o forse di uno speziale, aggiungiamo noi, considerata la collocazione?) Eppure non è facile separarsi mentalmente da quel suggello con cui la letteratura lo ha registrato nel nostro immaginario: il sorriso dell’ignoto marinaio.
Negli anni sessanta del Quattrocento Antonello da Messina maturava definitivamente acquisizioni ed esperienze di cultura figurativa fiamminga, da Van Eyck a Petrus Christus, esperienze che determinarono opere come il ritratto del Museo Mandralisca.
Dinanzi a questo capolavoro assoluto, il problema della collocazione cronologica è di notevole importanza.
Molti studiosi, notando che il dipinto si distacca dalla concezione “aulica” della ritrattistica italiana del tempo, lo hanno datato intorno al 1465, quando nell’attività di Antonello sembra predominare la cultura più direttamente legata al realismo fiammingo. Wright, in un suo contributo del 1987, precisa che i ritratti di Antonello rispettano una tipologia omogenea: dal fondo scuro emerge di tre quarti il viso rivolto verso la luce che cade diagonalmente; essi testimoniano una risposta italiana al realismo fiammingo.La tavoletta,  anticamente sfregiata, fu restaurata nell’Ottocento a Firenze, nel 1950-53 dall’Istituto Centrale del Restauro di Roma; l’ultimo intervento risale al 1981. La Fondazione culturale Mandralisca Onlus trae origine dalle idee e dagli ideali di un illuminato mecenate dell’Ottocento, il barone Enrico Pirajno di Mandralisca (Cefalù, 1809-1864), che credeva fermamente nel valore dell’istruzione e a tale convinzione ispirò la sua vita e le sue opere.
La dimensione dello studioso Mandralisca emerge con evidenza dalla sua biblioteca, luogo di appartata meditazione mantenuto nell’assetto originario – e quindi di particolare fascino – in cui trovano posto in prevalenza opere storiche e scientifiche e opuscoli sui più vari soggetti. La biblioteca ha continuato a svilupparsi – con acquisti e successive donazioni – dopo la scomparsa di Enrico Pirajno, quando la sua dimora divenne liceo e poi negli anni a noi più vicini. Essa comprende oggi circa settemila volumi e funge entro certi limiti anche da biblioteca pubblica, dato che Cefalù è in atto sprovvista di una struttura a ciò dedicata. Al dipinto di Antonello da Messina è dedicato uno splendido romanzo di Vincenzo Consolo. Attorno a esso, nell’opera di Consolo, ruotano le vicende del Risorgimento siciliano, tra Lipari e Palermo, Messina e Cefalù, luoghi insieme reali e simbolici, specchio della condizione dell’uomo e della sua storia.

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