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Tavoli fallici, arte esplicita: quando Caterina II trascinava gli uomini nel camerino segreto e li possedeva

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a caterina 1745

Il volto filiforme e ben disegnato, da ragazza; in carne durante l’età adulta per eccessi gastronomici. Uno sguardo sempre acuto, talvolta benevolente, d’una furbizia unica. Imperatrice “illuminata” , Caterina II era giunta per via matrimoniale al trono degli zar; lei prussiana (Stettino, 21 aprile 1729 – Carskoe Selo, 6 novembre 1796), figlia di un generale tedesco, avrebbe dominato la Russia dal 1762 alla morte. Fu uno dei più significativi esempi di dispotismo illuminato.
Nata a Stettino, Sofia Federica Augusta di Anhalt-Zerbst era stata data in sposa, sedicenne, all’erede al trono dell’Impero russo, il granduca Pietro Fëdorovič, futuro Pietro III di Russia. Con un colpo di Stato detronizzò il marito (che fu in seguito assassinato), alla fine della Guerra dei sette anni. Sotto il suo regno, l’Impero russo accrebbe la sua potenza e visse uno dei periodi di maggior riconoscimento a livello europeo.

a caterina poltrona

Era lei a voler dominare. A dominare anche sessualmente come dimostra una poltrona da cavalcata probabilmente appartenuta a Caterina – o meglio, ispirata a uno dei mobili di Pietroburgo – che rivela la pratica per la quale era stata concepita non solo per la forma o l’ampiezza o la possibilità offerta di posare le gambe a lato, ma per l’esplicita scultura, posta sullo schienale che indica le natiche femminili che sovrastano un pene e lo divorano. Quindi lui sotto, in posizione ricettiva, lei, attiva, sopra. Quasi uno stemma segreto dell’intraprendenza della zarina.
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Nel documentario “Caterina: notte bianca a San Pietroburgo” in onda per la prima volta da France 2 nel quadro del programma “I segreti di storia”, Stéphane Bern ha esaminato le conseguenze, anche storico-politiche, ma anche artistiche, del robusto appetito sessuale della sovrana, alla quale gli storici assegnano 21 o 22 amanti – cioè persone alle quale si legò, con un certa stabilità – in più di 51 anni -. Numero che, di per sè, per quanto corposo, potrebbe rientrare nel cahier di una donna libera, ma che getta una luce interessante sulla sua libertà, spesso irrispettosa dei canoni; in altre parole, Caterina II si sarebbe comportata come un uomo del proprio tempo.

 

a caterina copertina

L’esistenza di un bordello allestito esclusivamente per l’imperatrice ancora divide gli storici. Per alcuni, Caterina avrebbe adibito al piacere sessuale trasgressivo – e pertanto extra-talamico – soltanto alcune stanze del palazzo, raccogliendo oggetti unici che le permettevano di soddisfare le sue fantasie sessuali. L'”appartamento a tema” sarebbe stato, pertanto, un tripudio di peni e di vagine, di seni scolpiti, a partire dagli organi maschili eretti che sostenevano la copertura circolare di un tavolo, realizzato con citazioni alla Roma antica.

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Poi poltrone particolari, sofà ammiccanti, stampe lascive. Molto si deve forse alle dicerie che correvano attorno alla sovrana? Sembra infatti frutto di una leggenda il racconto in base al quale lei avrebbe passato in rassegna, molto volentieri e con una certa frequenza, i suoi pretoriani, mentre costoro stavano sull’attenti ed esibivano il pene in erezione. Che doveva essere di consistenza marmorea, per appagare la vista della signora e conferirle un senso di virile protezione.
Tuttavia, il gabinetto segreto esisteva veramente ed è stato distrutto o nascosto dalle pudibonde politiche sovietiche? La risposta ufficiale delle attuali autorità culturali russe è ferocemente negativa. In Caterina II si vede un’antesignana inconsapevole della grande “sinistra”, e certe cose della presunta madre non si raccontano.
Nell’arte, due domande oggi rimangono tabù a Mosca: il gabinetto erotico di Caterina II e saccheggi d’arte perpetrati da sezioni specializzate dell’Armata Rossa in tutta l’Europa centrale tra il 1944 e 1945 e la rlativa collocazione dei materiali.

Ma prove fotografiche e testimonianze dimostrano che i luoghi, ben arredati, a tema, riservati a queste pratiche segrete, esistevano. L’affascinante documentario del regista tedesco-belga Peter Woditsch, The Lost segreto di Caterina la Grande (Il segreto di Caterina la Grande perduto, Sophimage, ARTE, RTBF) lascia pochi dubbi sulla questione. Oltre alle rivelazioni del padre del regista, che prigioniero di guerra, in Unione sovietica, aveva visto le immagini del Gabinetto segreto mostrate da un ufficiale della Luftwaffe, furono raccolte le testimonianze di due soldati della Wehrmacht e di un’anziana che, decenni prima, era stata fidanzata con guardia del palazzo. Tutti confermarono confermato l’esistenza di diversi pezzi con mobili, dipinti e oggetti di erotismo – peni artificiali, ad esempio – che non potevano essere più espliciti. I testimoni raccontarono che persino le pareti di legno erano intagliate con simboli sessuali. Inoltre, un vecchio album di fotografie e un inventario del 1939 contengono e descrivono le immagini di diversi mobili lascivi ed altri oggetti erotici, compresi i lampadari.

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Le ipotesi sulla scomparsa di questi materiali sono due. Nel primo caso si ritiene che la stanza segreta, con altre suppellettili, sia stata spostata dai Russi durante l’avanzata dei tedeschi, nel corso della seconda guerra mondiale e poi dimenticata o non esposta per motivi di “censura”. La seconda riguarda invece la possibilità di un saccheggio perpetrato dagli stessi nazisti, particolarmente interessati al Gabinetto segreto anche perchè, in fondo, era appartenuto a una grande Tedesca che aveva dominato, pure sessualmente, il mondo.

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