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Tiziano Calcari, il cuore è matematico



Tiziano Calcari affronta una svolta nell’ambito del proprio percorso espressivo, misurandosi con l’informale materico. Un notevole cambio di registro, se si pensa che, pur in sintesi, l’artista triumplino ha solcato per lungo tempo le strade del paesaggio e delle vedute con figura. Trait d’union tra il figurativo e l’informale risulta la serie dei dipinti che ha per soggetto i fossili, dai quali il pittore parte in direzione di un’esplorazione di una materia fondamentalmente geologica. Ora Calcari individua nuovi contrappesi cromatici, intensamente evocativi, che risultano, di fatto, una sorta di trasfigurazione – ma sarebbe meglio dire un blow-up – delle pareti scabre delle sue vedute di piccoli borghi, con le quali egli esordì.

Da un avvio caratterizzato da una forma di paesaggio semplice e sintetico, ma attento al valore dei volumi – registro attraverso cui esplorò porzioni di territorio della Valtenesi o della Valtrompia, ma anche della Pianura padana, in una ricerca che gli ha permesso di evidenziare i mutamenti di luce delle diverse specificità paesistiche -, l’artista, a partire dal 1995, ha inserito figure colte sinteticamente, in ieratiche solitudini – anche quando appaiono in coppia -, contro “luoghi” che, con il passare del tempo, hanno perso una connotazione realistica per diventare citazioni di brani di vedute decontestualizzate. E’ proprio in coincidenza con il secondo periodo – quello, appunto, caratterizzato da paesaggi ideali con figura – che egli compie un’evoluzione anche sotto il profilo della tecnica, verso un medium sempre più materico, con il quale la superficie viene sommossa, come se il supporto fosse un ruvido muro. Ciò ha condotto l’artista in direzione della rappresentazione di fossili e dell’informale. E’ doveroso ricordare l’elevato numero di premi e riconoscimenti ottenuti da Calcari nei concorsi a cui ha partecipato. Il pittore vive e opera a Gardone Valtrompia.

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