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Tiziano, l’intenso ritratto senza veli dell’amante del papa Paolo III

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Lo storico dell’arte Nicola Spinosa risponde alle domande di Stile sul ritratto nel Cinquecento e il ruolo di Tiziano

 Tiziano Vecellio, Danae, 1545 ca, Olio su tela, 120 cm × 172 cm.,Napoli, Museo di Capodimonte. Qui Tiziano ritrasse la giovane amante di Paolo III


Tiziano Vecellio, Danae, 1545 ca, Olio su tela, 120 cm × 172 cm.,Napoli, Museo di Capodimonte. Qui Tiziano ritrasse la giovane amante di Paolo III

 

Il ritratto, e in particolare, il ritratto di corte, è un genere che nel Cinquecento assume una rilevanza particolare. Vogliamo spiegarne i motivi?

Perchè a quel tempo il ritratto rappresenta l’araldo, il simbolo, l’emblema del ruolo rilevante che il personaggio occupa all’interno delle corti italiane (che poi sono grandi corti europee). Attraverso il ritratto commissionato ai grandi pittori queste figure di uomini potenti, in un’epoca di grandi trasformazioni, attuavano la propria autocelebrazione, mettendo in evidenza il proprio ruolo da protagonisti all’interno della realtà sociale, politica ed istituzionale. Nel corso della mostra del 2006, a Napoli, abbiamo cercato di mettere in evidenza i tre ruoli più significativi che venivano ricoperti da questi personaggi.

E ad ognuno di questi ruoli, o meglio all’immagine che di essi viene offerta nei ritratti corrispondeva una sezione del percorso espositivo…

Esattamente. La prima sezione corrispondeva infatti all’immagine del potere. Qui erano collocati i ritratti di grandi monarchi e pontefici, personaggi che rivestivano ruoli istituzionali e di grande autorità all’interno delle corti. Fulcro di questa sezione è naturalmente buona parte del ciclo farnesiano , che raccoglie i ritratti realizzati da Tiziano per il Papa Paolo III e per gli altri membri della sua famiglia e che costituiscono una componente fondamentale della Collezione permanente del museo di Capodimonte. Nella seconda sezione ci siamo soffermati sull’immagine del sapere, e qui le effigi di artisti, musicisti e letterati, a sottolineare l’importanza che il sapere artistico rivestestiva allora. Ecco, allora, tra gli altri, capolavori come il Baldassarre Castiglione di Raffaello e il Ritratto di Pietro Aretino, realizzato da Tiziano. Terza e ultima sezione era dedicata a ciò che io amo definire l’immagine del piacere, ovvero della donna: figure femminili eleganti e colte, le cortigiane, coloro che, più o meno ufficialamente affiancavano i grandi potenti, rivestendo un ruolo non secondario. Penso alla Danae di Tiziano che è in realtà il ritratto dell’amante del Pontefice Paolo III, ma anche la Fornarina di Raffaello o, ancora, la Flora di Vecellio. Insomma, attraverso una selezione davvero notevole sia di dipinti che di sculture, l’obiettivo è stato quello di illustrare i tre volt più suggestivi della società cinquecentesca.


E’ evidente che, tra tutti gli artisti, in questo genere rifulge Tiziano, non a caso considerato il miglior ritrattista del tempo. Quali erano le doti che gli valsero questa fama e che si possono verificare, ammirando i suoi capolavori

Tiziano aveva il dono di andare oltre l’apparenza, oltre l’aspetto esteriore, utilizzando il colore come elemento rivelatore, attraverso cui restituisce sula tela l’essenza del personaggio raffigurato. Egli anticipò, per molti versi, quel tipo di penetrazione psicologica che caratterizzò in seguito la ritrattistica seicentesca, a cominciare da Rubens. Dimostrò come non solo attraverso la luce e l’ombra o il disegno, ma anche attraverso un uso straordinario del colore si potesse restituire il valore psicologico di una personalità. E’ interessante osservare come pure in certi accostamenti cromatici egli ponesse un significato psicologico. Per esempio, durante un restauro è risultato che un drappo marrone che compare in un ritratto del cardinale Farnese (Papa Paolo III) in realtà fosse, nella stesura originaria di Tiziano, verde: colore non scelto a caso, ma in funzione dell’interpretazione che il maestro voleva offrire allo spettatore.

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