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Tiziano, lo psicologo del colore. Con tinte accostate suggeriva il carattere dell’effigiato


Federico II Gonzaga, ritratto da Tiziano. Il maestro ci trasmette l'idea di un uomo di grande educazione e dal carattere estremamente gradevole nei rapporti interpersonali. Ciò che suggerisce il pittore è un senso di vellutata morbidezza, che parte dall'abito, s'estende alla barba e allo sguardo e che viene ribadita dal pelo del cane e dal fondo tenue, al quale conferisce lo stesso tono dell'abito, mischiato a pennellate di rosso, così da ottenere un viola rarefatto

Federico II Gonzaga, ritratto da Tiziano. Il maestro ci trasmette l’idea di un uomo di grande educazione e dal carattere estremamente gradevole nei rapporti interpersonali. Ciò che suggerisce il pittore è un senso di vellutata morbidezza, che parte dall’abito, s’estende alla barba e allo sguardo e che viene ribadita dal pelo del cane e dal fondo tenue, al quale conferisce lo stesso tono dell’abito, mischiato a pennellate di rosso, così da ottenere un viola rarefatto

In genere, quello del ritratto di corte, che ha siglato alcune delle pagine più gloriose della storia dell’arte, tra Rinascimento e Maniera. Una sfilata di celebri pittori (da Tiziano a Raffaello, da Pontormo a Bronzino, da Parmigianino a Moroni e via dicendo) che in questo genere si sono espressi, lasciando stupefacenti capolavori. E ancora una successione di famosi personaggi delle più prestigiose corti europee, illustri poeti e letterati, dame facoltose ed eleganti, principi e pontefici, imperatori e “favorite”, raffigurati nel lusso ostentato dei loro abiti preziosi, con le loro ambizioni, speranze, attese o illusioni. Tutto questo fu oggetto di una mostra, curata nel 2006 da Nicola Spinosa, dedicata alla produzione ritrattistica di Tiziano e di artisti italiani del XVI secolo (lombardi, veneziani, emiliani, fiorentini, romani e napoletani).
Il ritratto, e in particolare il ritratto di corte, è un genere che nel Cinquecento assume una rilevanza particolare. Vogliamo spiegare il perché? 

Perché a quel tempo il ritratto rappresenta l’araldo, il simbolo, l’emblema del ruolo rilevante che il personaggio ricopre all’interno delle grandi corti italiane (che sono poi le grandi corti europee). Attraverso il ritratto commissionato ai grandi pittori queste figure di uomini potenti, in un’epoca di grandi trasformazioni, attuavano la propria autocelebrazione, mettendo in evidenza il proprio ruolo da protagonisti all’interno della realtà sociale, politica ed istituzionale. E’importante sottolineare che i ritratti si adeguano airuoli ricoperti da ogni singolo protagonista.

Parmigianino, “Antea”

E ad ognuno di questi ruoli, o meglio all’immagine che di essi viene offerta nei ritratti dei grandi maestri, corrispose una sezione del percorso espositivo… Esattamente. La prima sezione infatti corrispondeva all’immagine del potere. Qui c’erano i ritratti di grandi monarchi e pontefici, personaggi che rivestivano ruoli istituzionali e di grande autorità all’interno delle corti. Fulcro di questa sezione è stato,naturalmente, buona parte del ciclo farnesiano, che raccoglie i ritratti realizzati da Tiziano per il papa Paolo III e per gli altri membri della sua famiglia e che costituiscono una componente fondamentale della Collezione permanente del Museo di Capodimonte. Nella seconda sezione, invece, ci si era soffermati sull’immagine del sapere, con effigi di artisti, musicisti e letterati, a sottolineare l’importanza che il sapere artistico rivestiva allora. Ecco allora, fra gli altri, capolavori come il “Baldassarre Castiglione” di Raffaello, autentica chicca della mostra e il ritratto di “Pietro Aretino” realizzato da Tiziano. Terza e ultima sezione, quella dedicata a ciò che io amo definire l’immagine del piacere, ovvero della donna: figure femminili eleganti e colte, le cortigiane, coloro che, più o meno ufficialmente, affiancavano i grandi potenti, rivestendo un ruolo sicuramente non secondario nei sottili meccanismi dei giochi di potere che animavano le corti. La “Danae” di Tiziano, che è in realtà il ritratto dell’amante del Pontefice Paolo III, ma anche la “Fornarina” di Raffaello, o ancora “Flora” sempre del Vecellio. Insomma, attraverso una selezione davvero notevole, sia di dipinti che di sculture, che giungono in prestito dai più importanti musei del mondo, l’obiettivo di questa mostra è proprio quello di illustrare i tre volti più suggestivi della società cinquecentesca, una società lontana, ma che oggi più che mai ci affascina e ci seduce: il potere, il sapere e il piacere.

E’ evidente che, fra tutti gli importantissimi artisti presenti, la stella di prima grandezza di questo evento è Tiziano, non a caso considerato il miglior ritrattista del tempo. Quali erano le doti che gli valsero questa fama e che si possono verificare ammirando i numerosi suoi capolavori proposti dal percorso espositivo?

 Tiziano (di cui proponemmo ben trentacinque opere) aveva il dono di andare oltre l’apparenza, oltre l’aspetto esteriore, utilizzando il colore come strumento rivelatore, attraverso cui restituire sulla tela l’essenza del personaggio raffigurato. Egli anticipò per molti versi quel tipo di penetrazione psicologica che caratterizzò in seguito la ritrattistica seicentesca, a cominciare da Rubens. Dimostrò come non solo attraverso la luce e l’ombra o il disegno, ma anche attraverso un uso straordinario del colore si potesse restituire il valore psicologico di una personalità. Ed è interessante osservare come pure in certi accostamenti cromatici egli ponesse un significato psicologico. Per esempio, durante il restauro effettuato in occasione della mostra è risultato che un drappo marrone che compare in un ritratto del Cardinale Alessandro Farnese (Papa Paolo III), in realtà fosse, nella stesura originaria di Tiziano, verde: colore sicuramente non scelto a caso, ma in funzione dell’interpretazione del personaggio che il maestro voleva offrire.


Esistono differenze sostanziali nell’approccio al genere che viene attuato dalle principali scuole pittoriche italiane prese in esame? 

Ammirando, per esempio, il bellissimo ritratto di “Antea” del Parmigianino, si può osservare come in epoca manierista ci si fosse indirizzati verso una sensualità per certi aspetti morbosa, un’ambiguità che contrastava con la bellezza celebrata con estrema certezza e franchezza da Tiziano: anche qui si fa preponderante uso del colore, ma i toni sono mutati, così come i tempi sono mutati: in Parmigianino vi sono dubbi e perplessità inediti. Anche nel manierismo di scuola toscana, quello di Pontormo e di Rosso Fiorentino, si avverte che il mondo è cambiato: i Cosimo e i Lorenzo de’ Medici raffigurati da questi artisti non sono più gli uomini rinascimentali sicuri di sé, ma nei loro sguardi si coglie il turbinio di pensieri che attraversa le loro menti, lo stesso fermento che caratterizza l’età moderna. I Carracci furono protagonisti di un tentativo, ideale più che reale, di trovare nel loro suggestivo naturalismo una conciliazione possibile fra pensiero e azione, fra idea e materia. Un tentativo suggestivo, il loro, che esprime appieno lo spirito di mutamento e i fermenti dell’età moderna.

Tiziano, “Danae” Sotto le sensuali spoglie di Danae, in questo elegante dipinto che Tiziano eseguì su commissione di Ottavio Farnese nel 1545, si cela in realtà l’amante segreta di Papa Paolo III

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