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La scala, significato nell’arte e nella pittura –

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di Vera Bugatti

Il simbolismo della scala coinvolge molte tradizioni religiose e sapienziali – ebraismo, misteri mitraici, cristianesimo, islamismo, gnosticismo, alchimia -, applicandosi tanto al dominio dell’essoterismo (lo prova il riferimento costante dei Padri della Chiesa) quanto a quelli dell’esoterismo e della misteriosofia.
Il ventaglio delle possibili letture comprende la prospettiva storica, più o meno sacra, la morale, la filosofia, la mistica, ma l’elemento comune – dalla Torah al Talmud, dalla sapienza chasidica a quella cabbalistica – è che la scala rappresenti il supporto immaginario dell’elevazione spirituale, conoscitiva e morale.
Per la maggiore torna alla mente la vicenda del patriarca Yaaqov, ovvero Giacobbe, in fuga dalla terra di Canaan. E’ la visione di “una scala piantata sulla terra, con la cima che arriva in cielo e gli angeli del Signore che vi salgono e scendono”, primo sogno biblico che inaugura enigmaticamente la serie delle profezie ricevute dall’uomo in stato di semi-incoscienza. D’altra parte il Corano descrive un episodio analogo nel quale a Maometto, durante l’ascensione notturna propiziata dall’arcangelo Gabriele, apparve una scala di cui si servivano gli spiriti degli uomini per salire al cielo e a cui i morenti volgevano lo sguardo.

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Poi ci sono le diverse interpretazioni della tradizione esegetica, e un complesso millenario di letture e prefigurazioni, troppe perché si possa considerarle compiutamente in questa sede. Si dota di un significato più letterale, adottato a partire da Benedetto fino a Pier Damiani, che si riallaccia alla tradizione dei padri del deserto e che pone l’attenzione al lato strumentale della scala, e di un significato globalmente allegorico, direttamente legato ai mistici Bernardo e Bonaventura. Per San Giovanni Climaco e San Giovanni Crisostomo i pioli della Scala consistono in esercizi spirituali graduali da superare progressivamente, similmente alle tecniche iniziatiche di risveglio dei chakra della tradizione giapponese che consentono di imboccare la Via del Cancello della Mente. L’anabasi sulla scala dei monaci era la strada della imitatio Christi e della lectio divina della Sacra Scrittura (la discesa è il movimento della inhabitatio di Dio nel cuore della creatura), ma non si deve dimenticare che anche la liturgia ebraica prevedeva la funzione simbolica di una scala che poteva condurre fino alla sommità dell’albero delle sefiroth.

 

Quello “sulla scala” è un movimento profetico che svela la verità dell’uomo e del Figlio dell’uomo nel tempo che intercorre tra Genesi, Esodo e Terra promessa, evocando il riferimento veterotestamentario a Gen. 28, 12 e quello neotestamentario a Gv 1, 51, non senza riallacciarsi a una lunga tradizione mistico-monastica.
Spesso l’ascensione nell’ambito iniziatico consegue la reintegrazione dello stato edenico, e la scala stessa non è mai costruita dall’uomo con l’intento di ricostruire il filo spezzato che lo riconduca al demiurgo. In questo senso, il significato simbolico della torre di Babele e lo stesso mito greco dei Giganti, che costruirono una piramide per dare l’assalto all’Olimpo, devono intendersi come capovolti, poiché la scala in quei contesti si muta in un tentativo di usurpazione illegittima.
Il valore comune dell’ascesi ritorna invece come un fiume carsico, nutrendosi ai più diversi approdi: dal Sommo Bene di Sant’Agostino, attraverso i maghi della Persia – che immaginavano il passaggio delle anime dei defunti attraverso sette porte, poste sopra un’altissima scala -, alle infinite suggestioni della Scala Misteriosa dei riti massonici, fino all’ascensione spirituale di Santa Perpetua, che racconta di aver schiacciato la testa del Drago salendo il primo piolo.

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Oppure ancora il collegamento tra la scala e il lignum vitae, tra la scala e i Sacri Vasi (il termine Graal deriva dal latino medievale gradual, cioè “gradino”), tra la scala e la croce (che la sublima come veicolo dell’ascesi mistica), tra la scala e il cosmo o tra la scala e i quindici salmi graduali della Bibbia. Nello immaginifico può essere raffigurata come tale, o rappresentata dagli intagli di un albero – in quanto partecipa del medesimo significato di congiungimento tra cielo e terra -, dall’arcobaleno o dagli scalini di un tempio (si pensi alle piramidi, alle ziggurat mesopotamiche o ai teocalli centroamericani).
Per quanto riguarda le arti figurative, oltre alle diverse rappresentazioni del Sogno di Giacobbe, è interessante il tema della Madonna della Scala, iconograficamente non riconducibile ad un modello preciso. Si pensi alla Madonna della Scala di Michelangelo, conservata presso Casa Buonarroti, o ai dipinti omonimi di Andrea del Sarto e del Correggio.
A Bisanzio ci si rivolgeva a Maria (accomunata nella sua forma passiva all’Arca ed al Vaso) come ad una “scala celeste” lungo la quale l’Altissimo scendeva per dimorare in mezzo agli uomini e tramite la quale gli uomini salivano a Dio. Secondo i parametri del riferimento scritturale, dalla Genesi fino a San Paolo, Maria, invocata come nuova Eva, è causa generalis reconciliationis ed è colei che, in quanto genitrice di Cristo, scende negli abissi e sale al di sopra degli angeli. A volte su questa scala si contavano 7 gradini, probabile riferimento alla verginità di Maria, ma anche forse alla virginale Atena, nata dalla testa di Zeus e paragonata da Filolao al numero 7 quale “eterna divinità, perseverante ed immota, sempre uguale a se stessa, diversa da ogni altra”. L’origine dell’associazione del 7 alla purezza e alla castità ha inoltre ragioni matematiche in quanto il 7, essendo un numero primo, “non genera e non viene generato”, e non ha alcun prodotto nella prima decade. La scala dello “stiacciato” di Michelangelo però, come quella di Andrea del Sarto, si compone di cinque gradini, forse un riferimento alla speculazione ficiniana o alle valenze simboliche del numero 5 nel Quattro-Cinquecento. Maria Calì ha identificato la scala della scultura michelangiolesca con la scala mistica di Giacobbe, rimandando a un intervento di Celio Secondo Curione e a motivi neoplatonici (si potrebbe riferire a Platone, Plotino, Proclo…), ma anche alle influenze della speculazione orientale, come erano diffuse nell’opera di Pico della Mirandola e nelle invettive di Savonarola contro la filosofia, in nome dell’esclusivismo mistico.
La scala si configura perciò come elemento multivalente – già solo per i cristiani può rappresentare per certi versi Cristo, per altri Maria, o il Sacro Legno – nelle diverse culture. La sua natura rileva non già dell’umano, bensì del sacro, finendo col rappresentare un ponte con l’ordine simbolico superiore cui il fedele/filosofo/iniziato/l’anima, dopo aver reintegrato lo stato primordiale, può accedere, ripristinato tramite la scala stessa. Il valore evocativo di questa successione è perciò fortemente simbolico perché ripropone l’opposizione fondamentale tra invisibile e visibile, spirito e materia, sensibile e intelligibile, sefirot e realtà visibile, cielo e terra, alludendo alla padronanza di una scienza capace di permettere il dialogo tra le due estremità del ponte, la connessione tra piani diversi.
Si potrebbe dire che in fondo il simbolismo della scala, incorporando elementi rituali, dottrinali e simbolici delle più varie vie iniziatiche, origina interpretazioni che non si escludono: ciascuna rappresenta dalla propria angolazione la ripetizione dello stesso tema, che è quello della comunicazione tra le due dimensioni, verso un processo di conoscenza sempre più approfondita della realtà.

Clicca sul link per aprire il PDF e leggere il testo, con immagini comparative:

[PDF] Tra cielo e terra



STILE ARTE 2006

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