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Trovato “Cristo in Croce” di Michelangelo, la scoperta firmata da Lionello Puppi

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michelangelo

Grande e serio studioso, al quale va prestato il massimo credito – nonostante le polemiche che ormai circondano ogni atto di ricerca e di scoperta, nel campo della storia dell’arte – Lionello Puppi ha annunciato il ritrovamento di Cristo in croce, dipinto realizzato da Michelangelo Buonarroti nel 1539. L’opera è stata esposta per la prima volta ieri alla mostra su El Greco. A darne l’annuncio il curatore della rassegna e titolare dell’attribuzione a Buonarroti, Lionello Puppi, professore emerito di Ca’ Foscari, che ha studiato l’opera, conservata in una collezione privata, facendola sottoporre ad indagini diagnostiche di laboratorio, che hanno rilevato la piena compatibilità dello splendido, potente dipinto, anche sotto il profilo cronologico, per quanto concerne i materiali. Secondo Puppi il “Cristo in croce” è compatibile con un disegno conservato a Londra, un disegno preparatorio ospitato al British Museum. “Analisi diagnostiche del lavoro – dice Puppi – indicano compatibilità stilistica con Michelangelo. Dopo mesi di studi e ricerche non ho dubbi. Quest’opera la si cercava da anni”. Il docente ufficializzerà la scoperta alla comunità scientifica in autunno. Infiniti i veleni sulla ricerca, a dimostrazione del fatto che in Italia, non è più possibile progredire negli studi, ma tutto risulta cristallizzato.

Il disegno conservato a Londra

Il disegno conservato a Londra

Il “crucifixo” di Michelangelo è attestato nelle lettere dell’artista a Vittoria Colonna ma mai trovato. Fra gli elementi che per Puppi suffragano l’attribuzione, anche l’eclissi di luna del 19 aprile 1539, immortalata nel quadro e che trova riscontro nella “luna nera” citata nei documenti. Secondo Puppi, anche la scelta iconografica del Cristo vivens, cioè del Cristo che grida contro il Padre, e non quella del Cristo che spira reclinando il capo, conforterebbe la sua tesi: Vittoria Colonna capeggiava il gruppo – oggi si direbbe il salotto – degli spirituali, che voleva la salvezza ottenuta per fede e non per opere, e dunque amava l’iconografia ancora “forte” e “vitale“ del Cristo.

michelangelo

La riflettografia

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