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Un cane dagli occhi troppo umani


di Licia Piovanelli

Lo sguardo estatico e ispirato, in attesa di un presagio. I quattro elementi presenti nel quadro, ma non in egual misura: aria, terra, fuoco e, in lontananza, anche l’acqua, nel piccolo fiume alle spalle del soggetto. Ma l’elemento principale è il fuoco; con esso si risveglia l’anima della creazione. Ecco, poi, i tre colori primari nella veste della fanciulla: il giallo del turbante, il rosso e il blu alternati nell’abito elegante. Una summa di quel cosmo visionario che avvolge l’opera di Dosso Dossi, mirabile interprete dello splendore di Ferrara, sotto i principi d’Este.

Dosso Dossi, Melissa, 1516 circa.  L’opera costituirebbe la trasposizione  di un momento dell’Orlando furioso

Dosso Dossi, Melissa, 1516 circa.
L’opera costituirebbe la trasposizione
di un momento dell’Orlando furioso

Il nostro autore introduce la figura femminile come patrona non solo delle arti magiche, ma anche di simboli e metafore delle più diverse ispirazioni umane, comunque sempre protagoniste dell’arcano. Attorno al dipinto che rappresenta un’affascinante incantatrice si è sviluppato un ampio dibattito tra storici ed iconologi, relativamente all’identità letteraria dell’effigiata.

Due le scuole di pensiero che portano ad altrettante maghe: Melissa o Circe. Due scuole alle quali può essere aggiunta una terza, sulla linea mediana: Dosso Dossi avrebbe semplicemente evocato una maga, forse somma di entrambe. Un fatto è certo: gli elementi d’intersezione semantica tra il quadro e l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto – opera nella quale appare Melissa, benigna seguace di Merlino – non sono trascurabili. Veniamo brevemente a due segmenti della fabula ariostesca, per poi passare ai riscontri nel dipinto, che sarebbe stato realizzato attorno al 1516, anno di pubblicazione della prima edizione del Furioso.

Melissa ha una funzione narrativa di spessore. Consente che sia rivelato alla guerriera Bradamante che da lei e Ruggiero (in quel momento prigioniero nel palazzo di Atlante) sorgerà la progenie estense, predicendone così le glorie future; al tempo stesso, scioglie l’incantesimo con il quale la malvagia Alcina aveva tramutato i cavalieri cristiani e saraceni in alberi, pietre e animali.

La radiografia della Melissa mostra la presenza di una figura maschile, poi coperta  dal pittore. L’uomo potrebbe essere il Duca d’Inghilterra, uno dei personaggi dell’Orlando furioso di Ariosto salvati dalla maga. Dosso Dossi si pentì della scelta  di questo istante narrativo, eliminando tale personaggio e puntando sul rito misterioso di Melissa e sulla raffigurazione di cavalieri ancora prigionieri dell’incantesimo di Alcina, attraverso il quale erano stati trasformati in animali

La radiografia della Melissa mostra la presenza di una figura maschile, poi coperta
dal pittore. L’uomo potrebbe essere il Duca d’Inghilterra, uno dei personaggi dell’Orlando furioso di Ariosto salvati dalla maga. Dosso Dossi si pentì della scelta di questo istante narrativo, eliminando tale personaggio e puntando sul rito misterioso di Melissa e sulla raffigurazione di cavalieri ancora prigionieri dell’incantesimo di Alcina, attraverso il quale erano stati trasformati in animali

Se Circe può ben rappresentare la magia nera, pericolosa e ingannatrice, poiché trasforma in porci i compagni di Ulisse, Melissa, nota nel mondo classico come sacerdotessa dei misteri di Cerere (a lei si attribuiva, tra l’altro, la scoperta del miele, cibo degli dei: da cui il nome), rappresenta la magia bianca, utile e benefica all’uomo. Nell’opera pittorica si evidenziano due livelli semantici. Il primo sembra sintesi del narrato ariostesco, il secondo reitera simboli legati agli elementi.

Veniamo alle possibili coincidenze narrative fra testo e quadro. Nel capitolo terzo del libro, nei pressi del sepolcro di Merlino, Melissa traccia per terra un cerchio, il cerchio magico, quello che, pur in altro contesto – all’aria aperta -, troviamo nel dipinto di Dossi. “Poi la donzella a sé richiama in chiesa, / là dove prima avea tirato un cerchio / che la potea capir tutta distesa, / ed avea un palmo ancora di superchio. / E perché da li spirti non sia offesa, / le fa d’un gran pentacolo coperchio; / e le dice che taccia e stia a mirarla: / poi scioglie il libro, e coi demoni parla”.

Ma ciò che avvicina maggiormente il poema al quadro è la sequenza nella quale, grazie a Melissa, si scioglie il nodo di magia nera, con il recupero dei cavalieri, che erano stati trasformati in materia bruta.

Dosso Dossi, Circe, 1511 circa. E’ uno dei dipinti di Dosso centrati sul tema della magia.  Anche il personaggio omerico mutava gli uomini in animali

Dosso Dossi, Circe, 1511 circa. E’ uno dei dipinti di Dosso centrati sul tema della magia.
Anche il personaggio omerico mutava gli uomini in animali

Leggiamo quel passo. “Non lascia alcuno a guardia del palagio: / il che a Melissa che stava alla posta / per liberar di quel regno malvagio / la gente ch’in miseria v’era posta, / diede commodità, diede grande agio / di gir cercando ogni cosa a sua posta, / imagini abbruciar, suggelli torre, / e nodi e rombi e turbini disciorre. / Indi pei campi accelerando i passi, / gli antiqui amanti, ch’erano in gran torma / conversi in fonti, in fere, in legni, in sassi, / fe’ ritornar ne la lor prima forma. / E quei, poi ch’allargati furo i passi, / tutti del buon Ruggier seguiron l’orma: / a Logistilla si salvaro; ed indi / tornaro a Sciti, a Persi, a Greci, ad Indi. / Li rimandò Melissa in lor paesi, / con obligo di mai non esser sciolto. / Fu inanzi agli altri il duca degl’Inglesi / ad esser ritornato in uman volto”.

Pure nel dipinto la maga attinge, attraverso una sorta di cero magico, il fuoco da un braciere, compiendo quello che appare come un rito di purificazione. Accanto a sé, Melissa ha un’armatura vuota sulla quale è posato un uccello osservato da un cane dagli occhi umani. Costoro sarebbero i cavalieri trasformati. A sinistra, in alto, appesi ad un albero, i simulacri degli uomini, legati dall’incantesimo. Continua l’Ariosto: “imagini abbruciar, suggelli torre, / e nodi e rombi e turbini disciorre”. Una misteriosa figura evidenziata da una recente radiografia – personaggio poi coperto dal pittore in seguito ad un significativo cambiamento dell’istante narrativo – induce a pensare che l’artista avesse voluto rappresentare, dapprincipio, l’avvenuta trasformazione del Duca degli Inglesi, il primo “ad esser ritornato in uman volto”. Dossi deve invece aver considerato indispensabile, agli effetti della magica incisività del quadro, sottolineare il momento del rito di scioglimento dell’incantesimo, lasciando ai guerrieri fattezze animali (il cane e il volatile).

Sopra il livello letterario di libera trasposizione della sequenza ariostesca, può essere rilevata una linea che allude a piani esoterici. Ambivalenti sono gli oggetti effigiati nel dipinto, come la corazza appoggiata al suolo – accanto al cane e insieme all’uccello, simboli del mondo animale appartenenti alla terra e all’aria -, che allude all’abbandono o al dominio definitivo di istinti primordiali, o esseri umani tramutati in feticci e legati all’albero, che rappresentano l’uomo avvinto da un destino avverso. Ma al pari di questi, ve ne sono altri che rivelano finalmente il significato occulto di madre natura.

Il cerchio bianco in cui è inserita questa “sacerdotessa ispirata” è simbolo di compiutezza e perfezione; lo stesso colore è il risultato della somma di quelli fondamentali. Le scritte sul terreno potrebbero alludere alla cabala. Dobbiamo ricordare che all’epoca Ferrara era il principale centro esoterico d’Italia, una sorta di Praga magica del Rinascimento. La città, inoltre, era sede di una nutrita comunità ebraica e di una scuola rabbinica, protetta dai principi d’Este e veicolo di una conoscenza segreta mai sopita, attinta dalla Cabala e sicuramente avversata dalla Chiesa cattolica.

Nella “sintesi finale”, questa arcana ed eterna presenza è anche la magica interlocutrice della natura. Nel quadro, infatti, è di nuovo regina, la “mente ordinatrice” degli elementi, in cui la creazione magica è imprescindibile dalla sua stessa essenza; ma non emana tragicità, come in altri dipinti a lei dedicati da autori diversi, poiché si propone unicamente quale musa dell’Arcadia, un tramite alchemico tra cielo e terra.


Essa è insomma la divinità potente che può regolare, unire o scindere i quattro elementi o le quattro forze della natura, come complemento spirituale della materia. Privilegiati, accanto a lei, sono gli alberi (così è in tutti i paesaggi delle opere di Dosso Dossi), appartenenti all’elemento Terra. Non per nulla la maga è seduta al limitare di un bosco.

In primo piano è il fuoco, come già accennato, nell’istante in cui essa lo attinge dal braciere. E mentre la Terra è un elemento passivo, “femminile”, freddo e in quiete, il fuoco è attivo e “maschile”, caldo e in movimento. Un simbolismo che prelude alla grande Opera Alchemica, risultato di una fondamentale e immancabile unione dei due opposti nell’universo.

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