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Come si ottiene un quadro da una fotografia


Come trasferire perfettamente le linee di una fotografia sulla tela. Ritratti, paesaggi, animali, vedute. I segreti del pittore perfetto. Consigli pratici e video tutorial

trasferimento

Piccoli, grandi segreti caratterizzano il lavoro dei ritrattisti o dei vedutisti, sin dall’epoca antica. Plinio il Vecchio sostiene che, ai tempi dei Romani e dei Greci, i pittori ponevano la persona da effigiare nei pressi del supporto sul quale avrebbero steso il dipinto. Poi, seguivano le ombre del volto e del corpo, ottenendo una silhouette perfetta.

Evidentemente anche i pittori del primo Rinascimento preferivano affidarsi a questo piccolo trucco. Molti ritratti coglievano infatti l’effigiato di profilo e questo non soltanto – come viene spesso affermato nell’ambito della storia dell’arte – per conformarsi alla solennità delle monete e delle medaglie antiche, sulle quali, appunto, i personaggi illustri apparivano di profilo, forse proprio in virtù di un rilevamento grafico che doveva avvicinarsi moltissimo alle fattezze della persona ritratta. I pittori, a mano libera, difficilmente potevano cogliere perfettamente la fisionomia del soggetto. Qualche anno dopo,  il ritratto alla romana passò di moda perchè eccessivamente statico e incapace di cogliere la psicologia – i moti dell’anima – . Si avvertì la necessità di raffigurare chi posava, a tre quarti o frontalmente. Il rilievo diventava molto più difficile perchè se l’ombra poteva ancora suggerire l’ingombro della testa, l’interno del volto non poteva essere colto. Si giungeva così all’uso di vetri. Si poneva il modello di fronte a sè, si assicurava il vetro a una morsa e si osservava il modello attraverso il vetro. Quindi il pittore prendeva un pennello e, con il colore seguiva, sul vetro, le linee del volto, degli occhi del naso e del mento. Un errore di pochi millimetri e la somiglianza sarebbe svanita. Per questo, generalmente, ogni ritrattista si poggiò ad ausili esterni, tra i quali figurano anche le lenti o, in tempi più recenti, la cosiddetta camera lucida, che proietta sul foglio appoggiato al tavolo le linee del volto di chi ci sta davanti.

Una volta catturata perfettamente la fisionomia, i pittori potevano calcare un foglio al vetro e catturare il colore delineato con il pennello o utilizzando la parte opposta del vetro – quella asciutta – porsi davanti una finestra e ricalcare, sempre su un foglio, la  fisionomia raccolta in precedenza con il pennello. Una volta trasferito il viso sulla carta, si procedeva all’ulteriore trasferimento sulla tela attraverso piccoli fori, dai quali far passare colore. Oggi, con le fotografie, la procedura per ottenere un rilievo perfetto è piuttosto semplice. Si prende la foto, la si ingrandisce con una normale fotocopiatrice, fino ad ottenere la dimensione voluta. Poi si dipinge di scuro, con un pennello, la parte opposta a quella in cui c’è la figura. Si appoggia il foglio sulla tela – ponendo in contatto con la stessa la parte del foglio “sporcata” con il colore – e si agisce come si faceva un tempo con la carta-carbone, ricalcando le linee. Gray qui utilizza un disegno e non un fotocopia, ma il risultato è identico. Egli poi usa una piccola asse di legno che pone sul disegno per evitare che la pressione della propria mano possa trasportare sulla tela del colore indesiderato. Quindi interviene con una penna a sfera, ricalcando le linee principali. La penna trasporta sulla tela il colore sottostante al foglio. E il gioco è fatto. Il video che presentiamo è lento all’inizio, ma invitiamo i nostri lettori ad avere pazienza perchè ciò che vedranno successivamente sarà di grandissimo interesse

 

 

ritrattista

 

 

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