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Utamaro – Il pittore che spiava le cortigiane. Le ardite posizioni dei giapponesi

“Si dice che la porta della cortigiana sia come il fiore del gelsomino. Questo fiore ha un profumo straordinario e se di giorno è un bocciolo, si schiude sopra un guanciale. E’ invero il conturbante fiore della notte voluttuosa, la pianta magica dell’uomo intossicato”.

Così Jippensha Ikku, in un passo degli Annali illustrati delle case verdi, opera fondamentale della letteratura erotica giapponese che incantò, grazie anche alle illustrazioni di Kitagawa Utamaro, l’ambiente impressionista e post-impressionista della Parigi del secondo Ottocento (Edmond de Goncourt le riservò il capitolo più lungo della sua fortunata, e consultatissima dai pittori francesi del tempo, biografia di Utamaro, intitolata proprio Outamaro. Le paintre des maisons vertes).

Gli Annali appaiono anche in traduzione italiana, per merito di Gian Carlo Calza, che ne ha curato l’edizione per Electa (Utamaro e il quartiere del piacere, traduzione di Lydia Origlia, 100 pagine).

Ikku, un ex samurai convertitosi alle lettere, vanta una produzione vertiginosa. Sono circa trecentoventi i suoi romanzi: romanzi rosa, erotici e soprattutto comici. La sua popolarità è legata al ciclo picaresco che ha per protagonisti Kitahachi e Yajirobei, due ribaldi vagabondi sempre alle prese con avventure a base di sesso, bevute, truffe e gozzoviglie, a cui lo scrittore dedicò, nell’arco di vent’anni, ben quarantatré volumi. Uomo scontroso e violento nella vita privata, Ikku avrebbe secondo la leggenda ordinato che, alla sua morte, la veste gli fosse imbottita di fuochi d’artificio prima di essere posta sulla pira funebre, così da giocare un’estrema beffa ai convenuti alle esequie.

Gli Annali riferiscono usi e caratteristiche delle case verdi, ossia del quartiere delle cortigiane di Edo (l’odierna Tokyo). Pubblicati nel 1804, fanno seguito a molti altri testi del genere, tra cui il best seller Libro illustrato di bellezze delle case verdi al paragone, che conteneva, come rammenta Gian Carlo Calza, “i ritratti a colori e a tutta figura delle cortigiane più celebri all’epoca. Era l’equivalente del catalogo di un’importante agenzia di modelle o di attrici, ma pubblicato in molte centinaia di copie e distribuito commercialmente”.

Il volume di Ikku era però una cosa diversa: “era sostanzialmente – spiega ancora Calza – un libro di gossip per addetti ai lavori, era cioè da leggere soprattutto tra le righe. Mirava però a un pubblico ben più vasto di chi avrebbe potuto concedersi di metterlo in pratica, quelli non ne avevano bisogno: erano coloro che tra le signore delle case verdi già sapevano come muoversi, ma anche per loro sarebbe stato stimolante riconoscervisi, seppure indirettamente. Fu quindi concepito per far sognare chi non poteva vivere quel che veniva descritto o, in qualche caso più raro, per ricordare”.

E Utamaro? L’illustrazione degli Annali è una delle ultime opere di questo maestro della pittura giapponese (forse il maggiore, dopo Hokusai; ed “il più acclamato artista della bellezza femminile in Asia”): morirà, infatti, solo due anni dopo. Nel 1804, egli ha oramai raggiunto le vette della fama, anche come autore di immagini e scene erotiche (il suo Canto del guanciale è senza dubbio il più celebrato tra gli album di stampe osé editi nel Paese del Sol levante). E ciononostante, compie l’impresa di dar vita ad un estremo capolavoro.

“Utamaro – sottolinea Gian Carlo Calza – interpreta i temi proposti da Ikku con la sua conoscenza diretta del quartiere e la frequentazione delle cortigiane. Certo, la sua gloria si manifesta soprattutto nei ritratti, sia quelli a figura intera sia quelli a mezzo busto, sui fogli grandi degli anni Novanta. Eppure nelle Case verdi, benché con uno spazio ristretto per le immagini, con gruppi in movimento su ogni pagina, con i colori limitati per contenere i costi di un’edizione popolare, riesce a rinnovare la sua freschezza delle origini e dispiegare la propria arte”.

 

 

La bambola della prostituta bambina

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Kitagawa Utamaro, illustrazione per gli Annali delle case verdi

Una cortigiana “sorella maggiore” conduce alla casa due “sorelle minori”. Le “sorelle minori” entravano nelle Case verdi come apprendiste a dodici-tredici anni, e vi rimanevano sotto la guida di una “sorella maggiore” fino ai diciassette-diciotto, quando diventavano cortigiane a tutti gli effetti. Da notare la bambola tenuta in braccio dalla ragazzina in primo piano

 

 

Cortigiane in vetrina

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Kitagawa Utamaro, illustrazione per gli Annali delle case verdi

Alcune case verdi si affacciavano sulla strada, separate dall’esterno soltanto da grate, attraverso le quali i passanti potevano guardare e scegliere le cortigiane. In questa scena, vediamo in basso a destra un cliente che tratta con una delle ospiti, coprendosi il volto per non essere riconosciuto. Vicino a lui, un danzatore con la maschera di volpe (animale che rimanda a Inari, il dio della fecondità), accompagnato da un musicista. Secondo la tradizione, la cortigiana che veniva toccata da tale danzatore avrebbe avuto la sventura di rimanere incinta entro l’anno

 

Il cliente “traditore” costretto

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Kitagawa Utamaro, illustrazione per gli Annali delle case verdi

Utamaro descrive qui lo sbeffeggiamento di un cliente abituale, resosi colpevole di tentato tradimento con una cortigiana di un’altra casa. L’uomo è costretto a vestire un abito femminile e a portare un fiocco sui capelli. Sul volto, poi, gli sono stati dipinti con l’inchiostro lunghe sopracciglia e ridicoli baffetti. Il “fedifrago” si inchina chiedendo perdono, mentre le ospiti dello stabilimento, attorno a lui, lo canzonano e lo colmano d’invettive, in un’atmosfera di ilarità generale

 

 

 

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In un salotto appartato, un cliente si trattiene con alcune cortigiane, in attesa di mangiare

 

 

Kitagawa Utamaro, illustrazione per l’album Abbracciare Komachi

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kitagawa utamaro-l'inflessibile bastone dell'amore - la via collettiva

Kitagawa Utamaro, illustrazione per il volume L’inflessibile bastone dell’amore. La via collettiva

 

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