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Viaggio tra i misteri della lingua etrusca

Etruschi maestri di scrittura
Cultura e società nell’Italia antica

etruschi Coupe - Francia

La diffusione della scrittura etrusca è un tema affascinante che ci parla di introduzione di una lingua e di una cultura, quella del popolo etrusco, per mezzo di conquiste, contatti commerciali, scambi di idee, diretti o mediati, in tutto il bacino del Mediterraneo fra il VII sec. e il I sec. a.C.
Caratteristica saliente di questo idioma è che ad oggi, nonostante le grandi conquiste degli studi, benché si possa leggere con una certa facilità (utilizza un tipo di alfabeto greco), non è ancora ben compreso, soprattutto nei significati specifici delle parole, che non presentano parentele comuni con lingue antiche più note (specialmente quelle indoeuropee come il greco e il latino).
Questa arretratezza nella comprensione dipende essenzialmente dalla scarsa quantità di testi lunghi (in particolare dalla perdita di tutta la letteratura etrusca), e dalla brevità e ripetitività di altri tipi di testo di natura funeraria, giuridica o commerciale.
Tutto ciò ha contribuito a creare intorno alla lingua e al popolo etrusco un alone di mistero, alimentato anche da una distorsione eccessiva della loro immagine, derivata dagli scavi archeologici ottocenteschi che mirarono essenzialmente ad indagare i sepolcri, con tutto quello che ne consegue rispetto al tema della ritualità, e dell’idea immanente di preparazione meticolosa al momento della morte.
In questo senso anche la nota vicenda dell’origine di questo popolo trae alimento da una lingua che, anche agli orecchi dei contemporanei, pareva incomprensibile e arcaica.

Lamine di Pyrgi. Museo di Villa Giulia

Lamine di Pyrgi. Museo di Villa Giulia

Il liber linteus di Zagabria

Il liber linteus di Zagabria

Tavola di piombo con iscrizioni etrusche, da Pech Maho, Francia

Tavola di piombo con iscrizioni etrusche, da Pech Maho, Francia

Le recenti scoperte di epigrafi etrusche presso il sito di Lattes, Montpellier, che attestano la presenza stabile di probabili mercanti etruschi in suolo francese, il ritrovamento pochi anni orsono, a Cortona, del terzo testo etrusco più lungo al mondo, la Tabula cortonensis, nonché il progredire degli studi rispetto all’ultima mostra specifica, organizzata ormai oltre trenta anni fa, hanno portato il Museo del Louvre, il Museo Henri Prades di Lattes, e il MAEC di Cortona, da tempo legati da rapporti scientifici, a progettare una mostra, dal titolo Les Étrusques en toutes lettres. Écriture et société dans l’Italie antique.
Una scelta di documenti, tra i quali alcune testimonianze maggiori dell’epigrafia etrusca (dalla Mummia di Zagabria alle lamine di Pyrgi), e più in generale della pratica della scrittura nel Mediterraneo antico, illustrerà la diversità dei supporti e delle tecniche della scrittura, ma anche le acquisizioni della ricerca.
L’esposizione intende far luce su tutti questi aspetti, dimostrando, con un nuovo catalogo, il progredire degli studi nella sintassi e nella grammatica, attraverso una rilettura o nuova presentazione di molteplici epigrafi, alcune delle quali di novità assoluta.

Mostra dal 19 marzo al 31 luglio 2016 al MAEC di Cortona

 

Le iscrizioni della Tabula cortonensis

La Tabula Cortonensis è un manufatto in bronzo ritenuto dell’inizio del II secolo a.C. e ritrovato a Cortona in località Le Piagge nel 1992.

 

etruschi tabula

Vi è incisa un’iscrizione in lingua etrusca. Misura 28,5×45,8 cm ed è spessa circa 2–3 mm. La tavola sembra facesse parte di un archivio notarile privato, forse il tabularium posto nella parte più sacra della casa.
La Tabula presenta un manubrio a due ganasce con pomello sferoidale E’ realizzata in un bronzo alquanto tenero con un’alta percentuale di piombo per rendere più facile l’incisione. L’iscrizione è opistografa, riempe cioè tutta una faccia, con 32 righe di scrittura (recto), e prosegue sull’altra faccia (verso) con 8 righe, e rivela una incisione molto accurata delle lettere; l’alfabeto è quello usato tra la fine del III e il II secolo a.C. nella zona di Cortona, nel quale il segno per E retrogrado occorre in sillaba iniziale o finale per sostituire un antico dittongo. Complessivamente il documento presenta 40 righe di testo e 206 parole (fra le quali 55 vere unità di lessico e 10 forme di clitici, cioè pronomi, congiunzioni e posposizioni), terzo testo etrusco per lunghezza, dopo quello della Mummia di Zagabria e quello della “Tavola di Capua”.Si riconoscono facilmente due mani: uno scriba principale ha inciso le prime 26 righe del recto e tutto il verso; a uno scriba secondario si devono le ultime 6 righe del recto.
Fu esibita per qualche tempo in un luogo pubblico (archivio, santuario) e probabilmente appesa tramite il manubrio a due ganasce con pomello sferoidale ad un binario che ne consentiva la lettura fronte e retro. Successivamente, dopo essere stata asportata dal luogo di origine, fu rotta in otto parti e destinata alla rottamazione; i frammenti furono custoditi in un ambiente umido, insieme ad altri oggetti di ferro, di cui in più punti dei frammenti si conservano tracce (macchie e incrostazioni). La perdita dell’ottavo frammento non pregiudica la comprensione del testo in quanto conteneva solo alcuni della lunga lista di nomi trascritta alle righe 24-32 della faccia A, prolungata sulla prima riga della faccia B.
Unanimemente gli studiosi riconoscono nel testo un importante atto giuridico a causa della presenza dello zilath mechl rasnal, ossia del pretore di Cortona, il sommo magistrato della città con funzioni giuridiche. Secondo la recente interpretazione di Mario Torelli l’atto è scandito in 7 parti, tante quante sono le indicazioni nel testo con un segno a scala. Il testo fa in particolare riferimento ad una compravendita di terreni mediante rivendicazione pubblica fatta dall’acquirente sulla cosa alla presenza del venditore e del pretore che ne sanzionava, a fine processo, la transazione (in iure cessio nel diritto romano).
Nella prima sezione (faccia A, righe 1-7) Petru Scevas, personaggio di origini modesti (il gentilizio Petru deriva dall’omonimo nome individuale di origine umbra) cede terreni pregiati (si legge la parola etrusca vina=vigna) che passano nella proprietà indivisa dei Cusu figli di Laris, con una probabile indicazione di misure del terreno e della controparte in beni da parte dei Cusu.

 

Ecco il testo

et petruiśsceveś eliuntś v
inac restmc ceṇu tenθurśar cus
uθuraś larisaḷ[i]svla pesc spante tenθur
sa śran śarc clθ̣ịḷtersna θui spanθi ml
eśieθic raśna Σ iiii¢ (vacat) inni pes petruś pav
ac traulac tiur teṇ[θ]urc tenθa zacinat pr
iniserac zal // cś esịśverecusuθurśum p
es petruśta ṣcev[aś ] // nuθanatur lartpetr
uni arnt pini lart ṿ[i]pi lusce laris salini v
etnal lart velara larθalisa lart velara
aulesa vel pumpu pruciu aulecelatina se
tmnal arnza felśni velθinal vel luisna
lusce veluslna nufresa laru slanzu larz
alartlevelaveśaṛnt petru raufe // epru
ś ame velχe cusulariṣaḷ cleniarc laris
[c]ụsuḷ[a]risalisalarizac c̣ḷạṇ larisal petr
u ṣc̣ẹ[va]ṣ́arntlei petruś puia (vacat)
cen zic ziχuχe sparześtiś śazleiś in
θuχti cusuθuraś suθiu ame talsuθive
naś ratm θuχt ceśu tlteltei sianś spa
rzete θui salt zic frạtuce cusuθuraś la
risalisvla petruśc scevaś pesśtarχian
eś // cnl nuθe malec lart cucrina lausisa
zilaθmeχl raśnall[a]ris celatinalau
sa[cla]nc arnt luscni[a]rnθal clanc larz
a lart turmna salinạ[l lart celatina a] pnal cleniarc velχe [ – – – papal] śerc velχe cusu aule[sa – – – ] aninalc laris fuln[i – – – (?) cleina] rc lart petce uslnaḷ [ – – – ] inaθur tecsinal vel[θur titlni velθur] uś larisc cusu uslna[l – – – ].
Faccia B[modifica | modifica wikitesto] aulesalini cusual (vacat)
zilci larθal cusuś titlnal
larisalc saliniśauleṣla celtineitis
ś tarsminaśś sparzainθuχtceśu
ratm suθiu suθiusṿe velχeś cusuśa
ulesla velθuruś tịṭlniś velθurusla
larθalc celatinaśạp̣nạl larisalcce
latịṇạṣ́ ṭịtlnal.

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