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Vivere nel Settecento, a palazzo Mocenigo anche un percorso olfattivo



Nel prestigioso Palazzo Mocenigo di San Stae a Venezia verrà aperta una nuova mostra,  a seguito dell’eccezionale intervento di restauro e di riallestimento del Museo, che permetterà di rivivere, nelle diciannove sale, aperte al pubblico, la splendida atmosfera barocca della Venezia del XVIII secolo.

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La storia della dimora prende il suo avvio nei primi decenni del Cinquecento, e nel tempo fu oggetto di interventi di ampliamento e di nuove ristrutturazioni. Presenta, nelle due facciate esterne. una struttura molto composta ed equilibrata, con il ripetersi armonico di finestre trabeate, nella cui chiave di volta appare un mascherone. Il palazzo, al suo interno, come è facilmente presumibile guardando la disposizione delle finestre di facciata sul canale, presenta un salone centrale di rappresentanza, da cui si dipartono le stanze tra di loro comunicanti.

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La dimora nobiliare, dagli splendidi affreschi a soffitto, opera dei pittori settecenteschi  Jacopo Guarana (1720-1808), Giambattista Canal (1745-1825) e Giovanni Scajaro (attivo nella seconda metà XVIII secolo), fu lasciato in eredità, con  l’archivio e una parte degli arredi, al Comune di Venezia per disposizione testamentaria dell’ultimo discendente, Alvise Nicolò, con la clausola che il palazzo fosse utilizzato “per Galleria d’Arte, a completamento del Museo Correr”, unendo ancora il nome dei Mocenigo a quello dei Correr, come già avvenne con il matrimonio tra le due casate nel 1797. Solo però alla fine degli anni Settanta del XX secolo, con la morte della moglie del generoso testatore, il Comune di Venezia entrò in possesso dell’immobile e dei beni in esso conservati; dì lì a poco venne aperto al pubblico come Museo e fu inaugurato un Centro Studi di Storia del tessuto e del Costume.

Il recente progetto, avviato nel gennaio 2013, con il supporto della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna, del Comune di Venezia, e conclusosi in questi giorni ha avuto come coordinatore l’architetto, regista e scenografo Maestro Pier Luigi Pizzi, affiancato dalla direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, Gabriella Belli e della responsabile del Museo stesso, Chiara Squarcina.

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Nelle diciannove sale, poste nel piano nobile del palazzo, completamente rinnovate nelle tappezzerie e nei tendaggi, riproposti con ferrea fedeltà agli originali, sono esposte, in un incessante e sfavillante susseguirsi di colori, le tendenze della moda e del costume, tra cui spiccano tessuti, capi d’abbigliamento e accessori del XVIII secolo.  Appaiono anche esposti oggetti in vetro, provenienti dal Museo del Vetro di Murano e antichi merletti, avuti in prestito dal Museo di Burano. Ma ciò che aggiunge una “fragranza” in più a questo già ricco percorso espositivo è stata la scelta di inserire un itinerario olfattivo, dedicato al profumo e alle essenze, legame che fu sempre strettissimo con la città di Venezia, affidato a Mavive spa. In mostra è presente il primo manuale di cosmetica ,“I Notandissimi Secreti de l’Arte Profumatoria” scritto da Giovanventura Rossetti nel 1555 e preziosi erbari, tra cui l’Erbario Mattioli, di proprietà del Museo di Storia Naturale di Venezia. Partecipa anche al progetto la società tedesca di essenze Drom che ha creato le istallazioni di profumi, oltre a mettere a disposizione la propria collezione di Flaconi Storp, oltre 2500, alcuni databili fino al 2000 a.C..

Dunque una mostra unica in cui l’esperienza visiva, l’esperienza tattile che si avvia in noi anche solo osservando i tessuti, e l’esperienza olfattiva si uniscono in uno scenario malinconico e nello stesso tempo esuberante simile a quello che caratterizzò lo splendore della Venezia settecentesca, in cui lo sfavillio della luce che si rifletteva sui cristalli dei lampadari si univa all’oscurità delle calle inghiottite dal buio e dal silenzio dei canali.

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