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Zoi Gorman, quella bellezza olivastra nata nell’isola di El Greco. Video

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Foto tratta dal video dedicato alle riprese fotografiche condotte dal fotografo Stefano Brunesci

 

Pelle olivastra, grandi occhi castani, un corpo flessuoso. Figlia di un greco e di una scozzese, di cultura soprattutto britannica, residente nei Paesi Bassi, Zoi è nata a Creta (1985), l’isola di Minosse e del pittore El Greco. E il suo volto allungato pare proprio quello delle donne alle quai il grande artista fece il ritratto, portando con sè quel modulo di esplorazione della realtà visiva che aveva assorbito nell’isola natia.  “Sono stata cresciuta da una madre di fatto single in Scozia. Quindi sono una donna potenziata – dice, sicura di sé Zoi – Posso fare qualsiasi cosa!” . Forte dell’incoronazione del suo fisico stabilita dal titolo di Playmate nelle edizioni tedesca e olandese della rivista Playboy, Zoi è molto richiesta nelle occasioni mondane che lei adora. “Sono fortunata”, ammette. “Playboy è l’apice della fotografia erotica!”.

“Il mio nome è Zoi, Ζωή (zo-EE) significa vita in lingua greca. Io sono scozzese-greca. Risiedo nei Paesi Bassi, ma viaggio spesso nel Regno Unito, in Svizzera e in Belgio. Ho studiato ingegneria civile all’università, facendo, in quei tempi, la modella part-time. Sono diventata ingegnere, ma dopo un anno di lavoro, tirando le somme, ho stabilito che non potevo più andare avanti così, perchè mi annoiavo”.

Nel filmato, vediamo Zoi durante le pose per il fotografo Stefano Brunesci, italiano naturalizzato britannico, considerato uno dei migliori fotografi di moda e di nudo. “Ho iniziato a fotografare donne e ragazze quando avevo tredici anni – dice Brunesci- Ciò che è importante in questo tipo di fotografie non solo tanto – o solo – gli assetti tecnici, quanto la capacità di lettura psicologica del fotografo, in grado di far emergere il vero carattere, i moti dell’anima, della persona fotografata”. Anche per questo, nonostante operi in digitale, Brunesci utilizza photoshop soltanto per allineare alla visione umana lo scatto della macchina. Interventi minimi, pertanto. Per lui lo scatto è sacro. E non può essere profanato da elaborati interventi di post- produzione.

 
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