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Stefania Zorzi, legami. Fili, sesso, cuore e tutti i nostri cordoni. Che ci fanno vivere, che ci fanno morire

Maurizio Bernardelli Curuz ha voluto dettare al computer questo intervento, ritenendo che la scrittura rifinita appartenga a un’altra epoca e che il computer, negli errori di incomprensione del dettato, compia slittamenti semantici contigui al pensiero dell’autore. E dedica il testo a Stefania Zorzi, oggetto della sua stima

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Dove giungono queste corde questi cordoni, questi nodi, questi fili sottili o spessi che congiungono un giovane corpo leggiadro a un’oscurità interna, un qualcosa di buio e di caldo. Stefania Zorzi, ossessione, sorriso, grottesco, compie un’esplorazione di sé, raccordandola all’idea di corpo, nella nostra cultura. Molto femminile, peraltro. Molto di donna. Ora dovremmo risolvere questo bel problema, bello nel senso estetico, di tutti questi cordoni che appaiono nelle opere di Stefania. Essi non si riferiscono tanto e soltanto ad accordi di sangue pattuito che legano sentimentalmente la donna all’uomo e/o eccetera eccetera. Ma sono viscere essi stessi. Sono i cordoni ombelicali. Sono arterie e vene. Sono tutto di ciò che appare ingarbugliato nella scatola del nostro corpo che, in superficie, si appalesa invece per una superficie liscia e scultorea, bella come una statua, bella come il corpo nudo. E’ il dentro che atterrisce un po’. Il dentro che le ragazzine scoprono con il proprio corpo introflesso e floreale, con la vagina e con il menarca, e con la gestione del sangue mestruale. Verrebbe da aggiungere che il maschio, invece, esce gioiosamente fuori da sè, dal corpo. E che è senza meccanismi perchè la proiezione del sè è ben più rapida del pensiero che esso stesso possa esercitare su ciò che avviene prima dell’uscita. Stefania Zorzi esplora proprio questo legame indissolubile, soprattutto dalla donna, con la parte più interna del nostro corpo, ma anche nel pensiero caldo del legame. Ciò che risulta interessante è che non risulta mai ossessiva o dannata. Mantiene un atteggiamento di gioco e di gioia che non la porta mai a quell’angolo dell’esclusione o della disperazione che avevamo visto solo in una – o alcune? – sue immagini, nuda all’angolo. E ora quel quel cordone di lana rossa che fa tanto nonna di cappuccetto, costituisce letteralmente le fil rouge del nuovo ciclo artistico della Zorzi, la sua gioiosità e giocosità, ma, soprattutto, la sua capacità di costruire una scena senza che gliene sfuggano i lembi. Duro ed elastico risulta invece il cuore, al quale la giovane artista dedica capitoli esplorativi. Un sasso mal digerito. Un grumo informe di materia pulsante. Una concretezza misteriosa di materia. Il lavoro dell’artista bresciana – così viscerale ed intenso – si presta pure a letture coinvolgenti, ma più in superficie, di natura amorosa. I fili sono i legami che vanno e che vengono, che possono essere mutati in scrittura, cambiati nelle spire, ma che al tempo stesso si incardinano saldamente alla carne e al nostro interno. Chiedono di presiedere eternamente ad ogni azione fisica. Sotto il profilo dell’immagine sessuale, non potremmo dimenticare certi frame indicibili e nascosti dell’eros femminile che possono dischiudersi e poi richiudersi su proiezioni sadomaso, eppure mai collegati ad oggetti o situazioni pesantemente invasive. È come se Stefania chiedesse al proprio amante di aver legati i polsi con un semplice filo di lana rossa e che lui le racconti una fiaba. Un filo che la lega per qualche minuto e dal quale può liberarsi con una semplice divaricazione dei polsi.

Stefania Zorzi
Legami
Galleria Ramera Arte Contemporanea, via Moretto 2/b Brescia
Dall’08/04/2017 al 06/05/2017
Inaugurazione Sabato 08/04/2017 alle ore 18.30

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