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Archivi giornalieri: 7 marzo 2018

Pelle, roccia e sabbia: le fotografie di Walter Belfiore. Il video

Walter Belfiore è un fotografo argentino di origine italiana, che lavora sul nudo artistico, attraverso dissonanze percettive - il liscio e il ruvido, la morbidezza e la petrosità - con il fine di creare contrasti naturali, che colpiscono lo spettatore, sempre attraverso un approccio statuario al problema rappresentativo. Di particolare suggestione alcuni controluce che creano un ulteriore approccio oppositivo tra lontane polveri, sassi, rocce e la lucentezza serica dei corpi femminili a belfiore 2

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Justine di De Sade, il Bene viene inesorabilmente deriso e punito. Le immagini

Alcune opere del pensatore francese furono dotate, sin dalle prime edizioni, di ottime ed eloquenti illustrazioni. Tra queste, Justine o le disavventure della virtù, romanzo del 1791; si tratta della seconda versione di Justine, precedente alla terza e definitiva intitolata La nuova Justine, pubblicata otto anni dopo. Il racconto, in prima persona, narra di una giovane, Justine, di nobile lignaggio. Rimasta orfana diviene molto devota al Cristianesimo e intende vivere secondo la virtù. Ma la ragazza subirà passivamente ogni sorta di violenza da personaggi sempre più perversi che la coinvolgeranno in orge, assassinii e torture. Ciascuno di essi, per licenza poetica dell'autore, le concederà un discorso esemplificativo circa la motivazione della natura crudele, propria e dell'essere umano. La ragazza puntualmente e fortunosamente riuscirà a scampare alla morte certa

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Le Croci di Giotto – Analisi tecnica e stilistica del restauratore, le convergenze con Assisi

Dopo le polemiche tra studiosi che avevano tolto al maestro toscano la paternità di una parte consistente del ciclo assisiate, assegnandola al romano Cavallini, una nuova prova a favore dell'allievo di Cimabue - Il restauro della Croce di Firenze ha permesso di studiare nel dettaglio il volto di San Giovanni e i panneggi che trovano straordinario riscontro nelle opere umbre del cosiddetto Maestro delle Storie di Isacco.

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Jonas Bendiksen, il fuoco di ghiaccio. Catastrofi e respiro poetico della natura

Il fotografo norvegese è particolarmente impegnato in una ricerca che evidenzia, da un lato, l'arrivo assurdo di relitti della civiltà industriale - rappresentata da rifiuti - e, dall'altro, la sopravvivenza di antiche modalità di integrazione dell'uomo nella natura, secondo un rapporto assolutamente non invasivo. Questa è una parte della sua attività, che vedremo nel filmato

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San Cristoforo, il gigante gentile che trasporta il Bambino

L'immagine di san Cristoforo offriva ai viandanti, secondo le credenze medievali, una celeste protezione nel viaggio o negli spostamenti quotidiani. Numerose chiese o santuari, specie nell'arco alpino e nelle prealpi, sono dominate, nella facciata esterna da dipinti del santo che assumono dimensioni ragguardevoli, fino a coprire ampie estensioni di intonaco. San Cristoforo -come suggerisce il nome in latino Christum fero, porto Cristo - reca sulle spalle Gesù bambino, facendogli attraversare un fiume. L'immagine di Cristoforo oltre a proteggere i viandanti poteva fungere da insegna per piccoli ospedali o ricoveri - xenodochi - nei quali i viaggiatori potevano trovare rifugio

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Michelangelo e il Novecento. Le proiezioni del Nichilismo e della reificazione Pop

"Merciful Dream (Pietà V)" di Jan Fabre, realizzata in marmo bianco di Carrara, riproduce la celeberrima Pietà del 1499 in scala 1:1. L’iconografia, che prevede il volto della Vergine trasformato in teschio e quello del Cristo sostituito dal ritratto dell’artista, apparve ad alcuni, durante la prima presentazione veneziana del 2011, irrispettosa, quando non addirittura blasfema. Altri ne videro una toccante meditazione sulla morte, rappresentazione quanto mai umana del dolore materno, della disperata richiesta di poter barattare la propria morte con quella del figlio

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Nicola Samorì – La cancrena delle statue e di ogni grande grande bellezza

Il male pervade, baconianamente, i volti dei personaggi dell'artista. Una cancrena oscura, un lupus smembra e dilania non solo l'identità individuale, ma il modo tradizionale di fare pittura e scultura, che risulta proibito dalla contemporaneità. Per cui l'unico atto resta la profanazione, intesa come violenza e dialogo con la divinità del passato. Restano la maledizione, il silenzio, il graffio, il vomito, la rabbia

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