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Archivi giornalieri: 7 maggio 2018

Tanti auguri, mamma. Tenere scene d’amore materno nella pittura

La libertà di "sentire" e di manifestare pubblicamente l'affetto, la libertà d'amare senza etichetta e senza temere d'offendere, con questo amore, il trasporto divino, si impose tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Fu anche questa una grande rivoluzione, interpretata con dolcezza e intensa introspezione dai pittori, che, un tempo, avevano quasi esclusivamente rappresentato l'amore tra Maria e il Bambino.

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Arcani ebraici in pittura. Scritte misteriose di ascesi o condanna

Da Mantegna a Rembrandt, passando per i segreti della Cabala. Quando l'Occidente accolse in libri e dipinti la lingua dei Profeti per rappresentare la voce di Dio e i misteri del Cosmo.Nel Rinascimento gli antichi caratteri ebbero un grande successo. Il caso di Isabella d'Este e del suo pittore di corte. La presenza di elementi alfabetici ebraici è fitta nelle illustrazioni di libri ermetici o alchemici, anche perchè si riteneva che Mosè fosse il fondatore della scienza alchemica. L'origine della cabala è attestata dagli stessi autori cristiani delle origini, come Paolo, Origene e Ilario. Si dice infatti che, dopo aver conferito la Legge, che fu trascritta nel Pentateuco. Dio abbia svelato a Mosé tutti i misteri in essa racchiusa, raccomandandogli di non metterli per iscritto, bensì di rivelarli a voce ai propri successori, affinché costoro, a loro volta, facessero lo stesso

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Il funerale nell’arte – Manet dipinge le esequie di Baudelaire

Questo capolavoro di Manet rimase così, in stato d'abbozzo, dotato di una forza malinconica struggente. L'artista volle rappresentare il funerale del poeta Charles Baudelaire, che venne celebrato il 2 settembre 1867. Edouard Manet, a differenza di altri amici che dovevano ancora tornare dalla villeggiatura o che erano rimasti a casa per un temporale estivo minaccioso, fu uno tra i pochi intimi del poeta ad essere presenti alla cerimonia

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El Greco, quotazioni gratis. Le opere e i risultati d’asta. Un viaggio appassionante

Un viaggio, quello dell'artista, che prende il via dalle coste cretesi e che, passando attraverso i principali centri del rinascimento italiano, si conclude nella città di Toledo, in Spagna. Tutto ha inizio nel 1541, anno in cui il pittore nasce a Creta, una terra divisa a metà tra la tradizione figurativa postbizantina e la maniera latina, diffusa nell’isola dai veneziani, che detenevano allora il controllo del territorio

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I tre colori della semplicità. La composizione di Gualtiero Marchesi

Le penne bianche, gli asparagi verdi e il tartufo nero: tre elementi semplicemente saltati in una noce di burro, lasciando loro la possibilità di esprimere il proprio valore intrinseco. Pur restando separati, gli elementi stanno benissimo insieme, dimostrando come la libertà non presupponga solitudine né isolamento. La semplicità concilia autonomia e compagnia, palesandosi per quel che è.

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Mantegna e Bellini secondo Ermanno Olmi

Il progetto, generosamente realizzato e studiato in tutti i particolari dal regista, tenne conto non tanto e non solo dei valori emozionali di questi due straordinari dipinti – tasselli  fondamentali della pittura rinascimentale in Italia settentrionale –, ma fu delineato anche secondo  un’attenta valutazione dei dati storici e di quelli compositivi, con particolare attenzione ai valori  prospettici, luministici, cromatici e iconografici, oltre che alle problematiche conservative

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La funzione espressiva delle mani e dei gesti nel cinema. Un percorso nel Novecento. Il video

Mentre il teatro richiede il gesto ampio ed eloquente, il cinema - che opera in riprese ravvicinate -  ripristina il gesto naturale che, nell'ambito espressivo, troviamo spesso nella pittura figurativa. La mano che indica appartenne in modo profondo al piano della comunicazione teologica in Leonardo. Quanto la mano che protegge. Nel filmato vedremo invece le principali principali ed eloquenti espressioni del linguaggio manuale

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“Ho preso un granchio”, cosa vuol dire e da cosa deriva

Oggi si presuppone che chi "prende un granchio" lo faccia per puro errore, per l'incapacità - metaforica - di gettare la propria rete nel braccio di mare giusto. Così la breve frase significa "ho commesso un errore, ma involontariamente", "ho avuto una svista", "credevo di aver capito e invece sbagliavo, ma senza volerlo". La locuzione mette in luce il pieno riconoscimento dell'errore stesso e contiene, dell'origine, una sorta di appello a chi ascolta di perdonare l'errore stesso, in quanto esso appartiene all'alea della vita

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