Archivi Mensili: giugno 2019

Nella reggia di Sua Maestà Carlo Pepi, il cacciatore mondiale di falsi Modigliani

Tra i fondatori e poi direttore della casa di Modigliani a Livorno, diede le dimissioni dall’incarico perché in disaccordo su alcune attribuzioni avallate da altri, i nomi non servono, nel novero dello staff. Da decenni ormai difende strenuamente quel mondo, che fu suo a pieno titolo, denunciando ogni nuovo falso e, purtroppo, ne compaiono senza soluzioni di continuità. Fu Jeanne la figlia di Dedo, così chiamano confidenzialmente a Livorno Amedeo Modigliani, a volerlo negli Archivi Legali da lei fondati e a ribadire il suo desiderio di averlo ancora al fianco in una lettera scritta il giorno prima della sua tragica morte conferendogli, in qualche modo, una sorta di investitura morale

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Le ombre di Caravaggio. Ecco come il pittore otteneva la massima verità

Maurizio Bernardelli Curuz: "Caravaggio punta al massimo risultato. Non deve seguire un protocollo accademico. Non deve documentare nulla, del processo creativo. Vuole raggiungere un risultato che crei ammirazione sconcerto. Quindi utilizza tutto ciò che possa consentirgli di raggiungere il risultato migliore. Disegni, lacerti di tele, sagome, cartoni, mascherine, ombre, sigilli impressi sull'imprimitura, piccoli calchi, dita, vernici, pennelli grandi e pennelli da miniatore. Oggi ragioniamo per protocolli sempre più assillanti. Per schemi. E sembra spiacerci che Caravaggio abbia disegnato, usato stencil e ombre. Vorremmo che avesse fatto immagini gigantesche in pochi secondi, utilizzando il solo pennello. Perchè lo mitizziamo. Le ombre  le utilizzavano gli antichi. Plinio il Vecchio dice..."

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Cassoni e cassapanche nuziali – Splendide storie d’amore dipinte da grandi pittori

Mentre i poveri appendono i propri stracci alle lunghe sbarre che corrono lungo i muri nudi delle loro camere, i patrizi ripongono suppellettili preziose all’interno di cassoni lignei commissionati in occasione di nozze blasonate. Durante il Rinascimento, i cassoni nuziali diventarono supporto per i preziosi dipinti di maggiori maestri dell’epoca, a cominciare da Sandro Botticelli. Storie per immagini, tra elogi al pudore e allusioni salaci.

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L’uccello di Leonardo e le “teste de cazo” nell’arte del Rinascimento

La testa fallica ci pare rappresentazione del: Totus. in. Toto. et. Totus. in. Qualib(et).Parte. Evocazione scolastica dell’essenza dell’anima: “tutto in tutto, e tutto in qualsiasi parte” idea che arriva a Firenze nel 1439 con le casse dei libri caricate sulle venti mule che si dice seguissero il Cardinale Bessarione. Nelle corde di Leonardo certamente, in quelle di Salviati non sappiamo e comunque idea che mutua dall’antico ben prima della nascita di Salviati

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Testa di cazzi, maiolica di Francesco Urbini (1536). Fu tratta da un disegno di Leonardo?

In anticipo su Arcimboldo, Francesco Urbini, realìzzò questo composito "tutto che diventa uno", nel 1536, dipingendo un volto con la giustapposizione di un considerevole numero di peni, accolti su un piatto fondo di maiolica di Casteldurante. Si ritiene che questi giochi di composizione possano essere fatti risalire all'epoca di Leonardo, soprattutto come elementi giocosi

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Anna Dormio, sparare al cielo con fotocamera e pistola per lacerare sublime e pittoresco

L’opera esibisce il cielo nella sua ripetitiva quotidianità. I cieli sono stati fotografati in varie parti del mondo, in maniera ossessiva, talvolta giornalmente. Secondo un procedimento illusivo il cielo, astratto, impalpabile, immateriale, inesistente, viene sparato una prima volta con il “click” della macchina fotografica istantanea, ottenendo il risultato reale, fisico (e bidimensionale) di quel che solo l’occhio umano è in grado di vedere: un cielo azzurro costretto tra quattro margini. In seguito i cieli sono stati sparati con una pistola a piombini ad aria compressa, lacerando immediatamente la verginità di tale sublimità. La cronaca della crudeltà è rivelata ma questo atto di violenza risulta essere ancora una volta fallimentare e nullo

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Le magnifiche slitte inventate e disegnate da Arcimboldo

La fortuna di Giuseppe Arcimboldo , Arcimboldi o Arcimboldus (Milano, 1527-1593), pittore manierista, è legata ai numerosi ritratti impropri ricavati dall’accostamento di elementi naturali – frutti, animali, pesci – o prodotti dell’uomo, che, giustapposti, o visti ribaltati, denotano un volto umano. Grande pittore e disegnatore - pure sotto il profilo tecnico - eccelse nell'invenzione, recuperando alcune suggestioni leonardesche e rilanciandole con arditezza, soprattutto all'interno della corte imperiale di Praga, dominata dall'alchimia e dal pensiero neoplatonico. Di rilievo l'invenzione di diverse slitte sontuosamente decorate, che furono ideate,si pensa, proprio durante il suo soggiorno nella lontana capitale. Eccole

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Il mistero delle due Gioconde. Una Monna Lisa più giovane? O Ginevra de’ Benci?

La seconda opera potrebbe essere un ritratto di Ginevra de' Benci, protagonista di un celeberrimo dipinto di Leonardo da Vinci. La vicenda complessa dell'opera. La lettura e la transcodifica di presunti anagrammi che consentirebbero una narrazione della vita della giovane donna. Meccanismo che non potrebbe essere distante dal maestro, appassionato anche d'enigmistica

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Elisabetta Erica Tagliabue. La Terra alla ricerca di una nuova, candida armonia

L'artista: "Suddivido in tasselli le mappe di città appartenenti ai cinque continenti e li combino, mostrando la visione simultanea di un organismo in continua trasformazione. Segni, punti ed andamenti, dialogano tra loro alla ricerca di una nuova armonia. L’accostamento di elementi visivi statici e dinamici, disegna un processo di alterazione ed adattamento, assimilabile ai continui interventi dell’uomo sull’ambiente. Ogni uomo lascia il proprio Segno sulla Terra, compiendo quotidianamente scelte ed azioni".

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