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Adolphe Monticelli – Il pittore povero, amato da Van Gogh


Accanto ai paesaggi puri, senza figura, materici e brillanti, resta una produzione trasognata di boschi e grandi giardini, reinterpretati modernamente con impasti luministici, senza disegno, come certi bozzetti di Delacroix ; un’ossessione per dame e cavalieri, per luoghi – di derivazione rocaille – dominati da un’eleganza profonda e da giochi mondani; quasi un presagio surrealista. Adolphe Joseph Thomas Monticelli (1824 – 1886), pittore francese appartenente alla generazione precedente a quella degli impressionisti, fu molto osservato da Van Gogh, fino a diventare uno dei suoi punti di riferimento che furono come è ben noto, plurimi, dalla pittura olandese del Seicento agli impressionisti – ma solo per la tavolozza chiara e non per la filosofia dell’istante -, dall’arte  giapponese al concetto di spiritualismo simbolista di Gauguin. In particolare il pittore marsigliese fu un punto di riferimento per Van Gogh nell’ambito cromatico, che si rivelava intenso nella pittura di fiori. “Monticelli – scriveva Van Gogh nel 1888 al fratello Theo – prendeva qualche volta un mazzo di fiori per avere il pretesto di concentrare su una sola tela la gamma dei suoi toni più ricchi e meglio equilibrati”

Una delle opere di Monticelli a cui si riferisce Van Gogh nella lettera al fratello

Una delle opere di Monticelli a cui si riferisce Van Gogh nella lettera al fratello


 

Monticelli era nato a Marsiglia, prima registrato come figlio di nessuno, e affidato a una famiglia di contadini., fino al 1835, quando i suoi genitori, caduto il veto del nonno paterno, avevano potuto finalmente sposarsi, riconoscendo il bambino. Le origini della famiglia erano milanesi, prima, torinesi, poi. Un antenato del pittore si era trasferito a  Marsiglia nel Settecento, per rifarsi una vita, dopo la morte della moglie e della figlia.

I Monticelli appartenevano alla piccola borghesia. Nella città del Midi il futuro pittore aveva  frequentato l’École de Dessin Municipale e si era trasferito poi a Parigi per proseguire il percorso formativo. Qui era stato allievo di Paul Delaroche, alla Scuola di Belle Arti, aveva tratto copie dai maestri del Louvre e ammirato l’opera di Eugène Delacroix . Nel 1855 aveva incontrato Narcisse Diaz , membro della scuola di Barbizon , e i due, spesso avevano dipinto insieme nella foresta di Fontainebleau . Che significa il contatto con l’ecole de Barbizon? Significa uscire dallo studio per dipingere dal vero, di fronte al modello naturale, secondo quella linea che, di lì a qualche anno, avrebbe portato al fenomeno impressionista. Monticelli spesso aveva adottato la pratica di Diaz di introdurre nudi immaginati o figure elegantemente vestite nei suoi paesaggi, con un singolare effetto straniante. Dopo il 1870 , Monticelli tornò a Marsiglia , dove sarebbe vissuto in povertà, nonostante una vasta e interessante produzione.  Un trasferimento che costò molto al pittore. Sarebbe bastato qualche anno, ancora a Parigi, per agganciare il nuovo mercato impressionista. Eccentrico ed evidentemente segnato dai traumi di un’infanzia non lineare, il pittore sviluppò negli ultimi anni comportamenti che furono segnalati dai contemporanei come frutto di un profondo disagio mentale. Al punto che van Gogh stesso, avvertendo diventare più acuta la sua sofferenza mentale, si augurava di non far la fine di Monticelli.

 

 

 

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