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Amedeo Modigliani, vero il bozzetto. Lo dice il Tribunale. La storia dell’arte la fanno i giudici

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Amedeo Modigliani vero il bozzetto (Fot. 1) lo dice il Tribunale

di Roberto Manescalchi

Eros e Thanatos, amore e odio, vita e morte, giorno e notte, bene e male e potrei continuare all’infinito, ma non mi interessa affatto. Quel che mi interessa invece è il principio e o la teoria, non so bene quanto dimostrata, che esistano i contrapposti uno in funzione dell’altro e che gli stessi siano intimamente legati. Si dice infatti, ma non ne sono certo, che non possa esserci paradiso senza inferno e viceversa. Avevamo in testa la dicotomia in essere tra disegni meravigliosi (il cui autore risponde al nome di Amedeo Modigliani) e scarabocchi brutti e squinternati (disegni falsi di Amedeo Modigliani); Dipinti costruiti con l’infinita sapienza della costante di Fidia e inimitabili (dipinti di Amedeo Modigliani) e croste di chi malamente si ostina ad imitarlo (dipinti falsi di Amedeo Modigliani). Opera senza senso di chi spesso, al massimo, pensa che phi sia una semplice lettera di alfabeto. Non si fa più differenza ormai tra gli alfabeti, sembra che siano tutti uguali e così è successo anche che, nel mondo del Dio danaro, la civilissima Europa, abbia assistito e forse ne sia stata concausa, al fallimento della patria di Platone.

A sinistra: il bozzetto autenticato con sentenza dal Tribunale di Venezia. A destra: il dipinto di Modigliani, conservato al Metropolitan Museum

Il tribunale di Venezia richiesto di un “accertamento tecnico preventivo ATP” (1) ha decretato autentico un bozzetto che prima era un bozzetto dipinto, crediamo con dubbi, da Modigliani ed ora, invece, in virtù dell’intervento dell’ufficio giudiziario, è certamente dipinto da Modigliani. La legge è sacra e va rispettata e mai ci permetteremmo di dissentire che poi pare anche che l’accertamento sia accompagnato e a seguito di anni di studi e autorevoli perizie. Al Phi con una bella dose di decimali di chi è stato allevato da pierfrancescana cultura, con sofisticate e raffinate chiavi di lettura (chi è modesto ha spesso ottimi motivi per esserlo ed il sottoscritto modesto non è), tuttavia, il nuovo vero Modigliani non piace. Potrei continuare e parlarvi di Lèopold Zborowski nell’articolo in (1) definito “mecenate” (certo lo fu nei confronti di Clemente Amedeo Modigliani di cui fu indubbio amico corrisposto… il nostro gli dedicò diversi ritratti Fot.2, Coll. Privata Parigi; Fot. 3, Museum of Fine Arts, Houston)

Fot.2

Fot.3

ma se le parole hanno tutte significato e semantica precisa occorrerebbe aggiungere a mecenate, che tutto non comprende, anche e almeno che Zborowski beneficiò largamente della celebrità postuma di Modigliani. Si favoleggia che abbia cominciato la vendita delle opere a funerale ancora in corso e di certo accumulò una fortuna. Perse però tutto durante la crisi economica del 1929, morì nel 1932 in miseria e con qualche necessità. Il bisogno come dicono in Toscana aguzza l’ingegno e i falsi Modigliani hanno presto cominciato ad essere posti in circolazione. Faccio illazioni? Neanche per sogno! Ipotesi! Solo lecite ipotesi di studio. Considero quello del mercante d’arte il più nobile dei mestieri. Il mercante d’arte compra e vende bellezza e non esiste al mondo negozio più bello di una galleria d’arte se poi a gestirla fosse una Venere il vostro vecchio satiro sarebbe sempre in loco. Ecco bellezza è proprio per via della bellezza…, nella fattispecie e oggi, sul retro, la scritta di Zborowski certamente autentica (lo certifica il Tribunale) è apposta su un altrettanto certamente autentico (sempre per lo stesso motivo) Modigliani che però non mi piace… che secondo me non è bello. È l’autentica che il mercante appone sul “non mi piace” che da luogo all’ipotesi, ma le ipotesi non documentate e provate lasciano il tempo che trovano e prontamente le abbandono. Certamente, invece, nessuno può certificare anche che il bozzetto sia bello che qui ci incamminiamo per altri preziosi e impervi (non per me) sentieri. Si perché, vedete cari amici, i periti vi potranno anche certificare che i materiali sono identici e compatibili che l’ andamento della pennellata è lo stesso e via col vento.
Anche Giampietrino imitava il maestro e usava gli stessi materiali, ma non è Leonardo e così operando si rischia di confondere il culo con le quaranta ore (uno è particolare anatomico e volendo anche astrazione che, in quanto buco, si porta dietro una bella dose di inconsistenza seppur fortemente attenuata dal contorno e l’altra è pratica devozionale e o rivendicazione sindacale di anni trascorsi se più vi aggrada). Certamente Leonardo non è Giampietrino e, se permettete, se non ve lo volete sentir dire da me se è un Leonardo o un Giampietrino chiedetelo pure a chi vi pare, ma almeno che sia un cultore di storia dell’arte e non un chimico! Benvenuto al nuovo autentico bozzetto di Modigliani, quindi, che, secondo me, fa schifo (più che non mi piace) e che non mi pare degno del risultato finale del progetto dell’artista il ritratto di Jeanne Hébuterne conservato al Metropolitan Museum of Art di New York (Fot.4). Non mi piacciono mille cose di questo bozzetto di Modigliani. Due su tutte la curva del dorso di Jeanne colta, raffinata e perfetta nella prova finale, quanto interrotta e pasticciata nel bozzetto e similmente la curva esterna che parte dal collo e arriva al polso destro di Jeanne meravigliosamente unica al Metropolitan quanto incerta e spezzettata nel bozzetto. Ma è un bozzetto direte voi? Certamente! Brutto e incerto certamente perché abbozzo che sia autentico… lo è per legge! Ricominciamo: Disegni e scarabocchi; Dipinti e ciofeghe; bozzetti e… ? Presto ad ogni obiezione del Connoisser si potrà contrapporre: “… è un bozzetto!” Affermazione taumaturgica e salvifica che giustificherà di tutto e di più. Bozzetti e… di tutto e di più! Ma il mondo è questo e bisogna prenderne atto. Ci sarebbe la logica che a fronte di circa 400 dipinti del maestro livornese (considerati nei vari repertori) ci propone, a distanza di soli 99 anni dalla morte, non 50/60 bozzetti di opere conosciute, ma quest’unico esemplare. Noi eravamo convinti, chissà perché, che la redazione di un bozzetto preparatorio non fosse nel modus operandi di Dedo… non si finisce mai di imparare. Impossibile ormai discernere tra vero e falso in questo mondo dove tutto è virtuale e che di reale poco conserva. Poi a pensarci bene anche una volta del resto c’erano imbonitori, maghi, cartomanti e divinatori di palle di vetro. Ti scrivevano dietro una foto: Secondo me (gli inglesi – di cui non ti potevi minimamente fidare che nel regno di Albione la bellezza è da sempre evanescente e perfida – in my opinion) il dipinto riprodotto in questa foto è di Amedeo Modigliani. Prendevano la loro onesta cagnotta (confrontate il vocabolario della Crusca che non ho più voglia) e non erano perseguibili che non si può mandare a processo un fabbricante di sogni. Poi c’erano gli altri… quelli che ti scrivevano il perché il dipinto è o non è di Amedeo Modigliani o di Caravaggio o di Leonardo. Nella fattispecie oggi e in questo caso potrebbero essere i Carlo Pepi, i Marc Restellini, i Christian Parisot (che, comunque è un grande esperto e Modigliani lo conosce più che bene), Kenneth Wayne, io? Si si sono immodesto e contateci che arrivo tra poco per stare assieme a loro. Loro che dicono del bozzetto? Di Restellini, Parisot e Wayne non mi è dato di sapere ma Pepi scrive chiaro e netto sulla sua pagina Fb: “Prendo atto della decisione del Tribunale di Venezia basata sulle opinioni di svariati periti. La mia opinione rimane quella già espressa in passato, che non si tratti della grafia, della levatura di Amedeo Modigliani.” Che nostalgia la nostalgia dei tempi di quelli che scrivevano il perché (stante che il bozzetto è autentico chi sarà il soprintendente che scriverà la notifica del brutto anatroccolo?)… loro, quelli che motivavano, eleganti ed irraggiungibili giocavano ad altri tavoli, andavano in gondola a Ca’ Vendramin Calergi e la cagnotte (rigorosamente in francese) la davano non la prendevano che per un giocatore serio non conta vincere o perdere conta giocare e che il gioco continui! Dimenticavo… Le slot machines non c’erano e Modugno intonava:

Galleggiando se ne van
Un cilindro
Un fiore e un frack.
Galleggiando dolcemente
E lasciandosi cullare
Se ne scende lentamente
Sotto i ponti verso il mare
Verso il mare se ne và
Chi mai sarà, chi mai sarà
Quell’uomo in frack
Adieu adieu adieu adieu
Addio al mondo
Ai ricordi del passato
Ad un sogno mai sognato
Ad un’attimo d’amore
Che mai più ritornerà

(1)https://www.veneziatoday.it/attualita/bozzetto-modigliani-autenticato.html

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