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Martino Borgogni, "Che rabbia", 2013. fotografia digitale su forex, 50x70. Opera al primo posto della sezione fotografia, over 25, del Premio Nocivelli

Borgogni, un nuovo modo di disegnare con la luce

Stile Arte intervista Martino Borgogni, che si è aggiudicato il primo posto nella sezione fotografia, categoria over 25, del Premio Nocivelli 

Iniziamo con una breve scheda anagrafica. Sotto il profilo della produzione artistica può immediatamente specificare il suo orientamento stilistico ed espressivo?

Sono nato nel 1973 a Firenze dove vivo e lavoro. Non conosco il mio orientamento stilistico, però posso dire che quando inizio una fotografia il mio desiderio finale è quello di ottenere un’immagine che porti con se il fascino della prima fotografia che ho tenuto in mano da bambino. La sensazione di poter toccare per sempre quello che vedono gli occhi, mi ha sempre dato un’idea di immenso.

Il lavoro che faccio è quello di togliere tutto quello che non serve all’immagine che voglio vedere. Le nostre macchine fotografiche con la loro “altezzosa definizione” infarciscono di dettagli inutili le immagini, distogliendo l’attenzione dalla forma del soggetto e dal suo significato.

Nell’ambito dell’arte, della filosofia, della politica, del cinema o della letteratura chi e quali opere hanno successivamente inciso, in modo più intenso, sulla sua produzione? Perché?

Per mia fortuna tutti i giorni trovo degli idoli da adorare. Ascolto molta musica, leggo un libro a settimana, guardo un film tutte le sere, penso all’arte in ogni momento, la politica mi rende costantemente arrabbiato ma cerco di prenderla con filosofia!

Sono cresciuto cercando di capire da dove provenisse la luce che illumina le opere del Caravaggio, sono rimasto incantato dalla magia dei fiori di Ogawa e dalla semplicità delle forme di Hokusai, non mi stanco mai di rivedere Avalon di Mamoru Oshii, la sua fotografia non è mai stata vista prima in nessun altro film. Ammiro la poesia che improvvisamente esplode tra le righe dei racconti di Raymond Carver.

Può analizzare nei temi e nei contenuti l’opera da lei realizzata e presentata al Premio Nocivelli, illustrando le modalità operative che hanno portato alla realizzazione?

La mia opera si intitola “che Rabbia”, e vuole essere un’immagine di protesta contro l’educazione di questo sentimento.

La rabbia è un’emozione primitiva basilare dell’uomo, e la sua manifestazione è espressione della cultura e dell’educazione di una persona. La rabbia durante tutto il corso della nostra educazione tende ad essere inibita e soffocata in cambio di una quieta socialità, ma cosi facendo si perde anche la sua funzione di sorgente di forza e moto al cambiamento. La rabbia si manifesta perché si abbia l’energia, la forza per rimuovere la causa che l’ha generata, soffocandola non si ottiene il compimento della sua funzione primaria.

Credo che sia per questa ragione che la nostra vita è piena di cose che ci fanno arrabbiare veramente ma non facciamo nulla perché queste cose cambino. Dovremmo prestare più attenzione alla nostra rabbia, imparare ad incanalare la sua forza non vergognarsi di esternarla, dobbiamo rendere dignità a questo sentimento restituendoli la sua funzione e smetterla di utilizzare il suo nome solo per finta o in comuni occasioni come quando finisce qualcosa in casa. Nel mio caso è finito il tè!

Ho realizzato quest’opera seguendo una tecnica che ho ideato personalmente e che utilizzo per tutti i miei lavori. Scatto una prima fotografia a colori che stampo su una pellicola monocromatica di grande formato e poi monto su un telaio. Successivamente scatto una nuova fotografia per trasparenza con lunghi tempi di posa ed utilizzando diverse sorgenti di luce che modulo durante lo scatto con vari oggetti che utilizzo come fossero pennelli ottenendo l’immagine che desidero. In questo modo mi piace dire che restituisco dignità alla definizione della parola fotografia, disegnare con la luce.

Indirizzi di contatto 

R. martino.borgogni@borgm.com

www.borgm.com

www.borgogni.it

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