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Canova e il calco in gesso. L’accusa parte da “Dedalo ed Icaro”

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Canova, Dedalo e Icaro. L’opera, conclusa nel 1779, appartiene al primo periodo dello scultore. Attorno a queste due figure sorse l’accusa di utilizzo di calchi dal vivo, come pare evidente dal volto del vecchio, che non rivela l’idealizzazione dei tratti somatici che diventerà elemento caratterizzante di numerosi lavori del maestro di Possagno. La perfezione realistica, quasi fotografica, di numerose sculture dell’Ottocento, si deve all’utilizzo di calchi in gesso imposti ai modelli. Il gesso rilevava perfettamente le forme e costituiva lo stampo che veniva poi riempito di materiale di gesso, dopo aver steso sulla superficie interna un liquido lubrificante. Ottenuta la parte esse veniva assemblata con il resto del corpo, secondo il bozzetto del pittore realizzato in argilla.



A Parigi esistevano negozi che vendevano, in tutta Europa, calchi di ogni tipo agli scultori. Il mercato chiedeva la massima verifdicità anche alla scultura. Questa esigenza era nata soprattutto per la produzione di statue funebri. Il volto del defunto veniva rilevato sul letto di morte, attraverso una maschera di gessso. In questo modo era possibile riprendere le fattezze in un’opera tridimensionale, che rendesse eterna la presenza dell’effigiato. La scultura ottocentesca si trova sempre più ad agire in una logica d’equipe, che prevede l’apporto di scalpellini specializzati in vere e proprie prodezze, nel montaggio del gesso degli stampi, nella trapanazione del marmo, nel lavoro accurato. Il fine non era più rendere immortale un’opera, ma il personaggio, in una gara, verso la metà del secolo, con la precisione della fotografia.

Per leggere tutto il saggio sull’uso del calco a vivo o calco da vero da parte di Canova, aprirlo gratuitamente, cliccando il nostro link,  evidenziato in blu

www.stilearte.it/lincoffessabile-segreto-di-canova-uso-i-calchi-presi-dai-modelli-il-giallo-la-soluzione/


Canova, Dedalo e Icaro

Canova, Dedalo e Icaro

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