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Aneddoti sull’arte

Michelangelo sul lettino dello psicanalista. I segni della bisessualità

Se nelle rime la passione assume aspetti trasfigurati, nel linguaggio visivo il lessico del Buonarroti si fa molto più “sensoriale”. Ad uscirne confermata è una profonda bisessualità. Graziella Magherini ha indagato i rapporti del genio di Caprese con Tommaso de’ Cavalieri e Vittoria Colonna. Vittoria fu - rispetto a Tommaso - un gigante, di spiccata personalità, e grande consolatrice di Michelangelo in periodi per lui difficilissimi, di acuto pessimismo. Prendiamo ancora i disegni. Se confrontiamo quelli che l’artista donò a Tommaso con quelli regalati a Vittoria (il “Crocifisso” e la “Pietà”), scopriamo che in questi ultimi traspare il dolore della mancata risposta ad un sostegno desiderato e necessario, traspare una richiesta di soccorso accorata e struggente

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Munch – “Così ho sentito l’urlo”. Storia, genesi e analisi del quadro

In alcune composizioni poetiche l’interprete dell’espressionismo nietzschiano racconta l’origine del celeberrimo dipinto: una passeggiata con amici portò in evidenza il dolore atroce di ogni segmento di vita di fronte alla natura matrigna. E quel volto contorto che deforma il mondo con un suono deflagrante conferma la posizione dell’uomo senza dio: un’immensa sofferenza che diventa grido di guerra al cospetto del nulla

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Piero Manzoni: il “paradiso” nel palazzo di Soprazocco, tra spensieratezza e nostalgia. Il video

Facile riconoscerlo, Piero, in quell’istantanea che lo ritrae a tre anni, nel settembre del 1936. Facile perché quell’espressione di eterno bambino, gli occhi sgranati ad assorbire il mondo, con infinita, inesausta curiosità, lui non la perderà più. La ritroviamo nelle foto che lo immortalano, adulto e famoso, mentre discute con i suoi altrettanto celebri colleghi, o compie performance oramai consegnate alla storia dell’arte. Immutato è lo sguardo, immutato è lo stupore che vi riluce. Il Piero della fotografia di cognome fa Manzoni. Le colonne alle sue spalle sono quelle del loggiato della casa di famiglia, a Soprazocco. Qui, uno dei maggiori artisti italiani del secondo Novecento ha trascorso le proprie vacanze negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. Qui tornava anche dopo, in quello che considerava un po’ il suo buen retiro, il suo incognito asilo dell’anima. a manzoni 2

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Chi era davvero la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer

La fama del ritratto ha raggiunto a tal punto le proporzioni del mito che si è tentati di definire quest’opera, sempre misteriosa, di Vermeer la “Gioconda olandese”. La scheda, l'analisi, i passaggi di proprietà, la tecnica, l'impaginazione, i connotati psicologici, gli elementi di coinvolgimento emotivo dello spettatore, la biografia analitica di Vermeer e tutte le sue opere

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L’ex marito di Cicciolina, Jeff Koons, è lo scultore ed artista più pagato al mondo

Le sue opere percorrono la linea del kitsch quotidiano e sono specchio della banalità e degli eccessi dei gusti consumistici. Gli americani della upper class hanno trasformato le sue opere in un oggetti di culto. Ha realizzato, tra l'altro, una scultura di cera per la copertina di Lady Gaga. Nel 1991 Koons sposò Ilona Staller, Cicciolina, dalla quale ebbe un figlio l'anno successivo che coincidette anche con la data di separazione. Le performance erotiche dei due furono trasformate in immagini-opera.

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Il Veronese rischiò la morte per l’Ultima cena. Giullari, gozzoviglie e un pene enorme… A processo

L'attenta osservazione di un dipinto del Veronese da parte di Roberto Manescalchi porta alla luce, collegato al clima dell'inchiesta che gli inquisitori aprirono a carico del pittore, un enorme pene umano dipinto tra le gambe del cane che appare nella scena. Cane cazzone? Domeni-cane cazzone? L'episodio sul quale si fa luce svela un possibile intrigo. Perchè Veronese realizzò un'Ultima Cena affollatissima, piena di ubriachi, nani, tedeschi? Osservandola anche oggi appare subito come un'opera assolutamente eretica, considerato ciò che imponeva l'arte riformata: il pieno rispetto delle verità evangeliche, senza aggiunte immaginarie. Quindi fu cambiato il titolo del dipinto, che venne denominato Cena in casa di Levi. Ma il pene del cane passò forse inosservato. Veronese, considerati gli scontri tra i domenicani - clero di emanazione papale - e la Serenissima si prese gioco dei potenti frati, con qualche avallo governativo? Certo che anche il cane a tre zampe - e pertanto zoppo - presente in un altro dipinto potrebbe indicare, sottotraccia, il giudizio grottesco del Veronese, contro il regime inquisitoriale imposto dai domenicani

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Le tele dei maghi e delle streghe, ritratti dal vero

I processi per stregoneria vengono celebrati in Italia - e soprattutto nel settentrione - tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, periodo che coincide con il fenomeno rinascimentale e con il Manierismo. Ciò significa che gli artisti, rappresentando streghe, demoni o personaggi mitologici sinistri - non occupavano tanto zone immaginarie o fantastiche, ma trasferivano spesso sulla tela o sulle tavole immagini desunte dalle voci popolari o diffuse dai sacerdoti o provenienti dagli interrogatori processuali. Le fonti erano pertanto molto vicine. E tutta la società dell'epoca era fortemente permeata da una visione magica del mondo, che si intersecava con le acquisizioni scientifiche reali

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C’è una guardia o una dama all’uscio: i fermaporte dipinti da grandi artisti

A partire dal XVII secolo, anche artisti molto raffinati dipinsero uomini, donzelle e animali su sagome di legno usate come fermaporte o come illusori elementi scenografici da inserire negli spazi architettonici. Si creava in questo modo un permanente rapporto di dialogo dimensionale tra edificio e luoghi vivificati dalla presenza umana

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Perchè le spose buttano dietro di sé il bouquet nuziale? La pittura ce ne spiega il motivo

Il lancio del bouquet, dietro di sè, si collega ad antiche tradizioni, delle quali si è perso il senso, ma che si collegano, in continuità ai rituali di fecondità nuziale, originati dall'episodio di Deucalione e Pirra. Raffaello, nel 1506, dipinse su committenza i ritratti dei coniugi Agnolo Doni e Maddalena Strozzi. Due oli su tavola che raffigurano i due nobili sposi a mezzo busto, di tre quarti, con lo sguardo rivolto verso l'osservatore, mentre la calma e le tonalità fredde del paesaggio sullo sfondo delineano un paesaggio collinare in una giornata di cielo sereno

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