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Art food

Pittura iperrealista calorica. I peccati della gola dipinti sulle tele. Il video

"Di tutte le passioni, la più complicata, la più difficile a praticare in modo superiore, la più inaccessibile ai comuni mortali, la più sensuale nel vero senso della parola, la più degna degli artisti più raffinati, è sicuramente quella che riguarda il piacere della gola." (Guy de Maupassant). "La golosità ha sull’amore mille vantaggi. Ma il più importante è che, mentre bisogna essere in due per abbandonarsi all’amore, si può praticare la golosità da soli, anche se l’abate Morellet ha detto: “Per mangiare un tacchino al tartufo bisogna essere in due: il tacchino e se stessi”. (Guy de Maupassant)

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Gualtiero Marchesi – Lo zen e lo zenzero

L’idea per il piatto mi è venuta da una performance a Laigueglia. Nell’ambito di dis/Connessione, evento prestigioso che accostava arte, musica e filosofia orientale, avevo disposto su un ampio tavolo rettangolare un letto di riso condito con olio, succo di zenzero, sale e pepe, su cui avevo adagiato una composizione di pesci e crostacei.

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Gualtiero Marchesi – C’e’ una seppia nel mare dell’arte

Di quando è la pittura ad interpretare la gastronomia, e non viceversa. L’operazione che ogni mese conduco dalle pagine di “Stile” contempla un suo doppio, un rosario di effigi riflesse, un accattivante itinerario a ritroso. Sono tanti i maestri che mi hanno onorato negli anni della loro attenzione, eseguendo lavori ispirati alle mie creazioni culinarie: da Tadini a Baj, da Hsiao Chin a Munari...

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Attraverso lo specchio, nell’arte contemporanea. Il piatto-analisi di Gualtiero Marchesi

Gli specchi di Baj. “Certamente” scriveva nel lontano 1960 il poeta e critico d’arte francese André Pieyre de Mandiargues “si sarebbe già dovuto pensare a meglio utilizzare lo specchio tra gli innumerevoli materiali impiegati nell’arte moderna, tanto più che gli antichi specchi di Venezia avevano già mostrato, dietro le loro figurine incise, profondità pallide e insondabili. Spettava quindi a un italiano di constatarne e utilizzarne la scoperta.

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Bunga-bunga. Cosa significa esattamente? E com’era disegnato tra Ottocento e Novecento?

L'espressione bunga bunga ha radici linguistiche, da noi, ottocentesche e deriva, nel periodo colonialista e dei grandi viaggi,da singolari espressioni esotiche che assunsero, trasposte nelle lingue occidentali, un'evidenza onomatopeica scherzosa, a volte sessuale e grottesca. Nell'Ottocento e nel Novecento si sedimentò, grazie a barzellette e a battute di spirito, un significante simile a festino sessuale, in cui pubblicamente si consumassero rapporti sessuali, con la sottomissione di alcuni appartenenti al gruppo stesso. L'onomatopea bunga bunga riporta a un linguaggio primordiale, che riflette la reiterazione della penetrazione

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Cibo e sesso anni Venti, le ricette culinarie illustrate da Charles Martin. Cacciatori e uccellini

In "Amore e gastronomia", un libro per bibliofili, in tiratura limitata, edito nel 1925 in Francia, le battute suscitate dal trasferimento in immagine delle suggestioni nate dal titolo di una ricetta, sono carine proprio per la loro scontatezza. Su questi argomenti, per ridere segretamente, non è necessario arrampicarsi sui vetri, ma fare appello ai ricordi delle battute maliziose dell'adolescenza. Per assecondare il divertimento abbiamo traslato semanticamente i titoli dei piatti per avvicinarli a doppi sensi italiani, lasciando il titolo originale. Naturalmente uccelli, salami, asparagi sono in "bella vista".

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La pasta-madre diventa performance e fotografia

Un rito arcaico, un nutrimento danzante ed elastico nelle foto di Anna Maria Di Ciommo. Le mani, a volte energiche e a volte delicate, si sono dedicate con rispetto all’impasto, senza mai aggredirlo ma piuttosto accarezzandolo, entrando in sintonia con quello che è uno dei più antichi esempi di nutrimento naturale. Qui è intervenuta l’artista Anna Maria Di Ciommo, fotografando con attenzione ogni momento della performance

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Baci, storia di un capolavoro anni Venti. Da un Hayez-pop ai messaggi subliminali

Non c'è immagine più sognante e trasognata, più intensa, più legata a un'attività onirica che porta l'amore a diventare denso e peccaminoso, di quella posta sulla scatola originale dei Baci Perugina. Un capolavoro di sentimento e di erotismo, sia a livello di confezione che nella forma proibita del cioccolatino. Per questo i Baci sono un capolavoro assoluto nell'ambito di un'arte inconsapevolmente pop, pre-pop. L'immagine che Federico Seneca (Fano, 1891 – Casnate, 1976), pittore, grafico, pubblicitario e direttore artistico della Perugina negli anni Venti, offrì al pubblico nacque dall'estrapolazione e dalla rielaborazione de Il bacio di Hayez, che venne ridipinto senza pareti, contro un cielo serale, placido, dominato da una pace effusa e da un silenzio profondo

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Bacco e Arianna, quelle nozze di vino e di fuoco

Alle nozze parteciparono tutti i cortigiani di Dioniso. Un carro d'oro, tirato da sei pantere, trasportò i giovani sposi in una dimora sconosciuta. Il tema delle nozze di Dioniso-Bacco con Arianna si prestò, in ambito artistico, a uno sviluppo spesso molto sensuale, se non apertamente erotico, a partire dai disegni perduti di Giulio Romano, che furono trasferiti in incisioni da Marcantonio Raimondi, ne I Modi. Un'interpretazione che vede nel sesso vigoroso uno dei migliori rimedi alle lacrime e alle nostalgie nei confronti del passato

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