Arte e moda

Gli occhiali nell’arte dal Medioevo al Seicento, passando per Caravaggio

Un gioco, uno scherzo, una successiva aggiunta? Gli occhiali che irrompono da un quadro antico ci lasciano stupiti poichè sembrano non appartenere, nella forma a noi conosciuta, a secoli già lontani. Eppure sin dall'inizio, passato il periodo gotico che li conformava al gusto per gli angoli acuti, si giunse agli occhiali rotondi, dotati, come vediamo soprattutto nel dipinto seicentesco di Murillo, di un buon design. Segno di distinzione o, successivamente, di attenzione scientifica, gli occhiali delinearono progressivamente la figura dello studioso, del medico e del chirurgo. Ma in precedenza essi apparvero sul volto di apostoli e profeti. Ad indicare saggezza, vecchiaia e approfondimento. La storia delle lenti riparte del Medioevo. Pare che già al tempo dei Romani, comunque, chi presentasse difetti visivi potesse ricorrere a vetri in grado di correggere la messa a fuoco

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Prima e dopo. Vestita e nuda, forbici e fili. Taglio. Per ritrovare la sorella morta. Hilla Kurki. Il video

Racconta: "Esistono solo due tipi di storie: dalla vita alla morte e dalla morte al mondo dei vivi. Dopo che mia sorella è morta, ho sentito di essere intrappolata in un limbo, nell'aldilà, che apparteneva a qualcun altro. Non l'ho solo persa, mi sono persa. La serie Of Loss and Lightness narra una storia di navigazione attraverso il dolore. Usando il mio corpo e gli abiti della mia defunta sorella, esamino la relazione tra ricordi e materiali. Gli oggetti possono contenere emozioni? E si può accedere a queste emozioni racchiuse intervenendo sulla loro materialità?"

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Ahi, troppo desiderio. I messaggi nei ritratti di fidanzamento dei giovani del Cinquecento

I ritratti di fidanzamento. Così i nostri antenati eternavano il proprio sentimento. Sguardo languido, atteggiamento rilassato e qualche scritta vincolante. Come quella evidente del Rondani o quella misteriosa, affidata al greco antico, del Moretto. Entriamo nelle trame dell’eros e della tela

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Il cappello nella vita, nell’arte e nel cinema. Potere, seduzione, contestazione e bellezza. Il video

Il copricapo, nella storia, tese a dimensioni ipertrofiche accrescendo l'altezza e le dimensioni collegandosi alla scala sociale. Restava la necessità di evitare insolazioni e di ripararsi dal caldo, ma al, contempo, esso diveniva un segnale di immediata riconoscibilità sociale. Nel Novecento assunse funzioni sempre più espressive, finalizzate ad identificare, oltre alla classe di provenienza, la personalità di chi lo portava.  In questo splendido filmato troveremo l'evoluzione e le compresenze di varietà tipologiche nei film del Novecento. Dal cappello dei cowboy a quelli delle soubrette, da quelli francesi d'inizio Novecento alle bombette dell'età del jazz. Cappelli sognanti - come quello semplice, con margherite di Mary Poppins -, cappelli che uccidono - come in 007- che seducono, che adombrano, che colpiscono, che nascondono, che esaltano. A livello del volto, il cappello femminile a larghe tese dell'Ottocento aveva una funzione di notevole interesse poichè, abbassando l'intensità della luce, consentiva al volto e agli occhi delle donne ad emergere, in bellezza, senza che il sole deformasse, con ombre acute, la fisionomia e consentendo agli occhi di dardeggiare, come gioielli, nell'ombra

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Eccitare i ricordi. Le miniature delle signore dell’Ottocento, a seno nudo, donate agli amati

In alcuni case le giovani donne posavano anche a seno nudo affinchè il proprio amante tenesse con sè un'immagine intensa e conturbante, capace di riaccendere i sensi. Ricordo, amore, sesso, promesse, sogni erano racchiuse in un cerchio di cinque o sei centimetri.Per questo l'attività del miniatutista - che peraltro veniva messo al corrente di aspetti molto riservati della vita dei propri clienti - era molto redditizia. Le piccole opere venivano realizzate a fronte del pagamento di cifre molto elevate

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Riitta Päiväläinen, installazioni-meraviglia. Stoffe, land art, mimetismo. Video da vedere

Riitta Päiväläinen, artista finlandese, è nota per le sue installazioni temporanee nella natura, realizzate con abbigliamento di seconda mano e tessuti provenienti dal mercato delle pulci. Il suo interesse principale è "la storia non scritta" - la storia che non si può trovare nei libri di biblioteca, negli archivi ufficiali o negli archivi, ma può essere percepita osservando lo strappo di un cappotto o l'usura di una manica di una giacca o di un maglione su una poltrona o su una scrivania. I vecchi abiti divengono parte del paesaggio, attraverso sovrapposizioni mimetiche, contrasti o presenze fantasmatiche di Land art, che si integra e che modifica il paesaggio

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Come realizzare biglietti pop-up con vestitini che si alzano e si aprono. Il video tutorial

Di facile realizzazione, questo pop-up con vestitino, che si apre e si espande all'interno di un libro o di un biglietto, risulta di facile realizzazione, pur richiedendo un minimo di pazienza. Cartoncini, forbici e un cordoncino. Il gioco è fatto. Il risultato è molto elegante e sorprendente. Ottimo per inviare inviti femminili, numericamente limitati o realizzati con sovrapposizioni dei ritagli. O per creare un gioco con i nostri bambini

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Gli occhiali nell’arte cinematografica. Simboli, atmosfere, valenze. Il video

Potenziano o nascondono la personalità. Seducono o sono complici di un delitto. Gli occhiali, nel cinema, hanno la funzione di un tasto di presagio e di potenziamento di un messaggio del "tono atmosferico" e psicologico della scena. Bello il viaggio proposto dal video, attraverso il montaggio di brani brevi ed eloquenti, in cui il riflesso delle lenti percorre la storia

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Il labirinto nell’arte – Il significato nei quadri e sugli abiti del Cinquecento

Il ’500 cantò il perdersi nell’intrico vegetale - Bartolomeo Veneto dedicò un singolarissimo ritratto a un uomo con un labirinto sul petto, una corona di spine e la raffigurazione di un naufragio. Simbolo della complessità dei percorsi di conoscenza, la rappresentazione in pittura assunse presto le caratteristiche di un gioco erotico attraverso il quale incontrarsi segretamente, come dimostra l’opera della scuola del Tintoretto. In ogni caso, l’immagine del labirinto evoca l’idea di ostacolo, sia di ordine materiale che spirituale. Il cammino si fa ora erto ora precipitoso; ci si trova di fronte a porte chiuse o vicoli ciechi; si rimane intrappolati nei suoi giri tortuosi e nei suoi meandri: beato chi, come Teseo, riuscirà a guadagnare l’uscita del proprio labirinto personale. [caption id="attachment_36254" align="aligncenter" width="631"]Bartolomeo Veneto, Ritratto di gentiluomo col labirinto, 1510 circa Bartolomeo Veneto, Ritratto di gentiluomo col labirinto, 1510 circa[/caption]

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