Gli animali nell’arte

Dolce, sublime Amore che scegli la Fedeltà. Un cane si accuccia al tuo piede

Un fanciullo, personificazione di Amore, appare seduto su un tronco ideale mentre rivolge lo sguardo, velato di lacrime trattenute, verso la Fedeltà, rappresentata da un cane esanime posto ai suoi piedi. Un capolavoro di Pietro Freccia, scultore di grande sensibilità, morto a trentadue anni, nel 1856, a causa della caduta da un ponteggio. Il tema è sviluppato con una sensibilità estrema, volta a trasferire nello spettatore il conflitto da sentimenti eterni e trascinamenti inconsapevoli disposti da Eros stesso [caption id="attachment_12503" align="aligncenter" width="1213"]P.FRECCIA, Amore e Fedeltà, 1840, marmo, Firenze, Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti P.FRECCIA, Amore e Fedeltà, 1840, marmo, Firenze, Galleria di arte moderna di Palazzo Pitti[/caption]

Leggi Articolo »

Per chi fu costruita la Tomba del cane e cosa contiene? Il mistero svelato del monumento di Brescia

Il progetto porta la firma prestigiosa di Rodolfo Vantini (1792-1856) e l'opera bresciana fu terminata dall’allievo Giuseppe Cassa. L’architetto aveva disegnato un monumento sepolcrale di chiare forme neogotiche, ispirandosi alle trecentesche Arche Scaligere veronesi, nel quale confluivano, oltre a scelte ancora neoclassiche, anche le forme e il fascino dell’architettura egizia e l’inedito utilizzo della ghisa per le cuspidi delle guglie

Leggi Articolo »

Emilio Longoni – Un gatto per amico

A fine Ottocento Emilio Longoni fu il cantore di un'infanzia dolce e solitaria.La “Ragazzina col gatto” è un dipinto di eccezionale finezza interpretativa, assecondata da una magistrale sapienza pittorica; un dipinto che si può leggere in vari modi: come indice di solitudine (la protagonista si intrattiene con l’animale domestico per riempire il vuoto della sua giornata), ma anche di consapevolezza morale (l’amore per gli animali è segno di maturità interiore).

Leggi Articolo »

Paolo e Francesca – Perché con questa incisione Doré ha battuto tutti gli illustratori

Il corpo candido di Francesca diventa il ventre e il busto della colomba, mentre quello piu' scuro di Paolo rappresenta le ali e il dorso del volatile. Non sono più due colombe, come nella Commedia, ma una sola carne.  Si può anche notare che questa colomba assume, nella propria aerea compattezza, la forma di cuore e di foglia strappata dal vento. Straordinario gioco del disegnatore. Insieme egli scolpisce gli amanti, il cuore, la colomba e la foglia lasciando che queste immagini agiscano sull'osservatore in modo subliminale., aperte e chiuse dalla comprensione del testo, aperte e chiuse come suggerimento ermeneutico

Leggi Articolo »

Francisco de Zurbaran – Non fate del male al povero agnello rassegnato

Fu, soprattutto, intenso interprete di soggetti religiosi, ma dipinse anche nature morte o, animali simbolici, come l'Agnus Dei, che rappresenta il sacrificio di Cristo. La sua pittura si caratterizza per la ieraticità dei personaggi, per il netto e tagliente contrasto tra luce ed ombra, per la monumentale compostezza dei suoi personaggi che paiono ritagliati nel nulla. Dopo un periodo di successo, il suo talento fu offuscato - anche per un progressivo mutamento del gusto, da parte del pubblico, e per il prevalere, nella Chiesa, di un orientamento più sentimentale nei confronti della narrazione pittorica - da quello di Murillo. Zurbarán morì in povertà, dimenticato, nel 1664, a Madrid.

Leggi Articolo »

Ilaria vegliata dal cane della Fedeltà. Così Jacopo della Quercia rese eterna una giovane madre morta di parto

Il sonno eterno, la dolcezza del volto composto, l'eleganza del monumento funebre che rinvia a quello dei regnanti francesi, in Saint Denis, conferiscono alla struttura marmorea lucchese una connotazione di dolce santità del quotidiano. Ecco perché questa giovane donna è oggetto di una venerazione che va al di là dei pur alti canoni estetici. E' il rapporto della giovinezza con la morte. E Ilaria, morta giovane si rivela cara agli dei, rapita da un ordine superiore che permette di cantare la bellezza della figura umana

Leggi Articolo »

Il cane portafortuna del principe-scultore Troubetzkoy

Al di là del soggetto, ironico e sconcertante per il mondo artistico ufficiale, che voleva che l'arte si misurasse soltanto con i temi più alti, il principe opera una ricerca, con questa piccola scultura - è alta dieci centimetri - nell'ambito di u a suggestione plastica che veniva, negli stessi anni, esplorata da Matisse: la rappresentazione di corpi compressi, in grado di suscitare, nello spettatore, l'idea di uno scatto successivo. Il cane, modellato nel 1916, presenta la firma dell'autore e il timbro A.Valsuani, fonderia artistica che operava con i maggiori scultori del mondo

Leggi Articolo »

La Fanciulla con le tortore, scultura dell’anima che si placa

Luigi Pampaloni (1791-1847) realizza la sua prima versione intorno al 1833. Così si esprime Pagni ad alcuni anni di distanza: “(…) Ed ecco uscire dalle sue mani, emblema dell’innocenza, una soave fanciullina, che toltasi il nido d’una tortorella sotto il braccio sinistro, con inconsapevole crudeltà, ritiene imprigionata nella destra mano quella meschina che vorrebbe tornare al suo materno ufficio: lavoro forse il più degno tra i molti di tal genere che furono da lui fatti. Il Granduca la volle per regalarla al Principe di Metternich, ma l’autore la rinnovò più e più volte per altri personaggi stranieri e italiani, che s’invaghirono di possedere sì cara fanciullina"

Leggi Articolo »

La volpe come simbolo secondo Leonardo da Vinci

Simbolo di astuzia e di falsità, fin dai tempi degli antichi, la volpe è stata sempre considerata un avversario temibile, non quanto il lupo, nemico diretto e terribile, per il mondo contadino di un tempo, ma rappresentazione di una furbizia che sembrava dividere con i malviventi e gli imbroglioni. Grande e paziente cacciatrice, la volpe ha molti tratti comuni con i cani - anch'essa, infatti, è un canide - e con i lupi. L'intelligenza acuta è pertanto ottimamente utilizzata con finalità predatorie

Leggi Articolo »