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Il sesso nell’arte

Perché portano fortuna? Dal tintinnabulum con peni ai sonagli fuori casa

La forza magica dell'oggetto artistico antico risiedeva nella presenza di più peni, ai quali erano legati campanellini. Il pene, derivato dalle statue di Priapo, è abnorme, trasformato in una sorta di bastone, un'arma di difesa e di offesa. Probabilmente la fusione del pene di Priapo, dei tintinnabula e del corallo magico, dà origine al corno rosso della tradizione napoletana

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Per un’iconografia del culo. Brevissima storia delle natiche nell’arte. Tra peso e levità

Tre muscoli che si sono sviluppati in loro insieme alla capacità di camminare erette, magari con un tacco 11, di ancheggiare e di farci girare la testa; di come Lutero sia passato alla storia anche per aver spesso mostrato le chiappe al demonio e fatto leva sull’invidia suscitata con il gesto per far si che il maligno distogliesse lo sguardo dalla sua persona; di Giano bifronte che per guardarsi il culo non aveva bisogno di quegli specchi che sembra, invece, fossero cari a Gabriele D’Annunzio; di come presentare le natiche in un atteggiamento di inchino abbia sempre significato segno di remissione, l’antropologia culturale ci insegna poi del come, in alcune società tribali, l'inchino di saluto venga fatto volgendo addirittura le spalle alla persona cui è rivolto

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Il cammeo erotico dei Romani. Suona, mio amore. Suonano i tuoi fianchi e civettuola la cavigliera tintinna

Esistono, nella rappresentazione plastica, poche scene forti e intense come quella che emerge da una coppa per libagioni del I secolo. E' un frammento. Vetro viola e concrezione vitrea mista a terra chiara lavorata e incisa, a livello di cammeo, così da conferire al frame erotico il massimo realismo. Il caricamento muscolare del maschio è perfetto, quanto meravigliosmente ricettiva è la parte posteriore della giovane donna. Il maschio non le usa violenza. Esercita una potenza rispettosa, alla quale il corpo femminile, in parte perduto, reagisce con analogo sentire. Certo, un capolavoro rimasto a livello di frammento

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L’unicorno nella pittura – Perché appare sempre vicino al grembo delle giovani donne?

L'unicorno era infatti considerato un animale sessualmente focoso, basilarmente intemperante nei confronti dei propri desideri sessuali. I suoi massimi appetiti si riteneva che fossero suscitati dalle ragazze, al punto che, nell'antichità si pensava che potesse essere catturando, lasciando come esca, nel bosco o in una radura, una vergine, cioè una donzella. L'immagine può essere ben compresa nella bruciante definizione che ne dà Leonardo da Vinci, all'interno degli scritti dedicati alla funzione simbolica degli animali

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Bronzino – L’Allegoria di Venere svelata. Elena e Troia. L’Amore che porta al disastro irreparabile

Una nostra rilettura del dipinto porta a nuove conclusioni sul significato dell’opera. Essa riprende il tormento di Elena che vorrebbe far arretrare il tempo ed evitare l’amore per Paride che ha causato la guerra di Troia. Ma l’inesorabile Crono glielo impedisce

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Lev Tchistovsky, masturbazione e tumide orchidee. Le opere

Nudi femminili conturbanti, in pose dolcemente contratte, in molti casi mentre una mano tocca l'inguine. E, dall'altro lato, un pittura che ha per soggetto le orchidee, fiori che ricordano sia i testicoli - dai quali prendono il nome - ma, soprattutto, visivamente, la vulva. Nudi raffinatissi, ma provocanti e fiori. Tripudio dei colori chiari dell'arte Déco e della commistione tra linearismo e rievocazione rocaille. Lev Tchistovsky nacque nel 1902 a Pskov,in Russia. Terminati gli stuudi all’Accademia di Belle Arti di Leningrado. Lasciò l’Unione Sovietica nel 1925 e per due anni frequentò le lezioni della Reale Accademia di Belle Arti di Roma, dove incontrò Irene Klestova, che divenne sua compagna fino alla morte. Per dipingere orchidee, ne coltivò di bellissime nel giardino con serra della sua residenza estiva di Cenevieres nel sud della Francia.

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L’amplesso di Giulio Romano a Palazzo Te. Il significato dell’affresco

Giulio Romano è l'autore di un affresco arditissimo, per soggetto e dimensioni, che fu realizzato a Palazzo Te di Mantova, nella Sala di Psiche, nel 1527. Esso rappresenta Zeus che seduce Olimpiade e che si appresta a possederla carnalmente. Chi era Olimpiade? L'ambiziosa madre di Alessandro Magno e la moglie del re Filippo II il macedone. L'opera di Giulio Romano la raffigura mentre sta accogliendo in sé il re degli Dei. L'aquila, che rappresenta lo spirito di Giove, abbacina con fuoco e fulmini il re Filippo, marito di Olimpiade, alla nostra destra, impedendogli di rendersi conto del tradimento e consentendo la consumazione dell'atto sessuale

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Leda e il Cigno nell’arte – Il significato dell’allegoria sessuale, il filmato

In pittura il mito di Leda e il cigno rappresenta l'intraprendenza sessuale maschile, in base alla quale, originariamente, anche l'inganno risulta lecito per giungere all'unione sessuale. Sotto il profilo iconografico il successo di Leda giacente posseduta dal cigno è legato all'immagine traslata dell'accoppiamento tra uomo e donna, coperto dall'allegoria del mito. Sotto il profilo simbolico rappresenta - e forse un tempo propiziava - la potenza sessuale maschile.

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Leda posseduta dal Cigno, i rapporti sessuali degli Dei in Leonardo da Vinci e Michelangelo

Zeus-cigno, accoppiandosi con un'avvenente fanciulla, genera Castore e Polluce - La storia narrata nelle Metamorfosi d'Ovidio viene ripresa iconograficamente (per la prima volta dall'antichità) dal geniale pittore toscano - L'allusione all'amore carnale e le atmosfere che ricordano, in chiave pagana, l'Annunciazione - Una versione oscena del mito su una porta vaticana - L'interpretazione "muscolare" di Michelangelo.

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Il Figliol prodigo nell’arte – Piaceri sfrenati sulla tela per assecondare i cinque sensi. I quadri

La vita dissoluta del figliol prodigo, nella pittura tra Cinquecento e Seicento,  è un immaginoso prologo di peccati rispetto all’episodio evangelico nel quale viene rappresentata la grazia effusa del perdono paterno. L’episodio, che è  ben noto, ha per protagonisti un anziano e i due figli: uno virtuoso, che contribuisce alla conservazione e alla crescita della proprietà familiare, l’altro dissipatore - prodigo, appunto - che, lontano da casa, sperpera il denaro fino a cadere in rovina. Quando quest’ultimo, senza più risorse, è costretto a tornare al villaggio natio, è accolto dal padre con immensa felicità, che suscita stupore e dolore nel figlio morigerato.

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