Illusioni ottiche nell’arte

Ahi ahi ahi! Come truccarsi così una mano per fare uno scherzo agli amici

Non è difficile dipingere, con un po' di "bistro" e altre matite per il trucco, l'amputazione orribile e comica, ad un tempo. Ciò che dobbiamo ricordare è però il fatto è che lo scherzo sortisce l'effetto voluto su un fondo nero. Per cui, nel caso di uno scherzo agli amici, durante una delle interminabili sere di stagione, sarà necessario procurarsi un cartoncino nero che appoggeremo al tavolo con noncuranza. Per il resto è tutto già pronto, perfetto. La mano viene girata solo all'ultimo momento. "Stavo dando da mangiare l'erba a un cavallo - racconta di averi detto agli amic l'"inventore" di questo disegno - quando lui mi ha morso qui e qui (smorfie di dolore immane)£. Divertente elogio ai prodigi della pittura

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Come può questo disegno girare la testa verso di voi mentre camminate? Video

Un altro curioso inganno ottico, questa volta non provocato da un gioco prospettico, ma dal suo inverso, cioè dall'appiattimento di un immagine tridimensionale, causato dall'accomodamento dei dati che vengono elaborati dal cervello. Il trucco è basato sul fatto che la nostra percezione tende a individuare e ad annullare la tridimensionalità nel caso in cui, su piani diversi, ci appaia un immagine comprensibile. Più difficile da spiegare che da vedere. Ecco il filmato che svela il segreto

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Disegnare un buco in anamorfosi. Video tutorial

Un gioco divertente che si basa sulle grandi illusioni ottiche della pittura. Siamo in presenza di una bella anamorfosi, resa ancor più ingannatrice dalla presenza di elementi geometrici che accelerano notevolmente le vie di fuga. Ecco allora che, osservando il foglio non frontalmente, si dischiude una sorta di canale di caduta dell'acqua che immaginiamo produttore di gorghi. Lavoro molto divertente, ben eseguito. Ma ricordiamo che se, vogliamo applicarlo nel campo della street art o della decorazione di ampi spazi, dobbiamo sempre pensare che il buco sarà tale solo se osservato da una certa angolazione, come quella che vediamo nella fotografia a buco

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L’opera 3d più grande al mondo. L’artista Francois Abelanet entra nel libro dei Guinness World record

Quattro giganti anamorfosi tridimensionali raffiguranti realistiche scene di strada. Una di queste, che arriva a raggiungere i 4071 metri quadrati di superficie, ha fatto entrare l'artista francese Francois Abelanet nel libro dei Guinness Word Record nella sezione "La più grande anamorfosi (ovvero raffigurazione di un oggetto secondo una prospettiva diversa da quella centrale) del mondo". In occasione della presentazione dei nuovi Renault trucks ecco comparire in piazza Bellecour queste immagini che, osservate da una particolare angolazione prendono vita superando la piatta superficie del pavimento e creando effetti tridimensionali coinvolgenti

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Spaventose illusioni in pittura, riveliamo il codice segreto di Kurt Wenner

L’artista americano, trasferitosi a Mantova alla ricerca dei nodi teorici e delle applicazioni prospettiche più ardite, è uno dei pochi al mondo in grado di offrire una pittura di straordinaria illusione, basata su formule geometriche e matematiche. Siamo entrati con lui nelle stanze misteriose in cui viene svelato il nucleo più ardito dell’arte anamorfica. Se il nucleo centrale del disegno si basa sulla prospettiva di fuga centrale e reale, le linee più distanziate dal centro si arrotondano, come se seguissero la curvatura dell’occhio. L’artista tiene conto dell’interazione delle due regole prospettiche per produrre gli straordinari effetti visivi dei suoi dipinti.

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Magnifiche illusioni – Il trompe-l’œil, cos’è? Scoprilo leggendo l’articolo

Nel Seicento in Europa si diffonde il trompe-l’œil, sfida alla perfetta riproducibilità delle cose che assume i caratteri di un genere pittorico totalmente autonomo basato sulla filosofia dell’inganno percettivo. L’olandese Samuel van Hoogstraten nel 1678: “La pittura è una disciplina che consiste nel rappresentare tutte le idee del mondo visibile in maniera da ingannare gli occhi”. Idee che egli metterà in pratica in alcuni strabilianti quadri-manifesto, tra i quali il celeberrimo “Quodlibet” del museo di Karslruhe: un pêle-mêle dove i nastri colorati ed inchiodati al legno - secondo un’iconografia frequentissima nel genere - sorreggono forbici, occhiali, pettini, lettere, sigilli di ceralacca, cammei, e poi penne d’oca mozzate, libriccini, medaglioni d’oro, pennelli, fogli arrotolati e gualciti…"

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Alberto Biasi – Le quotazioni, l’intervista, l’arte cinetica, la danza delle linee, le immagini. Accesso libero

Era il dicembre del 1960. Io avevo ventitré anni, e da poco avevo fondato a Padova con quattro amici - Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi, Manfredo Massironi - il Gruppo N, che, come è noto, avrebbe ricoperto un ruolo di primo piano nel panorama internazionale dell’arte di quel periodo. La nostra sede si trovava al numero 3 di via San Pietro, in un appartamento in affitto il quale, prima di ospitare noi, era stato una casa chiusa

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