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No alla violenza sulle donne | O pallida Ofelia! bella come la neve! – Rimbaud

Ofelia, personaggio shakespeariano dell'Amleto (1600-1602) incarna la purezza e la necessità dell'amore in un mondo dominato dall'intrigo e dal delitto, Un amore che non trionfa, di fronte al male.  Figlia di Polonio, ciambellano di Elsinore, capitale della Danimarca, e sorella di Laerte, giovane cavaliere, Ofelia vive alla corte di Elsinore. Delusa dall'amore per Amleto che crede non puro, non veritiero e non disinteressato (Amleto rinnegherà i sentimenti per lei per non coinvolgerla nelle meschine trame dello zio Claudio, usurpatore del trono di Danimarca) e divenuta folle per l'assassinio del padre a opera dello stesso Amleto, terminerà la sua esistenza affogando in un corso d'acqua, scatenando l'odio e la vendetta da parte del fratello Laerte, che tenterà di uccidere Amleto

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Tommaso Mori, cianotipie dell’umanità. Quando la tessitura degli abiti è la geografia dei luoghi

Il giovane artista, che ha ricevuto la menzione speciale e il Premio finalisti Nocivelli 2019: "Strata” è un progetto di fotografia partecipata. Le persone ritratte sono abitanti del Carmine di Brescia, quartiere che ospita più di 10 etnie, attualmente in via di riqualificazione. I documenti sovrapposti corrispondono alle mappe del luogo nel corso di diversi secoli fino al giorno d’oggi. L’artista organizza un momento di collettività in una comunità frammentata, chiedendo agli abitanti di creare un’opera a partire dal proprio ritratto e documenti storici. La tecnica è la cianotipia, impiegata con il nome di blueprint nella progettazione urbanistica, e qui applicata al ritratto. Un’edizione dell’opera viene quindi donata all’Artoteca della città, dando a tutta la città la possibilità di fruire gratuitamente l’opera nella propria abitazione"

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Lei e il mostro, sette coreografie per dire no alla violenza sulle donne. L’arte di non amare

Mercoledì 27 novembre 2019, il Teatro Sociale di Brescia aprirà il sipario in uno spettacolo-denuncia dal titolo “Lei e il mostro, sette coreografie per dire no alla violenza sulle donne.” Il secondo tempo dello spettacolo di danza contemporanea le ballerine, guidate da Orietta Trazzi, rappresentano le sei mogli vittime del sovrano Enrico VIII. Sei sono anche i coreografi curatori Michela Busi, Orietta Davoli, Antonella Massussi, Stefania Talia e Gioele Antonioli, tutti bresciani impegnati nel rappresentare la storia di ogni donna che parla di un amore spesso solo sognato e talvolta violato.

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Modigliani a Livorno e l’avventura di Montparnasse. Capire la mostra, conoscere i retroscena

Qui certamente nessun problema che i Netter sono certamente tutti buoni e nessun falso anche se a noi ‘jeune femme assise au corsare bleu’ n° 55 del catalogo, ricca sicuramente di pedigree, non piace per niente (de gustibus…). Poi - in realtà prima - i disegni di Modì pescati tra gli oltre quattrocento di quella che, in origine, fu la collezione di Paul Alexandre. Ad eccezione di una notevole cariatide e di un paio di altre prove quelli esposti ci paiono tra i meno significativi. Qualcuno brutto senza remore (tra tutti il nudo allungato -cat. 30-) e, a nostro avviso, indegno della celebrazione del centenario dell’artista. Si favoleggia che Paul Alexandre recuperasse le copie che Amedeo lasciava in giro per i tavolini dei bistrot. Leggenda?

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Adonai Sebhatu, la moltitudine che produce le forme infinite dell’Essere. Dal progetto all’anima

Il giovane vincitore della Coppa Luigi, al Premio Nocivelli 2019: " Si inizia da collage di vecchi, abbandonati disegni/progetti di architetti. Andando avanti si sovrappongono lucidi di odierne planimetrie di geometri e architetti mischiati con altrettanti lucidi di schemi di impianti elettrici (elaborati in digitale e stampati) e veri e propri circuiti stampati recuperati da materili di recupero (circuiti chiamati pcb situati comunemente all'interno delle tastiere del computer) il tutto accompagnato da sprazzi di pittura e schizzi di disegni a matita. Un dialogo tra lo spazio e la forma, il vecchio e il nuovo, lo scarto e il funzionale, il tecnologico e l'analogico, fanno emergere un immagine apparentemente antica di contadini. Il contadino simboleggia lo sforzo, il sacrificio e la forza di sopravvivere. La stessa sopravvivenza che l'artista vive costantemente per rimanere onesto con la propria sensibilità attraverso la ricerca di un archetipo".

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Fellini, i suoi disegni erotici, i suoi viaggi in un inconscio gioioso. Il video

Se fosse possibile definire l'inconscio di Fellini, inteso junghianamente, come adesione e rielaborazione personale di un inconconscio collettibo - non potremmo esitare ad aggiungere l'aggettivo romagnolo. Che, in sè, pare già molto felliniano e grottesco. Ma c'è tutta l'ironia, tutto il riso con gli scongiuri, tutto la deformazione, in eccesso, della realtà e, al tempo stesso, il desiderio di rimuovere con questo atteggiamento, ogni pensiero oscuro. Osservando i suoi disegni parallelamente agli sviluppi delle deformazioni della realtà o alle epifanie del sovrannaturale dei suoi film, appare infatti una dimensione onirica che non è angosciante

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Fulvio Governale, il momento sospeso in cui, di sera, una luce produce una solitudine astratta

Il giovane artista, terzo nella sezione scultura al Premio Novicelli 2019: "L'opera è composta da tre pezzi di grondaia, uniti mediante dei bulloni, fissati al muro tramite due barre di ferro. All'interno delle due grondaie più esterne vi sono inseriti due neon. Con quest'opera, composta da elementi di recupero, voglio fissare i momenti, apparentemente insignificanti, delle persone. La solitudine notturna è uno di quei momenti di riflessione che tutti noi viviamo da soli, in compagnia di altre persone non sarebbero importanti ne ci servirebbero. Attraverso le installazioni prendo questi attimi una volta finiti e li rendo fruibili a tutti, così da scatenare un'emozione privata in pubblico".

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Alice Faloretti, dipingere il punto d’incontro fluttuante tra la realtà e la metafisica

La giovane artista, terza nella sezione pittura al Premio Nocivelli 2019: "La mia ricerca si sviluppa attraverso la rielaborazione di immagini e suggestioni provenienti dai luoghi del mio vissuto, frammenti che quotidianamente colgo mediante la fotografia, per poi rievocare tracciando nuove relazioni e contenuti. Raccogliere immagini in grande quantità, anche inerenti lo stesso soggetto a distanza di tempo, mi aiuta a creare una sorta di album visivo da cui poi estrapolo il materiale che andrà a comporre i miei spazi. Durante questo processo utilizzo in particolar modo il disegno, con cui accosto e rielaboro situazioni originariamente disconnesse tra loro e in cui la rilettura personale, l'emergere di ricordi e di suggestioni oniriche, genera connessioni e significati nuovi, talvolta inaspettati"

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A San Martino si facevano i traslochi. Perchè? Il capolavoro di Campi dedicato alla giornata

Una delle opere più intense che documenta il colorito traffico che si vedeva nelle campagne all'inizio di novembre è dedicato Al San Martino" o trasloco e realizzato da Vincenzo Campi nel Cinquecento. Il trasferimento dei contadini che prendevano una cascina e i campi in affitto, cadeva sempre nel giorno di San Martino poichè da quel giorno in poi il contratto non era più valido. I lavori dei campi erano finiti, il raccolto diviso e venduto e, dopo i primi giorni freddissimi di Ognissanti e dei morti, la stagione solitamente diventava più mite per qualche giorno per qualche ora, attraverso la cosiddetta estate di San Martino, che cade l'11 dicembre, giorno consacrato al cavaliere di Tours che vedendo un povero infreddolito - che poi era Gesù, secondo alcune narrazioni - aveva diviso in due il mantello, mentre la temperatura dell'ambiente si alzava per evitargli il freddo, come gratitudine per il buon gesto. I contratti agrari tenevano conto del fatto che, attorno all'11 novembre la temperatura si alzava di qualche grado e rendeva i trasferimenti più facili

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