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Leda e il Cigno nell’arte – Il significato dell’allegoria sessuale, il filmato

In pittura il mito di Leda e il cigno rappresenta l'intraprendenza sessuale maschile, in base alla quale, originariamente, anche l'inganno risulta lecito per giungere all'unione sessuale. Sotto il profilo iconografico il successo di Leda giacente posseduta dal cigno è legato all'immagine traslata dell'accoppiamento tra uomo e donna, coperto dall'allegoria del mito. Sotto il profilo simbolico rappresenta - e forse un tempo propiziava - la potenza sessuale maschile.

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Leda posseduta dal Cigno, i rapporti sessuali degli Dei in Leonardo da Vinci e Michelangelo

Zeus-cigno, accoppiandosi con un'avvenente fanciulla, genera Castore e Polluce - La storia narrata nelle Metamorfosi d'Ovidio viene ripresa iconograficamente (per la prima volta dall'antichità) dal geniale pittore toscano - L'allusione all'amore carnale e le atmosfere che ricordano, in chiave pagana, l'Annunciazione - Una versione oscena del mito su una porta vaticana - L'interpretazione "muscolare" di Michelangelo.

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Gli artisti che dipingono con feci, sangue, sperma, urina e tampone vaginale

Escrezioni e secrezioni. Così l'arte della provocazione è arrivata a manipolare e a utilizzare le sostanze prodotte dal corpo umano come medium tecnico per la realizzazione di corrosive e volutamente ributtanti opere d'arte. Un viaggio tr gli artisti che hanno percorso e percorrono la strada proibita

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I bronzi Rothschild sono davvero di Michelangelo? Cambridge dice sì. Ma il dibattito sarà acceso

A nostro giudizio, il problema non è ancora perfettamente risolto, a causa di alcune incongruenze. L'aura riporta infatti a Cellini e a Sansovino, ma potrebbe essere anche un lavoro svolto da Michelangelo in epoca più tarda rispetto al primo decennio del lavoro poichè gli elementi proporzionali sono stilisticamente più avanzati - con un allungamento smisurato delle figure - che sembrerebbe portare l'opera a una datazione più tarda. Potrebbe trattarsi di una ripresa di un tema già trattato nei primi anni della professione. O di un lavoro in stile Michelangelo, svolto, ad esempio da Cellini

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Bordalo II, splendide sculture con i rifiuti. Dalla Spagna a Parigi, la nuova street art con oggetti. Video

Nato a Lisbona nel 1987, Artur Bordalo, detto Bordalo II, è cresciuto osservando il nonno dipingere la capitale portoghese. Ha poi frequentato l’accademia di Belle arti della sua città. Inizialmente ha compiuto trasformazioni visive dei binari ferroviari, portando la poetica della gioia sulle rugginose strade ferrate. Dal Portogallo, al mondo. Il successo dell'artista è sancito dalle mostre negli Stati Uniti e a Parigi, che continua ad essere una capitale d'arte

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Vero o falso o vero e falso assieme? I casi del Salvator Mundi attribuito a Leonardo e dei Modigliani

Ha compreso dott. Carlo Pepi perché la deve finire con i falsi Modigliani? La deve finire con i falsi Modigliani perché alla fine, a forza di arrabbiarsi, ne risentono le coronarie… io sono un po’ più giovane, ma la capisco bene. Più giovane, ma conduco vita insana e rischio di arrabbiarmi e che mi saltino quanto e più di Lei. Leonardo, Boltraffio, Luini, 450 milioni da Christie’s e 45 sterline da Sotheby’s… in questo mondo confuso è ormai tutto vero e tutto falso senza remissione dei peccati. Perché ho tirato in ballo Pepi, commercialista, autodidatta in arte e maggior esperto (autoproclamato, ma concordo) di Modigliani al mondo? Perché dopo i circa venti presunti falsi di Genova, quelli di Spoleto (indagini e processi che mi pare ancora in corso) ha denunciato in questi giorni ulteriori due presunti falsi che sarebbero presenti in un'altra mostra

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Sai davvero cosa significa essere Muse? L’altra metà del cielo di Monet, Picasso, Renoir e di tanti altri

Per restare a un piccolo tratto del Novecento: potete immaginare Bonnard senza Marthe (sono almeno 146 i dipinti e circa 717 disegni in cui appare)? Dalì, senza Gala? Picasso senza Fernande, Dora, Jacqueline? Monet senza Blanche? Renoir senza Gabrielle? Maurice Denis senza Martha? Maillol senza Dina Vierny? Vuillard senza Misia? Giacometti senza Annette?

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Sylvette, la modella di Picasso, racconta: “Così mi ha cambiato la vita”. Il video

"Sono tornata in Francia con il mio fidanzato e, nel 1954, ho conosciuto Picasso a Vallauris. E 'stata un'esperienza meravigliosa che ha cambiato la mia vita. In tre mesi, Picasso dipinse circa 40 dipinti di 'Sylvette'. Dopo essermi trasferita a Parigi, ho avuto la mia primo figlia, Isabel, nel 1963. Mio padre mi ha incoraggiava a dipingere, e sebbene spintoaa creare, ho iniziato a dipingere sul serio a 45 anni quando vivevo a Dartington Hall con tre figli."

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Silvia Bigi, quella sottile linea di confine che corre tra me e te. Corpi, amore, terra, nazioni

Stile arte intervista l'artista insignita del secondo premio nella sezione Fotografia, al Nocivelli 2018. "Siamo in un momento storico in cui le identità nazionali, religiose, culturali, si stanno scontrando e ridefinendo più che in passato. Queste lotte stanno mettendo molte persone di fronte alle più profonde e ancestrali paure: la paura di perdere chi siamo, la paura di trasformare un sistema di pensiero ereditato, che crediamo ci definisca. La paura, forse, di vedersi riflessi nell’altro. Con quest’opera tento di spingere l’osservatore a trovare affinità fra l’intimo e il collettivo, nel tentativo di stimolare un nuovo “attraversamento” della linea che ci divide dall’altro, qualunque esso sia".

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Il meraviglioso chalet del pittore Balthus. 113 finestre, facciata scolpita nel Settecento. Il video

Costruito tra il 1752 e il 1756 da David Henchoz, il Grand Chalet, patrimonio nazionale svizzero -  113 finestre, facciate scolpite - è tra i più antichi chalet in Svizzera. Fu inizialmente progettato per ospitare grandi botti di legno per la commercializzazione all'ingrosso di formaggio. Le sue dimensioni sono state determinate dalla necessità di creare questi spazi sotterranei, condizionando così la struttura dell'intero edificio. Rimase nelle mani della stessa famiglia fino al 1875, trasformato nel 1852 in albergo pensione solida reputazione, che ospitò personaggi  come Victor Hugo o Alfred Dreyfus. Il pittore Balthus - al secolo Conte Balthazar Klossowski de Rola - acquistò lo splendido immobile nel 1977 e vi si stabilì con la moglie, la contessa Setsuko Klossowska Rola e la loro figlia Harumi. Rimarrà lì fino alla fine della sua vita. Ancora oggi, questo luogo unico e senza tempo è sia la residenza di famiglia che la sede della Fondazione Balthus

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