Press "Enter" to skip to content

Posts published in “Performance”

L’arte senza oggetti diviene opera d’arte vivente. Performance di Tino Sehgal con 45 ballerini a Bologna

Il cuore della città fa da cornice ai corpi dei performer che si muovono nello stesso spazio del pubblico, che diventa così, oltre che fruitore, anche protagonista di questa vera e propria coreografia umana, ricca di riferimenti alla storia e al passato

Stefania Zorzi, Mädchenspiele, Giochi di bimba. Sangue, sogno ed eros dolce e sacrale. Le immagini

Ci troviamo all'improvviso alla scoperta di un vecchio mausoleo, tra fili e ali di farfalle, o nel sogno di Cenerentola, con una zucca trainata da un topo, o come un uccellino in soffitta, tra gabbie e reti.
Il mondo viene riscoperto, sperimentandolo in modo nuovo, attraverso avventure come passaggi di crescita individuale. E così le fotografie di Zorzi – in luoghi apparentemente quotidiani e mutevoli, con indosso la veste bianca o con scarpette rosse – senza l’intento di una rappresentazione descrittiva delle fiabe, ma utilizzandone il linguaggio simbolico e la funzione, vanno a toccare il nostro lato inconscio aprendo scrigni nascosti nell’anima. Il finale della fiaba rimane aperto

Danzare la pittura. Quando la tela impressiona la ballerina. Convergenza coreografi-artisti

Il fotografo Laurent Paillier e il critico di danza Philippe Verrièle sono gli autori di Danser la peinture (Scala New Editions). In questo libro che combina fotografia e saggio, scavano insieme un legame originale tra danza e arti visive, che si distribuiscono in undici movimenti o incontri. Perché il loro concetto di base è qui: mettere a confronto un coreografo con il lavoro di un artista visivo e invitare il primo a progettare una danza, una performance, in risposta al secondo. Lawrence Paillier ha poi fotografato ognuno di questi scontri e Philip Verrièle ha analizzato, con un saggio critico, la risultanza di queste esperienze, al fine di delineare, in ultima analisi, "un'arte ballo contrehistoire", per citare il sottotitolo del loro libro

Lavoro a maglia nell'arte. Una coperta concava diventa bozzolo. Kimberley Emeny. Il video

Kimberley Emeny è un'artista e curatrice euristica - finalizzata alla ricerca e alla scoperta di nuovi orizzonti semanatici e formali - nel nord-est dell'Inghilterra. Le opere 2D e 3D di Emeny esplorano temi di illusione spaziale. I suoi dipinti e disegni sono spesso concepiti attraverso un antagonismo tra ordine e caos. Nell'ambito del lavoro di Emeny, usa il suo corpo come paesaggio per creare immagini simboliche che si oppongono ai concetti occidentali di normalità, affrontando le angosce sociali e spingendo oltre i confini personali, usando la modificazione del corpo e gli oggetti di scena. Le sue interpretazioni esaminano vulnerabilità, alienazione, identità, ramificazioni rituali e sociologiche del ciclo biologico femminile

Yves Klein. Blu. Anthropométrie de l'époque bleue (1960). Ecco il video cult

Precursore e forse "inventore" della body art, Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962) contribuì a quell'azione di sfondamento dei valori plastici borghesi e tradizionali, attraverso azioni provocatorie e una non-arte, che favorì la connessione tra ricerche pittoriche e design, tra arte e contestazione politica, tra astrazione assoluta e pensiero metafisico. Proprio per la programmatica dissoluzione della prigionia della forma lavorò a monocromi o mono-toni. Fu nel 1956 che creò «la più perfetta espressione del blu», un oltremare saturo e luminoso, privo di alcuna alterazione, poi da lui brevettato col nome di International Klein Blue, che però non venne mai prodotto a livello industriale

Prima e dopo. Vestita e nuda, forbici e fili. Taglio. Per ritrovare la sorella morta. Hilla Kurki. Il video

Racconta: "Esistono solo due tipi di storie: dalla vita alla morte e dalla morte al mondo dei vivi. Dopo che mia sorella è morta, ho sentito di essere intrappolata in un limbo, nell'aldilà, che apparteneva a qualcun altro. Non l'ho solo persa, mi sono persa. La serie Of Loss and Lightness narra una storia di navigazione attraverso il dolore. Usando il mio corpo e gli abiti della mia defunta sorella, esamino la relazione tra ricordi e materiali. Gli oggetti possono contenere emozioni? E si può accedere a queste emozioni racchiuse intervenendo sulla loro materialità?"

Tutto su Christo – Lago d’Iseo, vita, lavori, come finanzia le mega-opere, quotazioni e intervista

La filosofia di Christo non è mutata dopo la morte della moglie amatissima e collega Jeanne. In un'intevista a Stile arte, Jeanne spiegava che ogni intervento da loro realizzato è completamente autofinanziato, anche se comporta ingenti investimenti. La scelta dell'autofinanziamento equivale a quella della libertà. Non rispondere a nessuno - già sono numerosi i vincoli imposti dalle Soprintendenze o dagli enti preposti alla sicurezza. Autofinanziamento significa vendere disegni, collage, progetti degli inteventi svolti nel mondo (per le quotazioni deille opere di Christo, potete andare a fine pagina e vedere i risultati d'asta)

Stefania Zorzi, legami. Fili, sesso, cuore e tutti i nostri cordoni. Che ci fanno vivere, che ci fanno morire

Dove giungono queste corde questi cordoni, questi nodi, questi fili sottili o spessi che congiungono un giovane corpo leggiadro a un'oscurità interna, un qualcosa di buio e di caldo. Stefania Zorzi, ossessione, sorriso, grottesco, compie un'esplorazione di sé, raccordandola all'idea di corpo, nella nostra cultura. Molto femminile, per altro. Molto di donna. Ora dovremmo risolvere questo bel problema, bello nel senso estetico, di tutti questi cordoni che appaiono nelle opere di Stefania. Essi non si riferiscono tanto e soltanto ad accordi di sangue pattuito che legano sentimentalmente la donna all'uomo e/o eccetera eccetera. Ma sono viscere essi stessi

Migliaia di meravigliosi universi in uno studio 3×6. L'arte di Jee Young Lee

Crea e distrugge una miriade di incredibili paesaggi di fantasia. Immortala scene fuori dal tempo. I suoi scatti stanno facendo il giro del mondo e sono sempre più richiesti. "La mia arte è una via di fuga - spiega l'artista - dal grigiore, dalla frustazione e dalle repressioni sociali che caratterizzano il nostro mondo. E' un modo di evadere dalla realtà e di scrollarsi di dosso tutto il peso della vita di tutti i giorni".

Ascoltate in 2 minuti il celestiale concerto per bicchieri. La storia di una nobile tecnica

Legato al virtuosismo e alla costante ricerca del nuovo, l'armonica a bicchieri (o glassarmonica) venne elaborata nel XVIIII secolo e utilizzata da nobili dilettanti - come la regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI - e da grandi musicisti, tra i quali Mozart. In precedenza fu certamente usata, con una semplice disposizione di bicchieri su una tavola, come curiosità sonora nella realizzazione di motivetti popolari. Sotto il profilo tecnico essa è uno strumento musicale idiofono a frizione, che viene composto da bicchieri da vino di diversa grandezza, riempiti d'acqua in quantità che consentano di ottenere vibrazione controllate che si allineano alle note musicali, prodotte dall'esecutore sfregando un dito inumidito sul bordo di ciascuno di essi