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La body art in Spostamenti progressivi del piacere di Robbe-Grillet

Onirico, inquietante, a tratti satirico. Ancorato a una tradizione dell'eros che è tutta francese e che si deve allo sviluppo novecentesco dei romanzi libertini del Settecento e agli studi di Bataille. Spostamenti progressivi del piacere (Glissements progressifs du plaisir) è un film del 1974 diretto da Alain Robbe-Grillet, che venne fatto sequestrare dalla magistratura italiana. La vicenda narrata - che è una sorta di incubo - contiene diverse citazioni di arte contemporanea tra le quali le Antropometrie, performance nelle quali alcune modelle, secondo le direttive di Yves Klein, si "intingevano" nel colore per poi stendersi su tela lasciando così un'impronta che l'artista definiva «traccia di vita". Yves Klein (Nizza, 28 aprile 1928 – Parigi, 6 giugno 1962) è stato precursore della Body art. L'esasperazione del sesso e del sogno corporeo - che rimane in realtà sospeso in una dimensione di voyeurismo - è l'oggetto del film di Alain Robbe-Grillet, che si sviluppa lungo un percorso solo all'apparenza simile a quello di un poliziesco, ma che, in realtà, procede come lo sviluppo oniroide degli slittamenti del piacere che coinvolgono ogni persona che entra in contatto con Alice, una giovane prostituta accusata di aver ucciso un'amica, nel letto

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Picnic di Fabio Mauri: guerra e rancio nella galleria d’arte. E un film di guerra proiettato su corpi nudi. Il video

"Come in un unico lungo fotogramma preso da un film di guerra - scrive Dora Aceto - due ragazze, adombrate dalla presenza di un giovane soldato, un ‘marmittone’, distribuiscono ai presenti un brodo caldo, confortevole (o una pasta e fagioli). Sul dorso di una giovane donna viene mostrato il film “La ballata di un soldato” del russo Grigorji Chukhraj. Mauri espone qui molte opere nuove sul tema della guerra e della pace come involontaria attesa, utilizzando reperti originali o di uso comune del periodo bellico. Un’attesa di qualcosa di vitale, non triste, ma che non riesce a evitare la violenza crudele e irriguardosa del conflitto"

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Ascoltate in 2 minuti il celestiale concerto per bicchieri. La storia di una nobile tecnica

Legato al virtuosismo e alla costante ricerca del nuovo, l'armonica a bicchieri (o glassarmonica) venne elaborata nel XVIIII secolo e utilizzata da nobili dilettanti - come la regina Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI - e da grandi musicisti, tra i quali Mozart. In precedenza fu certamente usata, con una semplice disposizione di bicchieri su una tavola, come curiosità sonora nella realizzazione di motivetti popolari. Sotto il profilo tecnico essa è uno strumento musicale idiofono a frizione, che viene composto da bicchieri da vino di diversa grandezza, riempiti d'acqua in quantità che consentano di ottenere vibrazione controllate che si allineano alle note musicali, prodotte dall'esecutore sfregando un dito inumidito sul bordo di ciascuno di essi

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Nel grande cretto di Burri: le performance, il video di De Grande e le fotografie

Ricoperti di argilla crettata, i performers emergono dal Grande Cretto raccontando con la danza il dialogo tra il nuovo (la parte dell’opera più recente, ancora bianca, “fresca”) e il vecchio (la parte più antica, grigia e ormai ricoperta di vegetazione), in un turbinio di movimenti spezzati e contrastanti che giungono infine all’armonia. La coreografia, curata dal duo MÓSS, mira a raccontare un giorno di magia in un "teatro" silenzioso, lontano da tutto e da tutti. The Dance of the Living Stones rianima, anche solo per pochi attimi, questo freddo sudario, per ridargli vita e per celebrare la conclusione di quest’opera di cristallizzazione dello spazio iniziata più di trent’anni fa. Le più di cento fotografie esposte, scattate durante i giorni delle riprese, mostrano i protagonisti immersi negli spazi di questa immensa opera di land art: un teatro silenzioso lontano da tutto e da tutti

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AquaSonica, la difficile arte di cantare e suonare sott’acqua. Il video

Per la proprietà transitiva, se i delfini avessero modo di coltivare voce e linguaggio, probabilmente parlerebbero come noi. E' l'impressione che emerge dai concerti e dalla performance dei Between, un gruppo danese, che esegue AquaSonica, e che esegue musica contemporanea in piccoli acquari che divengono spazi acustici. Suonano e cantano per superare i limiti imposti dalla densità dell'acqua. Poi per trasformare il limite in una peculiarità del concerto. La sonorità è quella vasta e, al tempo, asfittica di un mondo che non ci appartiene

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Milo Moiré, una donna concreta si aggira nel mondo digitale. La performance dell’artista. Video

La serie di performance di Milo Moiré "Ceci n'est pas une femme nue" ("Questa non è una donna nuda") ha documentato in un mondo di nudo virtuale, l'impatto della reale figura femminile senza veli in un contesto in cui la presenza del corpo umano non è scontata. Opere e spettatori occupano uno spazio inumano, anche'esso puramente simbolico. "Viviamo in un mondo pieno di immagini basate su computer - dice l'artista tedesca di origine svizzera - Noi spesso preferiamo guardare l'immagine digitale piuttosto che l'originale. Ciò significa che è cambiata la grammatica della percezione. Attraverso nuove tecnologie, come lo smartphone, abbiamo ampliato la nostra realtà. L'età di una nuova realtà visibile è cominciata"

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Una scultura che suona. E sentite che meraviglia. Sembra la musica di Babbo Natale

Una musica ritmica, magica, che sembra riprodurre i suoni che uniscono il mondo sublunare a quello spirituale, attraverso un ritmo di danza e il canto di diversi strumenti di cui riproduce il suono. E' la Marble Machine, una serinette, cioè una variante di un piccolo organo chiuso in una scatola e azionato attraverso una manovella. La Marble machini è stato realizzato da Wintergatan, un gruppo musicale folktronica svedese di Göteborg. Due membri, Martin Molin e Marcus Sjöberg, facevano precedentemente parte del trio elettro folk Detektivbyrån. Un gruppo formato polistrumentisti, che esegue i brani con diversi strumenti musicali, molti dei quali rari o autocostruiti.

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Nude e frammentate nello specchio, performance firmata Joan Jonas

Questa è un'intervista con l'artista Joan Jonas, che parla del suo pezzo di spettacolo Mirror Check, che ha allestito a 14 Rooms, la mostra Live Art durante Art Basel, organizzata da Fondation Beyeler, Art Basel e Theater Basel. Nel lavoro di Joan Joans, Mirror Check, la modella osserva e esamina il proprio corpo nudo con un piccolo specchio rotondo. Lo specchio simbolizza il tentativo di conoscenza di sé ma anche la frammentazione, perché riflette parti del corpo, senza poterlo restituire tutto

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Vanessa Beecroft, donne dai corpi tiepidi e pulsanti. E statue. Flusso vitale agli Uffizi. Breve video

Vanessa Beecroft, artista italiana nonostante il cognome, si è imposta al pubblico mondiale per i lavori con i corpi femminili. Partita da un'analisi quasi ossessiva di sé e del rapporto con il cibo, passata poi ad analizzare la parte corporea in rapporto a quella culturale-spirituale, Beecroft ha realizzato splendidi, stranianti allestimenti con modelle, in buona parte nude, che irrompevano in spazi in cui la nudità è imprevista; anche se le sue modelle si comportavano, secondo la regia dell'artista, come opere d'arte. Suggestiva è la performance di un gruppo di ragazze, in parte velate, in parte nude, agli Uffizi, tra statue di marmo, alle quali ridonano il respiro della vita

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Cosa dischiude un libro? In quali universi ci proietta, inducendoci a capire meglio il mondo in cui viviamo? Brevemente ecco una performance e un bodypainting, giocati a livello di integrazione tra modella e computer. Il progetto di animazione è di Elodie Ignatevossian per Esag Penninghen. La musica è Her Morning Elegance di Oren Lavie

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