Performance

Franco Losvizzero, la cavalcata-performance della donna-coniglio

L'arte di Franco Losvizzero si distingue per l'uso di dispositivi meccanici e per l'ibridazione tra giocattoli e humanoidi pop surrealisti. Lavora in modi diversi, anche se il disegno e la pittura rimangono al centro della sua ricerca. Ha esposto sculture e realizzato performance meccaniche ma anche foto, installazioni video-artistiche, spettacoli dal vivo, teatro. Le opere, le sue installazioni, il video, la fotografia o il disegno, evocano spesso figure di giocattoli, racconti di bambini, luoghi leggendari o cimiteriali. Il suo lavoro è in grado di rievocare e di risvegliare nello spettatore ansie latenti dell'infanzia. Utilizza diversi tipi di materiali come la plastica e la resina, ma in particolare un "materiale ceramico" di sua invenzione per caratterizzare la maggior parte delle sue sculture e bassorilievi su carta e dipinti

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Il Giardino Dell’Eden. Il Film di Video-arte di Franco Losvizzero. Il video

Metafisico, a tratti grottesco e inquietanti, ricco di una dimensione altra. Una performance, un viaggio metafisico. Ecco Il Giardino dell'Eden, film di video-arte di Franco Losvizzero L'opera, appartenente ormai ai classici del genere, fu presentata per la prima volta a Berlino nel 2011, costituisce, contemporaneamente un viaggio nel Fatzer - opera incompiuta di Brecht - e nell'Orto Botanico di Roma in una performance che si tenne a partire dalle 11 del mattino dell' 11 novembre 2011

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Performer trascorre una settimana in una pietra. “Ecco come ho vissuto”. Il video

Ha trascorso una settimana rinchiuso in un macigno, all'interno del quale un utensile a controllo numerico aveva perfettamente scavato l'ingombro del suo corpo. L'unica possibilità di un minimo movimento era consentito alle dita dei piedi, che potevano contare sul vuoto tra la pelle delle scarpe e il piede. Questa performance è avvenuta al Palais de Tokyo di Parigi. Il protagonista è Abraham Poincheval, 1972, che ha improntato il proprio lavoro alla dimensione claustrofobica dello "stare dentro". Per noi tutti una sensazione orribile, insopportabile. Ma lui è davvero allenato. E racconta di non aver mai avuto un minuto di angoscia, mai un pensiero costretto, mai la reazione di soffocamento o di prigionia

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Nudissime e divaricate: le performance in pubblico in Svizzera. Il video

Le performance di nudo, proprio perchè spesso trasformate in sequenze di movimenti rallentati e e meccanicamente inumani, tendono a mascherare la nudità, attraverso la stessa non scioltezza dei movimenti. Ne è ulteriore prova il lavoro svolto dagli artisti, ripresi in questo filmato, durante un libero festival tenutosi negli spazi urbani, in Svizzera a svizzera 2

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L’estate pazza dell’artista Milo Moire: si fa accarezzare il pube dai passanti, sotto una gonnellina di specchi

Nelle capitale europee nuova esibizione della performer di origine svizzera basata sull'integrazione tra il sé e la folla. Dopo aver deposto uova dalla vagina, essere stata nuda in un museo, nuotato senza veli alle Mauritius, aver posato priva d'abiti accanto ai turisti alla tour Eiffel, ecco il contatto diretto. Gli uomini si disinfettano la mano, varcano la tendina della gonnellina-prisma coperta di specchi e iniziano ad accarezzarla lentamente, mentre gli altri guardano

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Ramona Zordini, malinconia. Acqua. Corpi fluttuanti, in movimento con il dolore gioioso della poesia

L'artista: "Decisi di iniziare scattando delle fotografie di corpi umani usando l’acqua come teatro. Ho cercato di creare qualcosa di nuovo, dando alle immagini una terza dimensione. Ho provato differenti materiali e ho scelto il tessuto elastico perché era la strada migliore per mettere in pratica il mio progetto. Quindi ho iniziato a cucire sul tessuto elastico con le mie immagini stampate le parti del corpo fuori dall’acqua facendole uscire materialmente"

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Rebecca Horn quotazioni gratis e intervista

L’esperienza leggendaria delle Body Extensions, analisi poetica e spietata della vulnerabilità del corpo e del desiderio di accrescerne le capacità sensoriali. Poi, le tappe innumerevoli di un cammino di ricerca a trecentosessanta gradi: dal cinema alla musica, dal teatro alla poesia. Ma sempre rifiutando comode etichette. Rebecca Horn si racconta in un’intervista a Stile

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Deborah De Robertis, con la nudità spalancata dialoga con Courbet e con Manet. Immagini e video

Secondo Debora de Robertis anche nella storia dell'arte c'è un grosso buco: il punto di vista assente di ciò che è l'oggetto dello sguardo. In sintesi. Courbet dipinge la vagina, ma la vagina non ha diritto di esprimersi, ma di apparire solo come un oggetto. E qui si interseca il ricordo con le vagine sapienti e dissennate de I gioielli indiscreti di Denis Diderot, vagine che prendono a parlare senza reticenze, raccontando se stesse. L'occhio aperto della vagina - tale era anche nei dipinti di Klimt -risponde alla palpebra chiusa della vagina di Courbet

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Maurizio Cesarini – C’è un perfetto dandy annegato nel mare

"L'immersione nelle acque marine, pur nell'aspetto iconologico che può rimandare a vari sensi legati all'abluzione come pratica rituale, tuttavia non ha inteso avere un aspetto liturgico o rituale, determinando invece il senso della sparizione, dell'annullamento, del naufragio. Appunto in questo naufragare s'è perso per sempre Von Hauser, ma da questa perdita tutta l'azione ha acquistato il senso di linguaggio e di metafora, forma simbolica di una imago destinata alla sparizione sin dal suo primo apparire".

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