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Pittura antica

Chi era davvero la ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer

La fama del ritratto ha raggiunto a tal punto le proporzioni del mito che si è tentati di definire quest’opera, sempre misteriosa, di Vermeer la “Gioconda olandese”. La scheda, l'analisi, i passaggi di proprietà, la tecnica, l'impaginazione, i connotati psicologici, gli elementi di coinvolgimento emotivo dello spettatore, la biografia analitica di Vermeer e tutte le sue opere

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Leonardo da Vinci – Cos’è lo sfumato leonardesco e come si ottiene

Lo sfumato leonardesco è frutto di una tecnica di sovrapposizione, a dipinto ultimato, di una velatura lieve ed omogenea di colore diluito nel legante con il fine di ammorbidire i lineamenti dei volti o - nel caso di paesaggi - di ridurre l'acutezza dei profili delle montagne o degli oggetti lontani per ricreare l'effetto di sfocatura provocato, alla distanza, dalla'umidità atmosferica. Lo sfumato, applicato ai volti, è assimilabile all'effetto flou, ottenuto, nel cinema o nella fotografia tradizionali, attraverso la sovrapposizione di un velatino all'obiettivo.

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Nell’intimita’ della casa. Come cambiano gli arredamenti in 100 anni di pittura

PITTURA & COSTUME - I dipinti testimoniano i mutamenti dell’abitare, e individuano gli snodi della casa come luoghi ricchi di simboli. L'intervista a Nicoletta Colombo, che ha curato una mostra su questo tema e che ci conduce in salottini pittorici dove storia e filosofia mutano il modo di vivere gli spazi domestici

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L’unicorno nella pittura – Perché appare sempre vicino al grembo delle giovani donne?

L'unicorno era infatti considerato un animale sessualmente focoso, basilarmente intemperante nei confronti dei propri desideri sessuali. I suoi massimi appetiti si riteneva che fossero suscitati dalle ragazze, al punto che, nell'antichità si pensava che potesse essere catturando, lasciando come esca, nel bosco o in una radura, una vergine, cioè una donzella. L'immagine può essere ben compresa nella bruciante definizione che ne dà Leonardo da Vinci, all'interno degli scritti dedicati alla funzione simbolica degli animali

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Il sonno di Endimione e la luna nei quadri. L’amore come purezza. Casta diva

La rappresentazione di Diana è molto spesso servita, a livello simbolico, a raffigurare la purezza sessuale delle monache, come accade nella stanza della Badessa, a Parma. La luna, insomma, come canterà Maria Callas, e' una casta diva, una casta dea che non potrà mai conoscere l'abbandono erotico Numerose sono le versioni del mito greco. Ma ciò che a noi interessa è il significato allegorico di questi dipinti, chiamati a rappresentare amori impossibili, alimentati nonostante la distanza. Secondo una delle versioni più note - e semplici - del mito di Endimione, fu la sua bellezza ad attrarre Selene, la dea della luna, che si innamorò di lui. Per poterlo vedere per sempre gli diede il sonno e la giovinezza eterni

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Tiziano, Allegoria del Tempo. Lui, il figlio e il nipote. Lupo, leone, cane. L’analisi dell’immagine

A sinistra l'autoritratto del pittore; al centro e in posizione frontale, col viso in ombra nella parte sinistra e progressivamente sempre più in luce verso destra (perfetta metafora del carattere intermedio, provvisorio e mutevole del presente), il figlio del grande pittore, Orazio, che appare nei panni di un uomo maturo scuro di carnagione, di barba e capelli; infine, rivolto verso destra, il nipote Marco, ritratto con fattezze di giovane dai capelli rossicci e dalla carnagione chiara, in piena luce nel massimo risalto di un luminosissimo futuro

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Uomini molestati. La padrona concupiscente. La libidine nei quadri di derivazione biblica

La vicenda di Giuseppe e della moglie di Putifarre venne narrata da Tintoretto e da numerosi altri artisti forzando la storia biblica attraverso la nudità della bella padrona che desidera il giovane fino a farlo cadere in disgrazia

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Perchè Tolstoj voleva gettare sul rogo i quadri di Leonardo, Michelangelo e Raffaello

Ma ormai mi ero accorto che anche l’arte è un inganno. M’era chiaro che l’arte è un abbellimento della vita, un allettamento a vivere... Ogni aspetto della vita, riflettendosi nella poesia e nelle arti, mi aveva procurato gioia. Mi rallegrava osservare la vita nello specchio dell’arte; ma quando cominciai a ricercare il senso della vita, questo secondo specchio divenne inutile, superfluo e grottesco, o addirittura tormentoso. Mi era impossibile confrontarmi con ciò che vedevo in esso: perché vedevo soltanto che la mia situazione era stupida e disperata. Mi era stato facile rallegrarmi quando nel profondo dell’animo credevo che la mia vita avesse un senso… ma quando riconobbi che la vita è assurda e spaventosa, il gioco allo specchio non poté più svagarmi

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