Pittura di genere

Antonio Cifrondi, da Versailles a Brescia per dipingere mendicanti, poveri e furfanti

La sua pittura è l'esasperazione del barocco veloce, di decorazione. Aveva una tecnica rapida ma sicura. E' interessante ricordare l'episodio della scommessa vincente con i frati: mentre Cifrondi lavorava in una chiesa a Gandino, in Val Seriana, scommise con Padri del convento che, nel tempo impiegato da loro per recitare il vespro, egli avrebbe realizzato un quadro istoriato con molte figure

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Parca Lachesi, l’immagine di questa donna allungava la vita. Con il filo

L’effigie di Lachesi, colei che tende il filo, fu utilizzata come elemento di propiziazione del destino e divenne, per questo, in alcuni casi, soggetto unico dei dipinti, senza le due altre Parche poiché da lei si riteneva dipendesse una maggior durata dell'esistenza. Storia in pittura delle tre filatrici.

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Cosa significa “pittori bamboccianti” e chi era il Bamboccio. Il video delle opere

Durante il suo soggiorno a Roma, Van Laer è diventato anche una delle guide di Schildersbent o "banda di gilda" fondata nel 1623 dagli artisti olandesi, con sede nella città italiana, per proteggere i loro interessi. Intorno 1637 l'artista ha lasciato Roma per tornare nel Paese di origine, ma si ritiene che abbia compiuto un secondo viaggio nella città dei Papi, nel 1642, poco prima della morte. Soltanto una trentina di opere possono essere attribuite in modo sicuro a Pieter van Laer. Tra le caratteristiche della sua arte deve essere menzionata la pennellata a impasto materico, il naturalismo vivace e il gusto per il chiaroscuro drammatico. L'importanza del lavoro di Van Laeer dei bamboccianti era enorme. I suoi dipinti godevano di grande favore non solo sul mercato ordinario dell'arte, dove raggiungevano prezzi considerevoli, ma anche tra la nobiltà e l'alto clero. a bamboccio 2

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Bernardo Strozzi – Il prete processato perché dipingeva opere “profane”

Il quadro in cui è ritratta una donna, infatti – e in cui si mescolano sapori di ascendenza nordica e naturalismo – potrebbe essere simile a uno di quelli presi in considerazione dal Tribunale Arcivescovile di Genova per processare l’“eretico” Strozzi con l’accusa di esercizio illecito della pittura e più precisamente “contra decorem dignitatis sacerdotalis exercuit et exercet artem pictoris, images ac picturas tam prophanas quam non”. Il motivo dell’accusa risiede nel fatto che il religioso crei un dipinto che vada oltre i ristretti canoni del tempo, aderendo al processo di secolarizzazione della pittura che vede negli artisti laici del nord-Europa i promotori

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Il mistero dei tre fratelli Le Nain

I fratelli Le Nain sono tre: il vecchio Antoine, Louis e Mathieu, il più giovane. Provenienti da Laon, si sono formati presso un artista molto probabilmente nordico, la cui identità non è nota. Si stabilirono a Parigi nel 1629, nell'area privilegiata di Saint-Germain-des-Prés, dove risiedevano i pittori provinciali e stranieri che volevano sfuggire alle costrizioni della società parigina. Le loro composizioni più famose mostrano contadini rappresentati con grande potenza emotiva e completa originalità, soprattutto per l'epoca. Queste scene mostrano la verità umana più umile, con una dignità senza precedenti. I fratelli Le Nain hanno creato un nuovo tipo, applicando alla rappresentazione del popolo regole di un ritratto di gruppo basato sull'assenza di narratività. I volti sono rivolti verso lo spettatore con gli occhi intensi o con espressioni sognanti e malinconiche

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Jacques Callot – Scappò dalla Francia con gli zingari, venne in Italia per disegnare maschere e malandrini

Jacques Callot , nato a Nancy nel 1592 e morto nello stesso luogo nel 1635 , è un disegnatore e scrittore francese, della regione della Lorena , la cui opera oggi più nota è una serie di diciotto incisioni intitolata "Le grandi miserie della guerra" , nelle quali evoca con cupezza drammatica le devastazioni della guerra dei Trent'anni. Goya ne sarebbe stato influenzato. Di origine nobile, cercò di sottrarsi alle strette dell'educazione paterna e, a dodici anni, fuggi in Italia con una carovana di zingari e teatranti

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Le ruvide tele dei vagabondi, perché i pitocchi entrarono come icone nelle nobili case

Una devastante situazione economico-sociale, lo sviluppo di una letteratura grottesca che trasformò il povero in un’icona romanzesca. Migliaia di incisioni e di quadri in circolazione. Così i ricchi appesero nei palazzi le immagini dei poveri. Per divertirsi, per meditare e sentirsi favoriti dalla fortuna. Ecco come nacque quella moda lontana e come si sviluppò in direzione della pittura di realtà, che, ai tempi di Pitocchetto, invitava all'assistenza e proclamava la centralità del lavoro, come strumento di salvezza

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