Scultura contemporanea

Achille Bonito Oliva spiega ai lettori di Stile l’arte contemporanea

Bonito Oliva conduce i lettori di Stile alla scoperta della "Le tribù dell'arte? Un momento di incontro tra globalizzazione e tribalizzazione, dove il linguaggio internazionale è usato a fini espressivi, e dunque per fondare una soggettività che punta sulla differenza" - "Non esistono temi precisi, ma un atteggiamento dipendente dalla multimedialità, dallo slittamento, dallo sconfinamento linguistico che ingloba lo spettatore" - All'insegna dello slogan: "Più etica, più estetica", nel tentativo di evidenziare la creatività e di ridurre la distanza tra arte e vita.

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Spagnulo, l’energia essuda dalle geometrie ferite

“Quando ho compreso la contraddizione insita nello spazio e nella forma” confessa il grande scultore italiano “ho cercato di risolverla ricorrendo ai Tagli, che sconvolgono e negano l’inflessibilità del segno” - “L’energia, purché contenuta, è l’aspetto fondamentale delle mie creazioni, ne è l’essenza stessa” - Il tema del mito come ricerca delle radici e “pretesto” narrativo.

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Finotti, quante emozioni tra le pieghe del marmo

"Il passaggio dalla figurazione all’astrazione” spiega il noto scultore “è scaturito dall’esigenza di esprimere stati d’animo contrastanti, sensazioni determinate da forme sospese tra dramma e sogno” - “Adoro il bianco statuario di Carrara perché mi garantisce trasparenze che rendono l’immagine rarefatta, quasi incorporea” - “La grafica? Non è per me. Non amo disegnare, faccio schizzi come promemoria. Preferisco attaccare subito la materia. Salvo poi accanirmi, maniacalmente, nella rifinitura”.

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Fatima Messana, bimba sulla Croce. Assurde indignazioni

Al Cassero la mostra della giovane scultrice - curata da Alfonso Panzetta - non declina torbidi violenti, ma è in grado di creare quel cortocircuito suscitato da un'opera d'arte incisiva, il cui fine è creare pensiero, meditazione, confronto. Il lavoro di Messana è una sorta di Natività, portata all'estremo punto del sacrificio. Non c'è violenza nella scultura, ma un'estrema dolcezza che appare tale anche sotto il profilo cristologico: l'uomo della Croce incarna chiunque soffre o sia perseguitato.

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Angela Corti, così farò suonare la scultura nel deserto

Il vento crea nel deserto rocce nude con forme acute e schegge taglienti, incise e lavorate dalle raffiche e dune di sabbia dette anche “sabbie che cantano” per il suono che il vento produce al suo passaggio. Le linee sinuose e grezze della scultura ricordano, da un lato la purezza della cresta delle dune, e nello stesso tempo, le rocce irregolari incise dal vento. Contrasti di linee e superfici. I fili metallici che tessono pietra, quasi a bloccare questo movimento, diventano a loro volta fili che vibrano, il sibilo del vento. E la pietra si trasforma in strumento musicale, che ricorda un’arpa o lo stesso Oud, definito dagli arabi “il sultano degli strumenti musicali”. La scultura è un’insieme di vibrazioni, segni, scalfitture, fratture, cuciture: è una danza elegante che tesse l’opera.

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Angela Corti e la tessitura di pietre come catartico ed originale sistema di scultura

Stile Arte intervista l'artista italiana chiamata a Dubai per la realizzazione del monumento dedicato al vento del deserto. Fili metallici che tessono la pietra e che vibrano e sibilano. L'imprinting visivo di fronte a un grande quadro temporalesco e lo sviluppo di un percorso di grande impegno formativo, in direzione di una costruzione poetica della materia. Non per nulla Angela ama Verlaine "il cui tono combina spesso malinconia e chiaroscuro, con un’efficace semplicità".

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Francesca Fabbri, le statue dalla pelle di mosaico

La mostra dell'artista ravennate da oggi al Cassero di Montevarchi. Reduce dalla partecipazione all’ultima Biennale di Venezia dove ha presentato un grande “Prigione” interamente mosaicato con tessere di platino, e da un’ampia personale a Miami (Florida), è l’autrice del singolare monumento funerario a Rudolf Nureyev nel cimitero di Sainte Geneviève sous Bois a Parigi.

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