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Cosa significa fauves? Capire i Fauves in 5 punti e con un breve video

1) Con il termine fauves (che in francese significa, con connotazione negativa, “belve, selvaggi”) si indica una corrente d’avanguardia della prima parte del Novecento, basata sull’accensione massima dei colori attraverso l’accostamento dei primari (blu, giallo, rosso), sulla sintesi estrema e sulla semplificazione delle forme, sulla sostituzione cromatica (in alcuni casi: alberi rossi, strade verdi, cielo gialle) in direzione di un’arte libera da convenzioni e aperta alla gioia di vivere. Molto si deve, in questo all’osservazione dell’uso del colore da parte dei bambini e dei popoli primitivi. Il mondo viene deformato – qui positivamente, nella visione – in un modo simile ma contrario all’Espressionismo, che predilige toni e temi cupi e pieni di dolore, mentre i fauve fanno esplodere il mondo di luce

2) L’origine dei fauves si colloca nel clima del superamento dell’Impressionismo, alla ricerca di valori più stabili sotto il profilo intellettuale, rispetto alla pura visione. I Nabis, Gauguin – e pertanto il simbolismo – quanto Van Gogh e Munch – sul versante dell’espressionismo -. Volendo semplificare i concetti potremmo dire che, soprattutto partendo dai paesaggi meno drammatici di Van Gogh si forma una corrente che “marca l’espressione nella parte gioiosa e bella”, – ed è pertanto inseribile nelle modalità espressioniste – , ma non lega il proprio soggetto al dolore o al nichilismo, tipico dell’espressione nordica.

3) La corrente non ebbe manifesti o aspetti associativi, ma tenne la propria prima collettiva grazie al Salon d’Automne di Parigi nel 1905. George Desvallières, vicedirettore del Salon e pittore egli stesso, aveva conosciuto alcuni di questi artisti durante un comune periodo di studio presso l’atelier di Gustave Moreau – simbolista – e decise di raggruppare alcune delle loro opere nella sala centrale del Salon in modo da amplificare l’effetto dirompente delle loro peculiarità. Il primo ad utilizzare il termine fauves, o comunque a diffonderlo e renderlo celebre, fu il critico d’arte Louis Vauxcelles, che definì la sala come una “cage aux fauves” cioè una “gabbia delle belve”, per la “selvaggia” violenza espressiva del colore, steso in tonalità pure. Sembra che così abbia esclamato il critico d’arte Louis Vauxcelles quando, entrando nell’ottava sala del Salon d’Automne di Parigi (1905) dove esponevano gli artisti, vide una statua tradizionale circondata da dipinti dai colori molto violenti e accesi ed esclamò: “Ecco Donatello fra le belve!”.

4) Gli artisti presenti nella stanza centrale del Grand Palais erano Henri Matisse (che espose la Donna con cappello, dipinta nel 1905), André Derain, Maurice de Vlaminck, Henry Manguin e Charles Camoin. Altri pittori da ricordare perché affini alla poetica Fauves sono Alexis Mérodack-Jeanneau, Pierre-Albert Marquet, Othon Friesz, Kees Van Dongen, Raoul Dufy, Henri Evenepoel e Georges Braque. Georges Rouault e il giovane Pablo Picasso rimasero al di fuori della corrente per un accento maggiormente ideologico.

5) I Fauves furono attivi solo fino al 1907. Quell’anno la grande retrospettiva su Cézanne fu causa delle nuove direzioni prese da alcuni di loro e della formidabile crescita del cubismo, che contribuì a rompere la debole unità della corrente, che si colloca come un momento transitorio, seppur fondamentale per alcuni artisti. Perchè Cézanne fu un elemento così dirompente? Perchè cercava la struttura, la forma, lasciando al colore una funzione plastica, cioè più legata al fenomeno transitorio che alla stabilità della materia. Comunque sia il fauvismo fu sviluppato e mutato da Matisse e recepito, secondo il proprio sentire ancorato al disegno, dallo stesso Picasso.

 

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