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Cos’è la pintura politica de castas? E chi erano queste “colorate” famiglie?


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La pintura de castas è un genere artistico che sorse principalmente nella Nueva España (l’attuale Messico) nel secolo diciottesimo e che si estese in misura molto limitata alla terra peruviana. Queste opere – all’apparenza somiglianti all’europea pittura di genere per quanto attiene ai tratti formali – erano, di solito, prodotto dell’illustrazione del mondo sudamericano, evidentemente finalizzata alla conoscenza del lontano continente da parte degli spagnoli, che osservavano con disprezzo e riprovazione il melange di razze tanto diverse. Non siamo dunque solo al cospetto di una classificazione enciclopedica della materia, ma, in parecchi casi, a una sorta di giustificazione ideologica del meticciato, come unica realtà antropologicamente possibile per il Nuovo Mondo.

Nell’ambito della pintura de castas appaiono madre e padre di due razze differenti e un bambino o una bambina, frutto del loro amore, che presenta la fusione dei caratteri dei due effigiati. Ciò che risulta, sotto il profilo iconografico, come anticipazione delle pose fotografiche di gruppo, che sarebbero emerse di lì a un secolo, è realizzato su fondali domestici o s’apre alla natura lussureggiante di quei Paesi.

In alcuni casi – e qui sta il messaggio subliminale degli artisti settecenteschi – alla base dell’opera sono raffigurati ceste o vassoi colmi di frutta esotica, che viene classificata tassonomicamente attraverso un lieve corsivo dipinto sul frutto stesso. Attraverso la rappresentazione delle famigliole e dei prodotti della terra e degli alberi – così diversi da quelli della Vecchia Europa – si fornisce una sorta di spiegazione e legittimazione del meticciato: il Mondo Nuovo regala frutti straordinari, come extraordinaria, sotto quel cielo, è la varietà delle combinazioni genetiche dell’ampia famiglia umana.


Giorgio Antei, tu hai proposto in Plus ultra. Oltre il Barocco, la mostra allestita a Brescia accanto ad Inca, diversi quadri di castas che hanno suscitato un grande interesse presso il pubblico italiano. Assistiamo, infatti, a una formula che tende, pur con poetica prudenza, ad accreditare le società multiculturali che giungono poi alla fusione. Qual era la situazione politica e antropologica che giustificò la nascita di questo genere artistico?

Partiamo dagli antefatti. Nel corso del Settecento la società creola, costituita dalle successive generazioni di spagnoli d’America (oggi si direbbe emigranti), completò quel processo di identificazione culturale e nazionale che, iniziato due secoli addietro, l’avrebbe condotta ben presto a dichiarare la propria indipendenza dalla Spagna.

Sebbene i creoli andassero fieri della loro ascendenza iberica e si vantassero della propria limpieza de sangre e delle proprie qualità morali e intellettuali, superiori secondo loro a quelle dei compatrioti metropolitani, la Corona spagnola li considerò sempre dei sudditi di seconda categoria. In virtù di una scelta centralista che mascherava una inveterata disistima, gli Asburgo prima e i Borbone poi negarono loro sia gli incarichi di governo che le alte responsabilità amministrative, mantenendoli in una posizione di umiliante subordinazione.

Pur ribadendo fino all’ultimo la lealtà alla Corona, l’élite creola non desistette mai dal battersi a difesa della propria dignità e dei propri diritti. Ma i risultati furono deludenti. L’arrivo al trono di Carlo III (1759), sovrano prudente e illuminato, fece sperare in un cambiamento, tuttavia le cose, anziché migliorare, si indurirono ulteriormente. Com’è noto, la Spagna pagò l’ottusità di questa politica con la perdita delle colonie.

 

Mestizaje significa meticciato. Al di là degli elementi puramente genetici, che valore assunse questa fusione ai fini culturali e iconografici?

Lungi dal rappresentare un fenomeno esclusivamente etnico, il mestizaje abbraccia aspetti sociali, culturali e religiosi. In sintesi, è la chiave di volta che sostiene la storia del continente americano, permettendone una conoscenza approfondita. Di fatto, nel mestizaje sono riposti sia il “segreto” dell’arte barocca che il significato della peculiare religiosità che la sostanzia.

Ben più importante, il meticciato avvia quell’amalgama fra razze e civiltà (amalgama spesso osteggiato e dolorosamente vissuto) di cui ancor oggi siamo partecipi e che, alla fin fine, è uno dei fenomeni più rilevanti del mondo moderno. In altre parole, esso simboleggia la sutura che – ad onta dell’etnocentrismo – ricuce la coscienza storica e addita il cammino dei diritti umani.

Nel Settecento, la popolazione meticcia era inferiore solo a quella indigena, quest’ultima composta da indios più o meno acculturati e selvaggi. I meticci venivano suddivisi in categorie sociali e razziali stabilite sulla base di una precisa tipologia. L’appartenenza a questa o quella categoria, o “casta”, dipendeva dal tipo d’incrocio e indicava la distanza dalla purezza razziale. Ai piedi della scala etnica si trovavano i negri, più su gli asiatici e gli indios, poi i meticci, i creoli e infine gli spagnoli. Le categorie erano in tutto una ventina.

 

Venti categorie umane che divengono protagoniste della pintura de castas…

La pintura de castas costituisce un peculiare genere pittorico sorto nell’America ispana nel XVIII secolo. Si tratta di scene di costume interpretate di solito da tre personaggi, un uomo e una donna di “casta” diversa ed il frutto del loro incontro, la “casta” risultante, il tutto sullo sfondo di paesaggi o, più spesso, di interni domestici. Nell’insieme, tali dipinti, o meglio, serie di dipinti, formano degli interessantissimi repertori sociali ed etnografici (nonché psicologici).

Dal punto di vista artistico, sono raramente opere di gran valore, ma ciò che apportano alla conoscenza dell’America Latina nell’epoca tardo-barocca è della massima importanza.



 

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[PDF] Messaggi subliminali nella pintura de castas

STILE ARTE 2010

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