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Così dipingevamo ai tempi di Cristo, prima delle invasioni barbariche. Guardate i ritratti di Fayyum. Video

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Con l’espressione ritratti del Fayyum, si designa una serie di circa 600 ritratti funebri, fortemente realistici, realizzati per lo più su tavole lignee, che ricoprivano i volti di alcune mummie egizie d’età romana. Il nome deriva dalla pseudo-oasi del Fayyum, il luogo da cui proviene la maggior parte delle opere. L’importanza di tali raffigurazioni deriva, oltre che dal loro spiccato realismo, anche dal fatto che, insieme agli affreschi di Ercolano e Pompei, a quelli della tomba del tuffatore a Paestum e ad alcune raffigurazioni tombali a Verghina nella Macedonia Centrale, sono tra gli esempi meglio conservati di pittura dell’antichità.
Benché l’usanza di realizzare ritratti delle mummie fosse già diffusa in epoca faraonica in tutto l’Egitto, i ritratti del Fayyum devono essere considerati come facenti parte di un filone a sé stante per due principali ragioni: la prima, di tipo “geografico”, deriva dal fatto che essi sono stati ritrovati principalmente (anche se non esclusivamente) nel bacino del Fayyum; la seconda, di tipo cronologico, è dovuta al fatto che tali opere risalgono esclusivamente all’epoca romana: esse coprirebbero un periodo che va dalla fine del I secolo a.C. alla metà del III secolo d.C. Ad oggi rimangono sconosciute le cause della fine di questo tipo di produzione artistica.
Tecnica
I ritratti possono essere suddivisi in due gruppi a seconda della tecnica utilizzata (encausto o tempera a base di uovo). Non mancano tuttavia esempi di utilizzo di altre tecniche, a volte ibride.
Generalmente, le opere più pregevoli appartengono al primo gruppo: l’encausto, infatti, riusciva a rendere i colori molto più vividi, creando così un forte effetto “impressionistico”. In alcuni casi, delle foglie di oro sono impiegate per raffigurare gioielli e coroncine. Spesso si notano variazioni nelle tonalità, impiegate per indicare la provenienza della luce. La maggior parte dei ritratti è dipinta su tavole di legno duro, principalmente importato (per lo più legno di quercia, tiglio, sicomoro, cedro, cipresso e fico). Vi sono alcuni esempi di tavole ridipinte o dipinte da ambo i lati, forse a significare che i ritratti erano stati eseguiti quando il soggetto era ancora in vita. Esistono inoltre alcuni esempi di raffigurazioni realizzate direttamente sulle tele e le bende usate per la mummificazione Ciascuna tavola veniva poi applicata al volto del defunto raffiguratovi, inserendola tra le bende. Sebbene oggi la gran parte dei ritratti sia stata asportata dalla mummia, al Museo Egizio del Cairo e al British Museum è ancora possibile ammirare alcune mummie con la tavola ancora applicata.
Nella gran parte dei casi ad essere raffigurato è il volto di una sola persona, posta frontalmente. Lo sfondo è solitamente di un unico colore, a volte arricchito da alcuni elementi decorativi.
Dal punto di vista artistico, risulta netta la prevalenza dei canoni stilistici greco-romani rispetto a quelli egizi. La scarsità di opere comparabili con tali ritratti rende però difficile inserire le raffigurazioni del Fayyum all’interno di una precisa corrente stilistica. Mentre è nettamente evidente la mancanza di continuità rispetto alla precedente ritrattistica funebre egizia, poco si può dire rispetto ai rapporti con la pittura greco-romana. Se, infatti, il clima particolarmente secco dell’Egitto ha permesso la conservazione di queste tavole, non è invece possibile ritrovare in Grecia o in Italia opere dello stesso genere. Il confronto con affreschi e mosaici d’epoca classica, comunque, permette di affermare con certezza il forte legame con l’arte greco-romana, al tempo dominante in tutto il Mediterraneo.
Soggetti
La maggior parte dei ritratti raffigura persone molto giovani (raramente compaiono persone con più di 35 anni), spesso bambini. Ciò, in particolare, si spiegherebbe con la bassa aspettativa di vita del tempo. Studi compiuti sulle mummie indicano una forte corrispondenza di età e sesso tra le persone rappresentate e le mummie a cui erano applicate le tavole. Se, in passato, alcuni avevano pensato che i ritratti fossero stati realizzati quando il soggetto era ancora in vita (seguendo così la tradizione greca di esporre propri ritratti in casa), tali evidenze (nonché il fatto che alcuni siano stati eseguiti direttamente sulle bende e sui sarcofagi) fanno pensare che le raffigurazioni erano solitamente effettuate dopo il decesso.

 

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