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Disegni erotici: come facevamo l’amore ai tempi di Anita Garibaldi, Mazzini e Verdi

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Nella pagina, opere di Achille Devéria (Parigi, 6 febbraio 1800 – Parigi, 23 dicembre 1857), pittore, disegnatore e litografo.

 

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Cultore di storia del Risorgimento, Ballinari, si segnalò alcuni anni fa per una mostra dedicata a Risorgimento, camicie rosse e luci rosse, esplorando la funzione del sesso nell’Unità d’Italia. Il sesso inteso come acceleratore di situazioni politiche o di limitazione per i protagonisti. Secondo quanto racconta Ballarini il primato dell’attività erotica, spetterebbe all’apparentemente impassibile e austero Giuseppe Mazzini, ben più raffinato di Vittorio Emanuele II, che era un temibile incursore nelle campagne e che, si dice, preferisse, in questo campo il fast food. Mazzini, invece, da buon intellettuale, aggiungeva alla sessualità l’eros. Mente e corpo. Aumentando così l’appeal nei confronti delle signore.

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“Il primato va senz’altro a Giuseppe Mazzini – racconta il ricercatore – il quale ebbe 26 amanti, delle quali 4 sorelle in contemporanea. Ognuna di loro sapeva dell’altra ed andava a tutte benissimo”.
Ma Mazzini, perlopiù eterosessuale, avrebbe anche avuto “un innamoramento omosessuale nei confronti del giovane Goffredo Mameli”, sostiene Ballinari – Questo particolare era riferito dai giornali dell’epoca, che non conoscevano comunque limiti alla diffamazione e alla calunnia. Ora andrebbe esaminata con esattezza la fonte.

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Mazzini era un estremista, in quanto repubblicano, mentre Cavour, uomo di punta della monarchia sabauda, pur sopportando strumentalmente un altro personaggio sovversivo come Garibaldi, avrebbe ben orientato la stampa negli attacchi diffamatori a Mazzini, con il fine di screditarlo e di instillare nei giovani, schierati su posizioni di “sinistra” un dubbio che avrebbe potuto portarli su posizioni più moderate, non essenzialmente contrarie alla monarchia. Dalle ricerche sintetizzate da Ballinari emergerebbero anche quelle che, al tempo erano le spese – segrete – sostenute da Vittorio Emanuele II per il proprio giro di amanti.

 

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“Regalava troppi gioielli, per non parlare di titoli nobiliari” dice Ballinari. Due le donne i cui nomi rimasero legati a quello del re.
Prima: la Bela Rosin, 15enne quando iniziò la relazione, contadina, che fu poi insignita del titolo di contessa.
Seconda: Emma Ivon, attrice milanese nata nel 1850, che si legò al re ancora non ventenne. Tutte le protagoniste di questi amori furono giovanissime. “Nessuna raggiungeva i vent’anni”. Ma Vittorio Emanuele riteneva che fosse corretto allestire un piccolo serraglio di amanti, molto belle e molto giovani e poi di darsi alla caccia vagante in campagna, senza infilarsi nel letto di pericolose donne delle classi elevate socialmente. Lui aveva una specialità: individuare la contadinella, sollevandole la sottana per vederle gambe, natiche e pube. Un cercatore di bellezze silvane, non lontano dalla pratica venatoria.

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C’è poi Garibaldi che si dice fuggisse dalle donne che erano state a letto con lui, perché volevano avere una ciocca dei suoi capelli come ricordo. A Mazzini è addebitata la frase su Garibaldi molto esplicativa: “Usò l’uccello più della baionetta”, asserisce il Ballinari.
Molte le sue donne, da Anita, la più famosa, a Francesca, l’ultima moglie. Passando dalla marchesina Raimondi, che l’eroe dei due mondi sposò a Varese. E che passò alla storia come moglie del matrimonio più breve, visto che, nel letto nuziale, Garibaldi si accorse che la donna era già incinta di un altro garibaldino. Luci ed ombre sul Risorgimento. Ma soprattutto luci rosse.

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“La moglie di Francesco Crispi fu l’unica ragazza ad imbarcarsi con i Mille”, racconta Ballinari. Che fa capire come il seguito si possa facilmente intuire. Il marito non fu da meno e soprattutto fu l’unico bigamo della storia nazionale, dal momento che si risposò senza avere annullato il primo matrimonio.

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Andiamo al conte di Cavour, che in compenso non si sposò mai. Ma ebbe molte amanti, che usò anche per fini politici. La più famosa fu sua cugina Virginia Oldoini, contessa di Castiglione, che si dice Cavour mandò nel letto di Napoleone III per ottenere l’alleanza della Francia. Ciò che anche i dipinti dell’epoca testimoniano è un mutamento degli orizzonti erotici generali, nel periodo delle guerre di Indipendenza.

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Un sesso meno travolgente e gioioso – rispetto a quello del periodo dell’entusiasmo napoleonico – una sessualità quantitativa caratterizzata da una sorta di capitalizzazione del rapporto erotico, nel suo conteggio e nell’ufficiosa diffusione dei “bollettini di borsa”. Assistiamo anche a una sorta di ritorno al passato, con una sorta di poligamia non legalizzata, ma de facto, e con l’organizzazione, da parte dei potenti, di propri “harem” ideali, Certo, pur con tante eccezioni, anche se il sentimento dell’epoca fu quello. Scarso romanticismo – nel secolo degli slanci romantici – sesso genitale e uso più frequente del letto, rispetto alle creative soluzioni erotiche rivoluzionarie, attestate nel corso della Campagna d’Italia. I politici come Cavour, sembravano mettere alla prova le proprie capacità di gestione diplomatica, instaurando ménages a trois, come quello con la cugina Virginia e con il marito di lei.

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