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Finita l’autopsia delle due antiche “amazzoni” uccise con spade e colpi d’ascia. Facevano la guerra come professione

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Donne, giovani donne, guerriere. Agili, dalla struttura scattante e possente, a livello delle braccia e del bacino. E certamente guerriere. Le loro tombe sono state oggetto di scavi. Ora l’International Journal of Osteoarchaeology pubblica i risultati finali – aggiornati al mese di dicembre 2021 – dello studio sui resti ossei di due guerriere delle sepolture di Jrapi (provincia di Shirak, Armenia). L’indagine è coordinata dalla dottoressa Anahit Khudaverdyan.
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Le lesioni ossee subite da una delle due donne guerriere, nello studio e nella tavola della ricercatrice Anahit Khudaverdyan

Le due amazzoni appartenevano ai popoli Uratu, che si stabilirono in Armenia tra il IX e il VI secolo a.C. Le giovani che praticavano l’arte dalla guerra – come emerge dalle sepolture e dal ricco corredo – erano evidentemente espressioni delle classi dirigenti e venivano addestrate come i maschi. Ciò indicherebbe il fatto che, probabilmente, all’interno di gruppi familiari dominanti, si riteneva fondamentale che figli e figlie potessero partecipare attivamente alla difesa della propria comunità. Secondo quanto hanno stabilito gli studiosi, le due donne sarebbero morte durante uno scontro armato, ma le loro ossa mostravano anche segni di altre ferite d’arma più antiche.

Ciò significa che l’attività bellica non si riferiva esclusivamente all’episodio mortale, ma era reiterata nel tempo.

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Le indagini sui materiali ossei delle giovani donne hanno rivelato, infatti, una serie multipla di lesioni traumatiche pregresse, che fanno luce sulle loro pericolosa attività svolta negli anni. Entrambe le donne esaminate avevano lesioni craniche compressive con segni di guarigione. È stata scoperta, su una delle due, una punta di freccia in bronzo un tempo infissa nei tessuti molli dello spazio intercostale e una lesione a canale nell’epifisi inferiore della tibia probabilmente lasciata dalla punta spezzata di freccia in bronzo. Le ferite da freccia si erano rimarginate.

Una delle due guerriere studiate recentemente era poco più alta di 1 metro e 65 centimetri e doveva avere una ventina d’anni, al momento della morte. Fu sepolta, dopo la battaglia, in modo flesso, in una posizione che ricorda quella fetale.

Nella tomba furono collocati anche vasi di ceramica e gioielli del primo periodo armeno (VIII-VI secolo a.C.). Le sue ferite suggeriscono che sia morta in battaglia.. Colpita da un spada, ferita con un pugnale al ginocchio, la giovane guerriera – dopo un violento corpo a corpo, venne forse finita – dopo essere caduta a terra – a colpi di accetta.

Il suo volto e la sua figura sono state ricostruite – la vediamo nella foto di copertina – utilizzando una modella del luogo, compatibile con la fattezze dell’antica guerriera da parte della fotografa armena, specializzata in ricerche culturali e ritratti etnici, Emma Marashlyan.
Il suo sito, d’altro profilo culturale ed etnografico, merita una visita. Per vedere le immagini, clicca Qui

Per scaricare invece l’articolo scientifico relativo agli studi ortopedici sugli scheletri delle guerriere cliccare Qui

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