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Firenze | Lapislazzuli Magia del blu


Lapislazzuli
Magia del blu
9 giugno – 11 ottobre
Museo degli Argenti

Info:  www.unannoadarte.it

La mostra, la prima in assoluto dedicata a questo specifico argomento, intende   documentare la passione per questo prezioso materiale e il suo uso nelle   scienze e nelle arti dalle origini ai nostri giorni.

Contrariamente a quello che comunemente si pensa, il lapislazzuli non è   un minerale ma una roccia composta da diversi minerali. Il suo colore blu è   dato dal minerale che ne è dominante, la lazurite. Al mondo esistono pochi   giacimenti di lapislazzuli, ma sono tutti legati tra loro da una comune geologia:   il metamorfismo.

Il giacimento principale, ed anche il più antico, citato da Marco Polo, si trova   nelle montagne di Sar e Sang. Sono picchi che culminano a più di 7000 metri di   altitudine, situati nell’Hindu Kush, nell’Afganistan settentrionale ed accessibili   solo attraverso passi situati a non meno di 5000 metri. Le lenti di lapislazzuli,   spesse qualche metro, sembrano delineare dei drappeggi blu nel candore   del marmo. Sono il risultato della circolazione di fluidi idrotermali profondi e   ricchi di sodio, zolfo e cloro durante la formazione delle catene montuose. I   sollevamenti tettonici hanno portato in seguito queste meraviglie alla superficie.   Ed il lapislazzuli si estrae tutt’ora.

L’utilizzo del lapislazzuli per la fabbricazione di oggetti ornamentali o di culto è   molto antica. Il percorso espositivo inizierà con reperti archeologici provenienti   dagli scavi condotti nella valle dell’Indo (Mehrgarth, 7000 a.C.), in Mesopotamia   (Sumer, 6000 a.C., Ur, 2500 a.C.) e in Egitto (durante la XVIII dinastia, 1500 a.C.   circa).

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Nel Rinascimento la preziosità del materiale fu particolarmente apprezzata   a Firenze. Proprio alla corte dei Medici ebbe inizio una delle più spettacolari   collezioni di oggetti in lapislazzuli d’Europa: non solo coppe, vasi e anfore, ma   anche mobili intarsiati, piani di tavolo e commessi prodotti nelle botteghe fondate   da Francesco I nel Casino di San Marco e nei laboratori istituiti da Ferdinando I   nel complesso vasariano degli Uffizi, fino al tramonto della dinastia.

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Il lapislazzuli, ridotto in polvere ad uso di pigmento, fu utilizzato dall’antichità fino   al XIX secolo. Colore iconografico della   Santa Vergine, colore simbolico   della dignità reale, colore   emblematico dei re di Francia,   colore della moda: il blu diventa, verso   la fine del Medioevo, il più bello e nobile   fra i colori. Quando il lapislazzuli fece la sua   prima apparizione in Europa, era conosciuto con il   termine di “ultramarinum”, cioè proveniente da “al di là   del mare”, da cui il nome di oltremare. Importato in Europa in   quantità importanti dai mercanti veneziani, il lapislazzuli veniva   pagato a peso d’oro e divenne il “blu” per antonomasia, uno dei colori   più ricchi e preziosi, che veniva spesso associato alla porpora e all’oro.   L’utilizzo del lapislazzuli in campo pittorico sarà oggetto di una sezione della   mostra.

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Verso la fine del XVII secolo e per tutto il XVIII, a causa di una penuria di lazurite,   ci fu una forte domanda di pigmento blu. Nel 1814 il chimico francese Tassaert,   che lavorava in una fabbrica della società Saint-Gobain che produceva della   calce, osservò la formazione spontanea di un pigmento blu molto simile   all’oltremare: è la nascita della sintesi dell’oltremare artificiale. Lo sviluppo   della chimica nel secolo dei Lumi, permise anche la scoperta di altri pigmenti   sintetici. È stato solo nel XX secolo che si è ridato al lapislazzuli il suo ruolo   aristocratico: nel 1956 l’artista francese Yves Klein mise a punto un particolare   blu, molto profondo, utilizzando un pigmento oltremare sintetico mescolato ad   una resina industriale.

Questo colore, ricordo quasi perfetto di quel lapislazzuli   impiegato per dipingere i manti delle Madonne del Rinascimento, diventerà   celebre con il nome di International Klein Blue («IKB»). Quest’ultima sezione   raccoglierà i vari esempi di artisti contemporanei che hanno utilizzato per le   loro opere questi nuovi pigmenti.

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