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Georgia O’Keeffe (1887–1986), 85 opere raccontano la grande pittrice americana. La mostra

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Nell’anno del proprio 25esimo la Fondation Beyeler dedica la prima mostra a Georgia O’Keeffe (1887–1986), pittrice tra le più eminenti del XX secolo nonché icona dell’arte moderna americana. Con 85 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, principalmente dagli Stati Uniti, «Georgia O’Keeffe» offre uno
spaccato rappresentativo dell’opera tanto varia quanto stupefacente di questa straordinaria artista. Per il
pubblico europeo la retrospettiva costituisce una rara occasione per approfondire la conoscenza della
produzione di Georgia O’Keeffe, scarsamente rappresentata nelle raccolte al di fuori dell’America.

La mostra alla Fondation Beyeler si concentra sulla maniera particolare in cui O’Keeffe guardava al mondo circostante e su come traduceva ciò che percepiva in immagini del tutto inedite della realtà. a volte quasi astratte, a volte aderenti al vero. «Di rado ci si prende il tempo per osservare davvero un fiore. Io li ho dipinti sufficientemente grandi da consentire agli altri di vedere ciò che io vedo.» Questa citazione del 1926 può fungere da filo conduttore per chi si avvicini all’arte e alla vita di O’Keeffe. O’Keeffe ha sviluppato un linguaggio espressivo originale che oscilla tra astrazione e figurazione ed è ancora oggi oltremodo attuale. La personalissima visione dell’artista, combinata con il suo modo delicato e rispettoso di accostarsi alla natura, fa di Georgia O’Keeffe la più importante e interessante pittrice di paesaggi e scenari naturali del XX secolo.

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GEORGIA O’KEEFFE, JACK-IN-THE-PULPIT NO. IV, 1930
Huile sur toile, 101,6 x 76,2 cm.,National Gallery of Art, Washington, Alfred Stieglitz Collection, Legs de Georgia O’Keeffe, 1987 © Board of Trustees, National Gallery of Art, Washington

A partire dal 1918 Georgia O’Keeffe visse a New York anni cruciali per il suo percorso artistico. Nella metropoli si ritrovò al centro dell’influente cerchia, ristretta ma allora molto in voga, che ruotava intorno al fotografo, gallerista e mediatore artistico Alfred Stieglitz. Stieglitz fu tra i primi a esporre le avanguardie europee, e la sua galleria rappresentò non solo un luogo di confronto ma anche di stimolo per la nascita della giovane arte e della nuova fotografia americana. O’Keeffe deve il precoce riconoscimento del suo potenziale artistico e la carriera che seguì al sostegno di Stieglitz, suo futuro marito, e all’ambiente newyorchese del quale fu partecipe per decenni. Ciononostante, la vita urbana della grande città lascerà poche tracce visibili nei suoi lavori.

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GEORGIA O’KEEFFE, ORIENTAL POPPIES, 1927, Huile sur toile, 76,7 x 102,1 cm., Collection de Frederick R. Weisman Art Museum à l’Université du Minnesota, Minneapolis. Achat du musée. © Georgia O’Keeffe Museum / 2021, ProLitteris, Zurich

O’Keeffe crebbe nell’azienda lattiera di famiglia nel Wisconsin, nel Midwest degli Stati Uniti. Compì i passi decisivi per la sua carriera artistica quando si stabilì a Charlottesville, Virginia, e poi a Canyon, Texas, dove dal 1916 al 1918 rivestì per due anni il ruolo di insegnante d’arte. Anche dopo il suo trasferimento a New York il ritmo della sua vita di artista fu scandito dal ritorno a luoghi noti. Per molti anni si trattò di soggiorni estivi con Stieglitz nella casa di vacanza della famiglia di lui sul Lake George nello stato di New York e fu lì che O’Keeffe diede avvio a gran parte della produzione artistica risalente a quel periodo. Nel 1929 O’Keeffe trascorse per la prima volta diverse settimane in New Mexico nel sud-ovest degli Stati Uniti, dove fece ritorno ogni anno, sempre da sola, e dove si stabilì definitivamente dopo la morte di Stieglitz. La mostra si apre con uno sguardo ai primi lavori di O’Keeffe, creati mentre insegnava in Virginia e in Texas. Disegni a carboncino quali Early Abstraction, 1915, e No. 14 Special, 1916, sono presentati accanto a una selezione di acquerelli di piccolo formato tutto colore e luminosità. Uno dei pochi dipinti a olio di questo periodo è Red Landscape, 1916/17, con il suo cielo notturno squarciato da una spettacolare esplosione di luce che bagna di un rosso brillante le aride formazioni collinari.

Seguono dipinti quali Blue and Green Music, 1919/1921, e Series I – From the Plains, 1919, che rivelano come l’artista si sia confrontata con l’astrazione. Fondamentalmente, però, l’arte di O’Keeffe è caratterizzata in larga misura dalla giustapposizione di pittura figurativa e pittura astratta. Il mondo vegetale, in particolare i fiori, sono temi centrali nell’opera di O’Keeffe. Nei fiori di grande formato come Jimson Weed / White Flower No. 1, 1932, uno dei lavori più famosi di questo gruppo di tele, oppure Oriental Poppies, 1927, si può riconoscere la familiarità di O’Keeffe con la corrente allora attuale della «Straight Photography».

La natura e il paesaggio erano per O’Keeffe le fonti d’ispirazione principali. L’artista dipingeva in maniera sia figurativa che astratta sempre riferendosi al motivo del paesaggio, che si trattasse dapprima del Lake George o, in un secondo tempo, del New Mexico. I lavori risalenti al primo soggiorno newyorchese, tra cui Ranchos Church No. 1, 1929, e Gray Cross with Blue, 1929, sono ispirati a forme tipiche di questa regione quali l’architettura adobe e le croci penitenziali piazzate da confraternite laiche nel bel mezzo di un paesaggio. Di questo periodo è anche Mule’s Skull with Pink Poinsettias, 1936, uno dei tanti dipinti che O’Keeffe ha eseguito prendendo spunto da teschi di animali rinvenuti nel deserto. Negli anni della guerra, quando O’Keeffe viveva stabilmente in New Mexico, il suo modo di guardare questo paesaggio è cambiato. Nelle due serie Black Place I–IV, 1944, e Black Place I–III, 1945, è ricorsa a una tavolozza insolitamente scura per rendere il panorama collinare nero-grigio. La sua pittura tendeva ora sempre più all’astratto privilegiando una prospettiva a volo d’uccello.

Anche la natura morta It Was a Man and a Pot del 1942 raffigurante un cranio umano suggerisce che O’Keeffe percepisse il mondo negli anni 1940 sempre più condizionato dagli eventi bellici. Nell’ultima sala della mostra l’opera tarda di O’Keeffe incontra Black Mobile with Hole, 1954, di Alexander Calder (1898–1976), il cui lavoro è da lungo tempo legato alla Fondation Beyeler sia attraverso la collezione del museo sia attraverso diverse mostre. Calder, a differenza di O’Keeffe, intrattenne un rapporto duraturo con l’Europa, ciononostante l’arte di entrambi era sostanziata da uno stesso profondo attaccamento alle vaste pianure e agli orizzonti infiniti dell’America rurale. Ancora in vita, Georgia O’Keeffe era considerata negli Stati Uniti un’importante rappresentante e cofondatrice della nuova arte americana che dalla fine degli anni 1910 si era diffusa parallelamente e in opposizione alle avanguardie europee. Nel 1943 all’Art Institute di Chicago si tenne la sua prima retrospettiva in un museo; nel 1946 il Museum of Modern Art di New York le dedicò una grande mostra, la prima mai riservata da questa istituzione a una pittrice.

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GEORGIA O’KEEFFE, PELVIS WITH THE DISTANCE, 1943
Huile sur toile, 60,6 x 75,6 cm., Indianapolis Museum of Art at Newfields. Don d’Anne Marmon Greenleaf en mémoire de Caroline Marmon Fesler © Georgia O’Keeffe Museum / 2021, ProLitteris, Zurich

La maggior parte delle opere di O’Keeffe si conservano negli Stati Uniti, in oltre 100 collezioni pubbliche e private. In Europa, dove O’Keeffe viaggiò per la prima volta soltanto nel 1953, all’età di 65 anni, si trovano in tutto appena una dozzina di opere sparse tra raccolte private e pubbliche. Nel vecchio continente la prima mostra importante della pittrice si è svolta nel 1993 alla Hayward Gallery di Londra. Negli anni seguenti una delle poche mostre, nonché la prima in Svizzera, è stata la retrospettiva del 2003 curata da Bice Curiger al Kunsthaus di Zurigo.

Oggi Georgia O’Keeffe è un’artista celebre anche in Europa, sebbene qui le sue opere siano raramente visibili in originale. Curata da Theodora Vischer, Chief Curator, «Georgia O’Keeffe» è aperta alla Fondation Beyeler dal 23 gennaio al 22 maggio 2022. La mostra è stata organizzata dalla Fondation Beyeler, Riehen/Basilea, dal Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, Madrid, e dal Centre Pompidou, Parigi, in partenariato con il Georgia O’Keeffe Museum, Santa Fe. Il catalogo della mostra è pubblicato in tedesco da Hatje Cantz Verlag, Berlino. Il volume di 208 pagine contiene contributi di Cody Hartley, Anna Hiddleston-Galloni, Didier Ottinger, Marta Ruiz del Árbol, Ariel Plotek e Julia Keller. Con una prefazione di Sam Keller e Theodora Vischer. La mostra è generosamente sostenuta da: Beyeler-Stiftung Hansjörg Wyss, Wyss Foundation Art Mentor Foundation Lucerne FX & Natasha de Mallmann Erica Stiftung Patronesses della Fondation Beyeler Terra Foundation for American Art Wyeth Foundation for American Art

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