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Giovanni Cerri e le sequenze astratte. 20 “opere al nero” dell’artista italiano a San Francisco

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All’interno del progetto espositivo “The Art of two Generations” a cura di Bianca Friundi, in programma al Museo Italo Americano di San Francisco dal 22 ottobre 2021 al 20 febbraio 2022, l’artista Giancarlo Cerri, nato a Milano negli anni Trenta, presenta “Le sequenze astratte. 1995-2005”, una selezione di 20 opere che riflettono pienamente la ricca personalità pittorica dell’artista e che ne evidenziano la perfetta sintesi raggiunta attraverso l’uso di soli due o tre colori (soprattutto i “primari”) contrapposti a neri elaborati: immagini che hanno caratterizzato più di un ventennio di lavoro di Giancarlo Cerri, che non ha mai smesso di pensare la pittura, anche quando nel 2005 una grave forma di maculopatia lo ha costretto a smettere di dipingere per oltre dieci anni.

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Grande Sequenza, olio su tela, cm. 150×130, 2001

In mostra a San Francisco il periodo delle “Sequenze”, il più intenso e che rappresenta il raggiungimento dell’astrazione dopo diversi anni di ricerca, prima figurativa (dagli anni Sessanta agli Settanta) e poi informale (anni Ottanta e primi anni del successivo decennio). Alla metà degli anni ’90 l’artista compone i primi quadri sintonizzati su neri elaborati che si contrappongono ad un solo colore, preferibilmente primario, talvolta interrotti da una sottile striatura bianca a dividere quasi in due parti esatte la tela, una sorta di “graffio” realizzato con la punta della spatola nel colore ancora fresco, a creare quella vibrazione finemente materica che interrompe le due larghe campiture.
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Giancarlo Cerri, Sequenza controluce, 1996, olio su tela

Orizzontali o verticali, le “Sequenze” rappresentano il punto di arrivo di estrema sintesi del percorso di Giancarlo Cerri, laddove la pittura si esprime e si mostra per ciò che è realmente, e diventa lei sola la protagonista. Tuttavia, se nella linea di demarcazione che separa le due campiture orizzontali si scorge un remoto nesso con l’idea del paesaggio, nella concezione verticale il pensiero astratto diviene assoluto, perentorio, definitivo.
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Giancarlo Cerri, Sequenza orizzontale 1995, olio su tela

Ciò si presenta con ancor più forza nei quadri di ampia dimensione, come nelle due “Grandi Sequenze” del 2001 presenti in mostra, laddove la pittura, saggiamente calibrata sul gioco delle campiture, rivela tutta la sua forza emotiva, senza esigenza alcuna di narrare.
Tra le opere esposte anche alcune “Sequenze nere”, realizzate tutte nel 1999 con poche righe di colore messe in contrasto con il nero lavorato sottostante, dove la monocromaticità diviene quasi assoluta e la pittura si fa ancor più misteriosa e segreta.
Da sempre punto cardine della sua pittura, riferendosi alla tavolozza di Giancarlo Cerri non bisogna mai parlare di Nero ma di Neri, al plurale, perché sempre elaborati, spesso con il colore che gli va incontro dall’altra parte della tela, come rossi, verdi, gialli e blu, che si nascondono e fanno palpitare il quadro.
Infine, in due delle opere selezionate (“Croce su fondo giallo” e “È sempre l’ora della croce”, rispettivamente del 2003 e 2005) l’accenno alla tematica sacra è tutta nell’immagine della croce, che per l’iconografia cristiana rappresenta il simbolo del sacrificio estremo. Una memoria medievale o prerinascimentale, che qui, nella consueta sintesi che contraddistingue la ricerca del pittore, riaffiora aggiornata nel taglio d’immagine adatto all’uomo contemporaneo e alla sua tensione spirituale, spogliata del racconto e intonata sulla forza del simbolo.
Il progetto espositivo “The art of two generations”, realizzato con il patrocinio dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco e il Museo della Permanente di Milano, prevede anche la mostra di Giovanni Cerri “2020: a Milano nell’ora del lupo” e si pone come un confronto aperto tra le ricerche pittoriche di Giancarlo e Giovanni Cerri, padre e figlio, che in passato hanno già avuto occasione di esporre insieme in Italia e all’estero.

Due modi differenti di pensare e interpretare il dipingere ma con radici profonde e comuni, per un intenso omaggio all’essenzialità della pittura e alla irrinunciabilità della vita.

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