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I Savoia potrebbero far causa alla Banca d’Italia per ottenere la restituzione dei Gioielli di famiglia

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Gli eredi di Umberto di Savoia sarebbero pronti a far causa allo Stato italiano per ottenere la restituzione di una parte dei “gioielli della Corona”, quelli d’uso quotidiano, che vennero consegnati in custodia alla Banca d’Italia, tre giorni dopo l’esito del referendum “Repubblica-Monarchia”.

Secondo quanto riferisce Il Fatto quotidiano, che pubblica un servizio sul proprio magazine, Fq, “i real eredi hanno promosso un’azione civile che oggi, per la prima volta, ha visto le parti convocate attorno a un tavolo dall’organismo di mediazione. Sull’esito dell’incontro il riserbo è assoluto”. “Posso solo dire che c’è stato”, conferma a Fq Magazine l’avvocato Marco di Pietropaolo che rappresenta la banca d’Italia.

I gioielli di uso quotidiano dei Savoia sono composti da 6.732 brillanti e 2 mila perle di diverse misure montati su collier, orecchini, diademi e spille varie. Si trovano ancora in un caveau della Banca d’Italia, in un cofanetto a tre ripiani in pelle di colore nero, con una fodera in velluto azzurro, il colore dell’ex famiglia regnante.

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Il contenzioso si sviluppa attorno al fatto che il ministro della Real casa, Falcone Lucifero, affidò i gioielli della Corona a Luigi Einaudi, che tra il 1945 e il 1948 fu Governatore della Banca d’Italia e che successivamente, dal 1948 al 1955, fu presidente della Repubblica Italiana. Einaudi prese, per conto della Banca d’Italia, i gioielli in consegna.

Il verbale di consegna in carta da bollo così recita: “L’anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17 nei locali della Banca d’Italia, via Nazionale n. 91 si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, nella sua qualità di reggente il Ministero della Real Casa con l’assistenza del Grand’Ufficiale Livio Annesi direttore capo della Ragioneria del Ministero suddetto. L’avvocato Falcone Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da sua maestà re Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale della Banca d’Italia per essere tenuti a disposizione di chi di diritto gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette ‘gioie di dotazione della Corona del Regno’, che risultano descritti nell’inventario tenuto presso il ministero della Real Casa e che qui di seguito si trascrivono”. I fatti furono confermati dallo stesso Luigi Einaudi.

Nelle disposizioni transitorie della Costituzione – che furono indispensabili, nel periodo di passaggio dalla Monarchia alla Repubblica – si prevedeva la requisizione di case, palazzi e terreni e di beni mobili appartenenti ai Savoia, senza che fossero direttamente citati i gioielli, che rimarrebbero così a disposizione degli eredi di Umberto.

La questione è stata affrontata diverse volte, negli ultimi anni, ma ora sarebbe a una svolta. I Savoia potrebbero chiedere a un tribunale della Repubblica di pronunciarsi.

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