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Il preservativo nell’arte antica e nella storia

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Una scena erotica ottocentesca che dimostra l'uso del preservativo di intestino di agnello. L'opera è dlell'artista francese Nicolas Tassaert (1800-1874)

Una scena erotica ottocentesca che dimostra l’uso del preservativo di intestino di agnello. L’opera è dell’artista francese Nicolas Tassaert (1800-1874)

Al di là dell’arte a noi contemporanea, che ha spesso utilizzato il preservativo come readymade, nell’ambito di composizioni, spesso ironiche, spesso grottesche e aggressive – come nel ritratto figurativo di Benedetto XVI, composto da 17mila profilattici colorati, accostati come tessere di un mosaico dall’artista Niki Johnson- esistono testimonianze artistiche e didascaliche ben più antiche che,accanto alle fonti scritte, fanno risalire l’uso di questi anticoncezionali e presidi protettivi a un periodo proto-storico, almeno dagli egizi in poi.

Illustrazioni da un antico papiro egizio

Illustrazioni da un antico papiro egizio

Illustrazioni di una statuetta egizia con presesercativo

Illustrazioni di una statuetta egizia con preservativo

Siamo nel 1500 a.C quando gli abitanti del Nilo rappresentano per la prima volta un cappuccio per il pene che non ha funzioni decorative, ma un evidente scopo legato ai rischi della procreazione o delle malattie veneree. I commerci, i contatti tra i popoli che erano ben più frequenti di quanto si possa immaginare, lasciano ipotizzare che questi mezzi anticoncezionali fossero, per quanto non documentati, utilizzati ampiamente, probabilmente a partire dai postriboli o dai templi della prostituzione sacra, forse, in questi casi, finalizzati a non perdere per mesi l’apporto delle meretrici a causa della gravidanza. Com’è ben noto, la prostituzione costituì un ambito avanzato di ricerca in campo sessuale, i cui risultati venivano poi applicati, in modo più ampio, nella comunità e nella coppia. I profilattici erano realizzati con budelli animali- tratti intestinali dei maiali, delle pecore o degli agnelli, tagliati nei tratti più elastici e resistenti, poi incollati e cuciti nella parte terminale, o nei cai migliori, con l’intestino cieco – o con stoffe a trama fitta come il lino. Esistevano anche anticoncezionali femminili: spugne intrise di aceto o di altre sostanze ritenute anticoncezionali e disinfettanti, che venivano inserite nella vagina ed estratte dopo il rapporto sessuale, seguito da intensi lavacri, come è documentato, in modo piuttosto ampio, nel Settecento, anche dalla letteratura e dall’arte.

La moderna diffusione terapeutica del preservativo coincise con la diffusione di una nuova e terribile malattia venerea. Nel 1550 l’anatomista Gabriele Falloppio, aveva ricavato dal budello animale una guaina per il pene, che aveva indicato come sicuro mezzo preventivo rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili. Particolarmente attenti al contenimento delle patologie veneree, che giungevano dal continente, e al contenimento delle nascite, furono gli inglesi. Fu probabilmente il dottor Condom – da cui sarebbe stata tratta la denominazione britannica del preservativo – proveniente da un villaggio francese del dipartimento del Gers, in cui si lavoravano finemente le pelli e gli intestini di agnell,o a esportare in Inghilterra il profilattico, iniziandone la diffusiome presso la corte di Carlo II (1665-1685).

L'uomo indosa il preservativo in un'illustrazione, opera ottocentesca di Eusebi Planas

L’uomo indossa il preservativo, in un’illustrazione, opera ottocentesca di Eusebi Planas

Una tavola probabilmente tratta da un disegno settecentesco di Hogart, mostra il "testaggio" dei preservativi di budello. In alto la filza dei condom gonfiati, che danno al cliente garanzia di sicurezza

Una tavola probabilmente tratta da un disegno settecentesco di Hogart, mostra il “testaggio” dei profilattici di budello. In alto la filza dei condom gonfiati, che danno al cliente garanzia di sicurezza

Il gonfiaggio dei preservativi in un'incisione ottocentesca. L'operazione, oltre a fungere da controllo del prodotto, era indispensabile per eliminare le aderenze della parte interna del condom e aveva, al tempo stesso, funzioni giocose

Il gonfiaggio dei preservativi in un’incisione ottocentesca. L’operazione, oltre a fungere da controllo del prodotto, era indispensabile per eliminare le aderenze della parte interna del condom e aveva, al tempo stesso, funzioni giocose

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Preservativi nella tavola di un libro di Medicina del 1755

Preservativi nella tavola di un libro di Medicina del 1755

Il più vecchio preservativo trovato nel corso di scavi archeologici è del 1640 ed è stato scoperto a Dudley Castle in Inghilterra. Esso era fatto di intestino animale. Nel Settecento, come testimoniano testi e illustrazioni, il profilattico divenne un compagno fidato delle avventure sessuali e assunse spesso, negli atti della vestizione del pene, un significato erotico di dedizione amorosa, condivisa dalla coppia. Nel Settecento venivano utilizzati anche preservativi di stoffa che parevano più comodi di quelli di budello, ma che certamente non erano più sicuri. Poichè essi non aderivano al pene -comeinvece quelli di budello – erano dotati di due cordini che permettevano di assicurare la copertura del pene al corpo. Ad ideare i profilattici nella tipologia attuale fu Julius Fromm (1883-1945). Fromm proveniva da una famiglia ebraica, che si era trasferita in Germania dalla Russia.
Iniziò a produrre preservativi in grande quantità nel 1916, per le necessità dei soldati tedeschi, guadagnando molto denaro. La produzione andò a pieno ritmo nel periodo della Repubblica di Weimar. In alcune regioni del Nord Italia il preservativo è popolarmente chiamato “goldone”. L’origine del soprannome non è chiara: potrebbe essere un riferimento a Franco Goldoni, fondatore dell’azienda Hatù, oppure derivare dalla scritta Gold One, marchio dei profilattici dei soldati statunitensi che si trovavano in Italia durante la seconda guerra mondiale.

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