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Inedito. Lifting o reggi-sorriso? Come Leonardo gonfiò le labbra alla Gioconda. Ecco i punti di sutura

Il sorriso della Gioconda è, per antonomasia, il “più misterioso del mondo”. Le ricerche che lei, Bernardelli Curuz e il collega Roberto Manescalchi state conducendo sulle micro-strutture presenti nei dipinti del Rinascimento e in Caravaggio, hanno portato a un’esplorazione ravvicinata anche rispetto al sorriso della Gioconda. Cos’è emerso?


Faccio un passo indietro per contestualizzare ciò che emerso. Leonardo è ossessionato dal sorriso e dal riso. Riso e sorriso connotano l’umanità e sono considerati, all’epoca di Leonardo, umanissimi e sconvenienti. Aristotele, infatti, dice – e cito a memoria – che il riso toglie la paura e dove non c’è la paura non c’è la fede che è timor di Dio. Ricordate Il nome della Rosa? Umberto Eco lo gioca tutto, il romanzo, sul potere eversivo del riso. Leonardo infrange sistematicamente un altro muro portando il sorriso e il riso nei dipinti. Lo fa ripetutamente. E’ un modo per esplorare i moti dell’anima, quell’espressione dei sentimenti e delle connotazioni fisiognomico-caratteriali, che caratterizzano uno dei suoi numerosi filoni di ricerca; e, al tempo stesso, è una sfida perchè far sorridere il soggetto e riportare sul foglio e poi sulla tela la complessità delle interazioni muscolari e delle tensioni portate dal sorriso e dal riso, sul volto è molto complesso, nel caso di un ritratto. Molto meno nel caso in cui si volesse dipingere un volto di un personaggio immaginario. Nel ritratto è un’impresa titanica. Il riso è un maremoto che sconvolge i piani muscolari e pertanto crea l’effetto di una ciotola piena d’acqua che viene scossa vigorosamente. La superficie piana dell’acqua si frange, si innalza, vortica. A fronte di uno sconvolgimento delle masse muscolari, con tensioni e avvallamenti, dipingere una persona che sorride oppure – ancor più complesso, che ride apertamente – è molto difficile, se si intende non mutare la riconoscibilità del soggetto, quindi la sua identità. Complesso perchè l’espressione cambia. Ma è l’espressione a dover cambiare, non il volto. La sfida è quella di far sorridere una “modella” senza che il suo volto diventi irriconoscibile. Questo è il problema che Leonardo si pone sul piano tecnico.

E come lo risolve?
Blocca un istante, quello dell’inizio della contrazione delle masse muscolari. E mette una “mensola” obliqua sotto le labbra della Gioconda. La visione ravvicinata del dipinto permette di evidenziare, in modo assoluto, una sorta di cicatrice obliqua, una sottostruttura di natura architettonica. La mensola obliqua, come vediamo qui sotto, sostiene il rigonfiamento della parte sinistra delle labbra della Gioconda che sono asimmetriche, non solo per un gioco prospettico, ma perchè la Gioconda sta iniziando a sorridere e nel suo volto si avvia un processo che, qualche istante dopo, sarebbe quasi irrapresentabile senza renderla irriconoscibile.
Una mensola o, come potremmo percepirla oggi, una ferita suturata…
L’effetto è analogo. Diciamo che si tratta di una sutura architettonica necessaria a reggere il peso di metà del labbro, gonfiato dall’inizio del sorriso e di orientare il sorriso stesso, con un angolo obliquo rispetto all’assetto più o meno ortogonale costituito, normalmente, in un volto non contratto, dalla linea verticale della base del naso e dalla linea orizzontale delle labbra.

La Gioconda è, tra l’altro, un grande esperimento sull’asimmettria e sul disordine.Leonardo è spaventato e attratto dal caos, ma riesce a notare che anche il caos risponde a una regola. Non possiamo dimenticare i suoi straordinari disegni dedicati a tempeste, onde, alluvioni. Uno degli aspetti esplorati nella Gioconda, dall’artista, è il rapporto tra simmetria e asimmetria, tra ordine e caos, al quale non dà una connotazione negativa, per quanto faccia paura. Ma il sorriso toglie la paura, come dice Aristotele E il sorriso è caos e dominio della paura, al tempo stesso.”

Il tutto e il particolare. La corrispondenza tra organi. Le immagini viste da lontano o da vicino. Si stanno sfondando altri muri, nello studio della pittura rinascimentale. Fa una certa impressione osservare l’occhio ruotato della Gioconda. In un primo momento sembra di vedere un organo sessuale femminile…

Per almeno cent’anni abbiamo visto la Gioconda con un occhio novecentista. Cioè in una dimensione centrata, che esiste, certo, ma non è l’unica, in questo pittore. Abbiamo imparato dallo scientismo, dall’illuminismo e dal positivismo ad accettare solo immagini frontali e ortogonali. Rifiutiamo le altre. Ed è un grave errore. Gli occhi della Gioconda sono illuminati, entrambi, dal bagliore del sorriso che sorge. Umidi e tumidi, come quelli di una giovane donna nella pienezza dell’equilibrio ormonale. Il pittore crea un movimento ascensionale a lato delle palpebre, nell’incavo e una carnosità molto sensuale il cui motore diventa molto evidente quando ruotiamo il quadro di 90 gradi. Variando le distanze o ruotando il dipinto si dischiudono mondi di corrispondenze, nei quali appare, in modo inequivocabile, la mente sovrana di Leonardo, tra ermetismo e neo-platonismo, chiave imprescindibile per penetrare nelle sue opere”. (red. st.)

Per approfondire, puoi leggere il saggio, qui sotto. In fondo ad esso, un passaggio determinante sulla testimonianza di Vasari rispetto alla Gioconda.  Vasari era amico e vicino di casa della famiglia di Monna Lisa e vicino di casa dei familiari di Leonardo da Vinci. Vasari ci racconta cosa fece Leonardo per far ridere la Gioconda. Vasari ci racconta che l’artista non consegnò mai il quadro alla famiglia della Gioconda e che lo portò con sé.

E’ sul sorriso che Leonardo gioca la partita finale

Bernardelli Curuz: “Pallanti dimostra che Vasari, con Monna Lisa, non poteva sbagliare. Allora perchè il ritratto non venne consegnato e fu rimaneggiato per ben quattro anni dall’artista, che non lo portò mai a termine? A causa del sorriso. Era forse la prima volta, dopo averla sperimentata nei quadri sacri, che utilizzava in un ritratto la forza sconvolgente di quell’espressione. Ma dovette trovarsi in difficoltà: il sorriso, quando esplode, muta i lineamenti. Per questo l’artista cercò di contenerlo”. L’articolo su Monna Lisa e la testimonianza resa da Vasari, qui sotto.

Come fu dipinta la Gioconda. Perchè quel sorriso? Leonardo voleva dipingerla mentre rideva, ma gli fu impossibile

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