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Krizia – Rapporto tra moda e arte. La dialettica degli opposti


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di Enrico Giustacchini

In ricordo di Krizia, proponiamo una sua intervista che fu condotta dal vice-direttore di Stile arte nell’ambito di un viaggio nel mondo dell’alta moda, seguendo il filo conduttore dei rapporti che intercorrono tra questo fondamentale ambito creativo e le arti figurative.

4_4Perfezionismo, cura del dettaglio, raffinatezza. Ma anche coraggio, continua ricerca, utilizzo sperimentale e “libero” dei materiali. Possiamo dire che la sua creatività si esprime grazie ad una sorta di “gioco degli opposti”, di contrapposizioni, di interpretazione degli stimoli esterni attraverso il filtro delle loro luci ed ombre?
La ricerca, in fatto di moda, non ha mai fine. Ma una ricerca puramente tecnica non avrebbe senso: ci sono ottimi laboratori preposti a tale compito, e lo svolgono egregiamente, proponendoci ad ogni stagione novità sempre più straordinarie: tessuti luminosi a fibre ottiche o tessuti curati con vitamine o principi antireumatici incorporati, acciaio biologico o seta di capra-ragno e via di seguito. Non è quello il punto. Il punto è possedere esperienza, senso estetico, senso pratico, molla creativa, voglia di nuovo, attenzione ai desideri del pubblico – soprattutto a quelli ancora inespressi – e antenne sensibilissime per captare quel fluido particolare che c’è nell’aria e che è poi quello destinato a determinare le nuove tendenze… e governare tutto questo sino a raggiungere un miracoloso equilibrio, perché basta un niente, un battito d’ala di farfalla, per scatenare una reazione a catena che si risolve in caduta rovinosa, nel banale o nel kitsch oppure nel troppo avanzato, destinato a restare incompreso.

kriziaE poi sì, certo, questo equilibrio io spesso lo raggiungo attraverso la dialettica degli opposti. Accostare il ruvido e il liscio, seta e tweed, forme sportive per abiti e tessuti formali e viceversa, il cardigan sull’abito da sera, un candido plastron maschile su un abito nero aderente e molto femminile, il silicone “sparato” su un abito da sera, l’opaco e il trasparente, il lussuoso e il falso povero, il materiale nuovo, tecnologico, e il più tradizionale e naturale; solo i più arditi accostamenti riescono a far “cantare” davvero i materiali e le forme. E’ il mio carattere stesso che è fatto di contraddizioni e che mi porta a vedere sempre nitidamente il dritto e il rovescio di tutte le cose.


Questa possibile chiave di lettura si riverbera, a mio avviso, anche nei richiami ai maestri delle arti figurative presenti in molte delle sue creazioni. Mi ha colpito, ad esempio, il fatto che tra i pittori a cui si è ispirata vi sia – dietro una solo apparente ecletticità di scelte – un coerente filo conduttore: quello, appunto, della “tensione” verso forme espressive diversificate. Faccio solo alcuni esempi: Klimt – il decorativismo che tende al simbolismo -; Klinger – la propensione a quella visionarietà che molto sarebbe piaciuta ai surrealisti -; Kandinskij – il passaggio dal lirismo della prima fase ad una geometrizzazione delle linee; Dante Gabriel Rossetti – la deriva del sogno della purezza preraffaellita verso atmosfere inquietanti amate in seguito dai simbolisti -… Per non parlare del prediletto Magritte, che stravolge la quotidianità delle cose facendo assumere loro inattesi significati. Si tratta di un’interpretazione che si sente di condividere? E ancora a proposito di geometrie. Nell’impeccabilità di linee della sua moda non mancano riferimenti ad altri grandi come Fontana, od alle avanguardie russe: Malevich, i costruttivisti… Quanto è importante, per Krizia, l’armonico rigore della geometria?
A ben guardare, in tutti i miei “innamoramenti” per questo o quel pittore, per questa o quella corrente o espressione artistica, c’è sempre, di fondo, l’ammirazione per chi riesce a filtrare la piena dell’emozione e della passione in una forma governata dal senso estetico, purificata attraverso la ragione, decantata nell’astrazione, stilizzata nella geometria o nel simbolismo. Per questo, forse, non ho mai troppo amato il realismo o i Fauves, Bonnard e Matisse, e nemmeno forse il grande Picasso o le cupe atmosfere di un Goya, i fasti della pittura seicentesca… Posso ammirare tutto questo, ma parla di più alla mia sensibilità una bella architettura contemporanea, o la purezza di un taglio di Fontana, la grinta materica ma elegantissima dei “cretti” di Burri, le geometrie delle avanguardie russe, la spirale di Tatlin, i triangoli di Itten, il suprematismo di Malevich, il Teatro futurista di Depero o quello del Bauhaus di Oscar Schlemmer. C’è sempre la costante della geometria, del rigore. Anche quando cito la pop art o il surrealismo, li cito solo attraverso il loro linguaggio più simbolico e stilizzato. Così è anche per il decorativismo di Klimt. Mi interessava vedere come era riuscito a rendere algido un tema scottante come l’abbraccio di due amanti e a trasfigurare la loro passione in una pioggia di fiori che non erano più fiori, ma simboli.

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Lei ha dichiarato una volta che “l’eleganza non è tutto. Inseguire un’eleganza astratta può essere persino penalizzante per la creatività. Perché diventi davvero moda, occorre l’invenzione finale, il tocco da maestro”. Dunque, la grande moda è necessariamente una forma d’arte? Ed è sempre valida l’equazione grande stilista-grande artista?
Non arriverei a tanto. Soprattutto, mi sembra che non stia a me dirlo. Però certo la moda è una forma di espressione, e come in ogni altra forma di espressione, solo a pochi è dato di raggiungere quella sorta di cortocircuito che determina l’autentica creazione. Ma, se vogliamo proprio parlare di arte, si tratta pur sempre di arte applicata.
Nella prima risposta, lei ci ha parlato di un’altra delle caratteristiche della sua opera che lascia intravedere riferimenti al mondo dell’arte: l’utilizzo “libero” e sovente rivoluzionario dei materiali, unito all’originalità di accostamenti insoliti e sorprendenti. Vuole dirci ancora qualcosa in proposito?
Posso solo aggiungere che a volte i riferimenti risultano imprevedibili e del tutto casuali. Spesso sono i giornalisti più attenti al mondo dell’arte, oltre a quello della moda, a scoprire affinità e punti di contatto che evidentemente portavo in me senza neppure rendermene conto. A volte è proprio quel misterioso “quid” che è nell’aria e che si manifesta qui in una forma espressiva, là nell’altra… coincidenze impreviste.
In un suo saggio, Rossana Bossaglia ha scritto: “Nel caso della moda, il ‘divismo’ è parte integrante della credibilità dell’operazione: cosa che non è detto avvenga per l’arte. Ma non perché l’operazione moda sia priva di altre ragioni, bensì perché il rito pretende il divo come immagine perentoria e punto di riferimento. Il vestito si consuma, il ‘divo’ resta. Il contrario della regola dell’arte, dove all’autore che muore si sovrappone perentoria l’opera che resta. Posto che i ruoli nelle rispettive competenze siano così bene distinguibili”. E’ d’accordo con tali affermazioni? Lo stilista è davvero un divo, che sopravvive come tale agli abiti che ha ideato con la sua genialità?
Se lo stilista è un personaggio, è il personaggio che sopravvive, più che il divo. Nel caso di Chanel, per esempio, “la grande demoiselle” resterà fissa nell’immaginario collettivo più ancora dei suoi piccoli e celebri tailleur. Nel caso di Dior, invece, non saprei dire se durerà più il ricordo della sua famosa e rivoluzionaria linea a vita stretta e gonna gonfia e scampanata del dopoguerra o quello del suo creatore. Forse in questo caso quello che resta di più e la griffe della maison. Poiret vive tuttora sia come personaggio, sia come linea delle sue creazioni. Direi che non si può generalizzare, ogni caso ha un suo destino.

 

MARIUCCIA MANDELLI – KRIZIA:
Mariuccia Mandelli, in arte Krizia (un nome preso a prestito dal dialogo di Platone sulla vanità femminile) alla sua prima sfilata a Palazzo Pitti nel 1964, si aggiudicò il premio Critica della Moda. La sua moda è fatta di ricerca, creatività, progetto e design, fondato su una nitida geometria, ma anche ricco di riferimenti e preziosismi. Ogni collezione di Krizia nasce sotto il segno di un animale portafortuna, in un crescendo di aggressività e in una sorta di giungla, diventata un rito: lo zoo di Krizia. Ricorrente anche l’influsso dell’arte moderna e contemporanea, la ricerca di nuovi materiali ed il suo famoso plissé. Krizia che conta molte licenze, dai profumi ai vini, ha nel mondo boutiques monomarca direttamente controllate e numerose boutiques in franchising. In Giappone esistono oltre 202 boutiques e 600 punti vendita. Commendatore della Repubblica Italiana, ha ricevuto numerosissimi premi internazionali e le sono state dedicate mostre da alcuni di più prestigiosi musei quali il Musée des Arts et de la Mode, Parigi; il Guggenheim Museum, New York; il Museo di Arte Contemporanea, Tokyo. Mariuccia Mandelli ha sponsorizzato la ricostruzione del Teatro La Fenice di Venezia e per le Olimpiadi di Los Angeles la Tournè del Piccolo Teatro negli Usa. Dall’85 ospita allo Spazio Krizia, una serie di eventi con scrittori, artisti, designers, musicisti, da Doris Lessing a Ingo Maurer.

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