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Ambroise-Louis Garneray, Battaglia tra la Confiance, comandata da Surcouf, e la Kent. Garneray - all’epoca al servizio del famoso corsaro Robert Surcouf - partecipò personalmente a questo combattimento, che si concluse con l’arrembaggio e la cattura della nave nemica, un’ammiraglia della marina britannica

Ambroise-Louis Garneray – L’avventurosa vita del pittore corsaro citato da Melville

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di Luca Turelli

Marinaio. Combattente al servizio del suo Paese. Corsaro. Negriero. Artista. Una vita intensa ed imprevedibile, quella di Ambroise-Louis Garneray.
Nasce nel 1783 a Parigi, figlio primogenito di Jean-François, l’allievo prediletto di David. Ma la pittura, almeno all’inizio, sembra non fare per lui. E’ il mare, che lo affascina. L’ignoto, l’avventura. A tredici anni si arruola nella marina militare francese, e viene imbarcato su una fregata della divisione di Sercey, diretta verso l’Oceano Indiano.

Dopo aver partecipato a numerose campagne, ed alla sfortunata battaglia contro le navi inglesi Arrogant e Victorious, nel 1798 il quindicenne Louis se la vede davvero brutta. Al rientro da una ricognizione a bordo della corvetta Brûle Gueule, lui e i suoi compagni vengono intercettati da una flottiglia britannica e sono costretti a rifugiarsi in una piccola baia. I nemici scatenano contro di loro l’inferno. Tutto sembra perduto. La disperata difesa degli assediati, invece, miracolosamente regge. Gli inglesi, più volte respinti, riprendono il largo.

Ambroise-Louis Garneray, Scena di caccia alla balena. Le opere del pittore francese con tale soggetto furono ampiamente descritte ed elogiate da Herman Melville nel Moby Dick

Ambroise-Louis Garneray, Scena di caccia alla balena.
Le opere del pittore francese con tale soggetto furono ampiamente descritte
ed elogiate da Herman Melville nel Moby Dick

Nel 1799, Garneray è promosso timoniere della Preneuse, comandata dal leggendario capitano Lhermitte. L’equipaggio della fregata, in rotta verso le Mauritius, è colpito dallo scorbuto. Non rimane che dirigersi alla costa più vicina, anche se ciò significherà inevitabilmente consegnarsi alle truppe britanniche, che presidiano quelle latitudini. Ma Louis non ci sta: in prossimità della terraferma, si getta in acqua e raggiunge a nuoto la riva, mettendosi in salvo.

Senza più flotte “ufficiali” da servire, il Nostro non si scoraggia. Ha già deciso: diventerà un corsaro. Entra così agli ordini di uno dei più famosi personaggi della storia della corsareria, Robert Surcouf. Nell’ottobre 1800, è tra i protagonisti della battaglia contro la Kent, che si concluderà con l’arrembaggio e la cattura della medesima. Con il denaro guadagnato nell’impresa, Garneray acquisisce una quota di proprietà di un veliero impegnato nel traffico di schiavi, operazione a cui partecipa direttamente in qualità di primo ufficiale.


Ambroise-Louis Garneray, Ritorno dall’isola d’Elba. Nel 1814, Garneray ottiene un’importante commissione, quella per il dipinto che vediamo, celebrativo di Napoleone Bonaparte. Ma la situazione politica cambia rapidamente, e Louis decide di interrompere l’esecuzione dell’opera (la terminerà solo nel 1834) e di sostituirla con un’altra dal soggetto più neutrale, La discesa degli emigranti francesi a Quiberon

Ambroise-Louis Garneray, Ritorno dall’isola d’Elba.
Nel 1814, Garneray ottiene un’importante commissione, quella per il dipinto che vediamo, celebrativo di Napoleone Bonaparte. Ma la situazione politica cambia rapidamente, e Louis decide di interrompere l’esecuzione dell’opera (la terminerà solo nel 1834) e di sostituirla con un’altra dal soggetto più neutrale, La discesa degli emigranti francesi a Quiberon

Dopo una breve parentesi di attività a bordo di navi mercantili (condita da un naufragio, tanto per gradire), Louis ricomincia a fare il corsaro: lo fa dal ponte di legni dai nomi suggestivi: la Tigre du Bengale, l’Atalante, la Belle Poule… E’ proprio mentre, nel marzo del 1806, si trova sulla Belle Poule che incappa, ancora, nei nemici di sempre, gli Inglesi. Stavolta per lui non c’è scampo.

Arrestato, sconta otto anni di prigione a Portsmouth. Durante la cattività scopre in sé un talento mai coltivato, quello per la pittura. Vende i primi quadri a un mercante del luogo, e ciò gli consente di raggranellare un po’ di soldi che rendono meno penosa la sua situazione.

Liberato nel 1814, rientra a Parigi. Grazie all’intervento dei fratelli, i quali, sulla scia del padre, si erano dedicati con successo all’arte, ottiene un’importante commissione per un dipinto celebrativo di Napoleone, il Ritorno dall’isola d’Elba. Ma la situazione politica cambia rapidamente, e Louis decide di interrompere l’esecuzione dell’opera (la terminerà solo nel 1834) e di sostituirla con un’altra dal soggetto più neutrale, La discesa degli emigranti francesi a Quiberon.

Il quadro, presentato al Salon nel 1815, riscuote un notevole consenso. Garneray entusiasma il duca di Angoulême, Grande Ammiraglio di Francia, che lo nomina suo pittore di fiducia, nonché – per l’abilità dell’artista nella raffigurazione di scene di argomento marinaresco – “Première Peintre de la Marine”. Il Nostro realizza tele ispirate alla propria vita avventurosa, come la Battaglia tra la Confiance, comandata da Surcouf, e la Kent, o vedute di porti effettuate sulla base di schizzi dal vero. Negli anni Trenta si cimenta con assiduità nell’incisione (alcuni suoi lavori del genere, sul tema della caccia alla balena, verranno minuziosamente descritti, ed elogiati, da Melville nel Moby Dick).

Ambroise-Louis Garneray, Veduta di Genova

Ambroise-Louis Garneray, Veduta di Genova

Nel decennio successivo, la stella di Louis comincia a declinare. Ci sarà un breve ritorno di popolarità quando, nel 1852, Napoleone III gli assegna la Legion d’onore. Ma Garneray è vecchio, stanco e malato. Un persistente tremore alle mani gli impedisce quasi di reggere il pennello.

Nel 1857 il pittore corsaro muore. Un amico decora la sua tomba, a Montmartre, con le immagini di una tavolozza e di un albero di nave. Pochi mesi dopo, la vedova dell’artista viene barbaramente assassinata: un delitto misterioso, che non troverà mai né un responsabile né una spiegazione.


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