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Le forme artistiche degli antichi "dildo", usati segretamente per peccato o virtù

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La scelta del fallo artificiale nella decorazione di un vaso di ambito greco

Feticci o strumenti d’uso, sculture e manufatti con evidente forma fallica apparvero, a tutto tondo, dalla preistoria. Legati a culti priapici, nell’antica Roma furono anche ex voto per il recupero dell potenza sessuale o delle fertilità matrimoniale, ma anche sostituti dell’organo maschile. Essi furono usati nell’ambito di un equilibrio personale e sociale. E non solo come strumenti di gioco.
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La gestione della castità, temporanea o protratta, per diversi motivi, e il freno della pulsione con uno scarico dell’energia in modo controllato e autonomo, senza il pericolo di affidarsi ad altri e di gestire la complessità di un rapporto di coppia risultarono necessari per la gestione della sessualità. L’umanità se ha sempre condannato l’onanismo come un peccato, in quanto rifiuto della socialità -e per onanismo si intende soprattutto una masturbazione compulsiva – ha finito per controllare gli atti impuri, affinchè essi non degenerassero, creando per gli stessi spazi limitati di tolleranza. Fu a partire dal Settecento che la scienza stabilì un rapporto – che era invece indiretto – tra malattia psichica e masturbazione e in genere tra conservazione della libido e salute. Così ne discese un Ottocento orribilmente moralista, in cui le Chiese e le aule universitarie concordavano sulla pericolosità assoluta della masturbazione.
In epoca vittoriana, le donne non potevano andare a cavallo, se non con la sella di lato – o ,più tardi, non potevano pedalare in bicicletta perchè entrambe le attività potevano essere potenti stimolanti al desiderio sessuale. Già nell’Ottocento però i medici curavano l’isteria femminile prescrivendo alle pazienti l’uso regolare del dildo per evitare accumuli pulsionali.
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Disegno dell’Ottocento sul rapporto tra estasi e masturbazione femminile. L’opera è del pittore Rops

Dildo. L’etimologia è incerta; secondo alcuni deriverebbe dall’italiano “diletto”, ma probabilmente la matrice sta nell’inglese “dil doul” (pene eretto), un’espressione presente peraltro in una vecchia ballata statunitense del XVII secolo, intitolata The Maids Complaint for Want of a Dil Doul (“Il lamento delle fanciulle per difetto di un pene eretto”). La forte presenza di termini analoghi – ad esempio dill-cetriolo – nelle lingue gergali e popolari inglesi porta a ritenere che dildo sia divenuta una sorta di semplificazione internazionale del termine, plasmata poi dall’italiano.
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Nell’ambito dell’archeologia, numerosi sono stati i ritrovamenti di oggetti fallici, per i quali si può solo ipotizzare anche un uso pratico. Il dibattito è ancora aperto su alcuni manufatti in pietra e osso di forma fallica trovati alle Gorges d’Enfer, nella regione francese dell’Aquitania. Dildo, attrezzi da lavoro o feticci?
blankQuel che è certo è che i dildo erano utilizzati come stimolatori sessuali nell’antica Grecia, intagliati nel cuoio dai calzolai, e chiamati olisboi (al singolare olisbos). Nel mimo dello scrittore greco Eroda (III a.C.) due amiche conversano sull’oggetto in cuoio fabbricato da un calzolaio. Una curiosità: a partire dal Rinascimento, accanto agli strumenti in ceramica, furono realizzati dildo di vetro piuttosto spesso che, cavi all’interno, potevano essere riempiti di acqua calda e chiusi da un tappo.

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