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Luigi Lombardi –

Negli ultimi anni,
il catalogo del pittore
si è arricchito di decine
di opere inedite.
E le scoperte importanti
non mancano davvero.
Stile a colloquio
con Luciano Anelli

intervista di Chiara Seghezzi

Nella monografia del 2001 il periodo di maggiore attività di Lombardi era stato individuato negli anni 1878-1895: vi sono oggi nuove scoperte che possano confermare l’alta qualità dei dipinti collocabili in periodi diversi?

In questo decennio Bice Galbiati Grillo ed io abbiamo tenuto costantemente aggiornato il catalogo: siamo di fatto pronti per una nuova monografia, perché le 124 opere sicure raccolte nel 2001 devono essere integrate con decine di oli e acquerelli (firmati e non) inediti. Si veda, ad esempio, Interno di un bosco con due grandi massi. Le nuove acquisizioni riguardano tutti i periodi, ma ad essere meglio definiti sono gli ultimi trent’anni, che apparivano sino ad ora assai nebulosi.
Un dipinto importante, ritrovato, è Nel mio orto (1879), descritto in un articolo de La Sentinella bresciana del 1879. E’ il primo lavoro documentato di Lombardi, segnalato tra quelli a palazzo Bargnani nell’esposizione de L’Arte in Famiglia: un quadretto che nell’impiego inimitabile del verde è davvero “Lombardi, il sinfonista del colore”, secondo la definizione di Vicari.
Luigi è maestro della luce e del verde, e questa è una caratteristica di rilievo: è noto infatti che l’uso dei verdi sia sempre stato uno dei grandi problemi dei pittori (Gignous, amico di Lombardi, in punto di morte disse, guardando fuori dalla finestra e rivolgendosi ai diversi tipi di verde del paesaggio: “Adesso avete finito di farmi disperare…”).
Nelle vedute da noi raccolte, sono tipicamente lombardiani i tagli piuttosto circoscritti; il Nostro, infatti, cerca quasi sempre il microcosmo: un piccolo orto, l’angolo di una casa rustica, un cespuglio, un albero, solo raramente ampie porzioni di lago. In questi ultimi anni sono emersi anche quadri di interni e lavori commoventi, come una copia del dipinto Darfo vista dall’Oglio (1895 circa) eseguita in età avanzata, quando ormai la mano tremava.

Come si può definire il naturalismo di Lombardi e in che senso egli può essere considerato simbolista?
Ritengo che ben si adatti per Lombardi il concetto di “visione naturale” elaborato dall’inglese Clarke a proposito di una certa tipologia di paesaggio ottocentesco. Si tratta di un naturalismo formatosi dapprima negli ambienti della Scapigliatura e poi in quelli della Nuova Scuola milanese, movimento che si proponeva di rivoluzionare il “sentimento” del paesaggio tanto quanto la Scapigliatura si aggrappava ad una inedita interpretazione del ritratto. Il naturalismo di Luigi è alimentato poi dalla tarda scuola della macchia toscana, con cui egli entra in contatto nel corso dei soggiorni liguri (Due donne al lavatoio, 1885-90, e Borgo di pescatori, 1910).
Sul versante simbolista, colloco Lombardi nell’ambito del simbolismo cromatico definito da Rossana Bossaglia in relazione ad un filone di quadri milanesi. Luigi è simbolista più nell’uso del colore che nelle tematiche. L’opera Le mondine (1890) è da vero simbolista, ma il simbolismo deve essere recuperato nell’accostamento di tinte come l’azzurro-blu od il violetto-rosa-azzurro.

Quanti e quali stili possono essere individuati nella sua pittura?
In Lombardi si ritrovano tre stili, che talvolta egli combina da vero sinfonista; quattro se consideriamo quello dell’ultimo periodo, caratterizzato da un certo cromatismo ma da forme “disfatte” (anche per la mano poco ferma della vecchiaia).
Il primo stile è “aguzzo”, definito da Vicari “da papier collé”: pennellate triangolari danno l’impressione di piccoli ritagli ricomposti sulla tela. Il secondo è più fluido e “atmosferico”, ed è proprio della maturità. Il terzo, più maturo ancora, viene arricchito dal contatto con la scuola della macchia toscana e con i suoi tardi epigoni.

In ambito biografico vi sono state nuove scoperte?
Credo di aver dimostrato che egli fu vittima per tutta la vita di ricorrenti recrudescenze della tisi (di cui si ammalò anche Filippini, suo compagno di stanza a Milano). Mentre però Filippini restò nell’ambiente della Scapigliatura meneghina, Lombardi fu costretto ad abbandonare la città e a ritirarsi per lunghi periodi in alta montagna. La mancanza di notizie dirette in merito alla tisi è da spiegarsi con la consuetudine dell’epoca di non nominare un morbo maledetto, per cui non esistevano cure. Dalle fotografie e dai ritratti, tuttavia, non è difficile “diagnosticargli” tale patologia.
Questo elemento può aiutare a capire la ragione dei suoi periodi di inattività, che suppongo coincidessero con gli attacchi del male, i quali lo obbligavano ad autoesiliarsi a Darfo, in una realtà peraltro chiusa, ostile verso quell’artista socialisteggiante e filoanarchico. Così lo ricordava il pittore Favero: “Il bel vecchio, ancora vecchissimo discuteva e si accendeva a sostenere animatamente le proprie idee libertarie nella casa dei due Mozzoni”.
Lombardi a Darfo svolgeva l’attività di fotografo e possedeva un negozietto di spezie, caglio, sementi di baco da seta. Per i rifornimenti si recava a Brescia, dove aveva mantenuto le sue amicizie: la frequentazione di casa Mozzoni è confermata pure da un ritratto di Luigi eseguito da Tita nel 1935.
Nel centro camuno egli aveva due convinti estimatori: un prete, don Romolo Putelli (fondatore del locale museo, dove il sottoscritto ha individuato il capolavoro Natura morta con fiasca, una melagrana, cipolle e una pera, 1890-95 circa), e il farmacista Romagnolo. Il legame che aveva stretto in gioventù con Gignous durò fino all’epoca più tarda, ed è testimoniato dal dipinto Inverno in montagna con due donne che portano una gerla, firmato con entrambi i nomi: forse l’amico morì durante la sua realizzazione, e toccò a Lombardi concluderlo.

Sono emersi nuovi dati relativi al collezionismo?
In questi ultimi anni abbiamo individuato con precisione le famiglie che possedevano più quadri: sostanzialmente, la famiglia di Carlo Manziana e propaggini, Luigi Campini e parentela, e a Darfo la famiglia del già citato Romagnolo.

Esistono falsari di Lombardi?
Per esperienza personale posso affermare che ne esiste almeno uno, il quale imita dipinti noti, relativi al lago d’Iseo. Il fatto che vi siano dei falsari è comunque anche segno del grande apprezzamento di cui gode l’opera di Luigi Lombardi.



 

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[PDF] Luigi Lombardi

STILE Brescia 2010

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